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Nostalgia disco e atmosfere intimiste: i Grammy ci aiutano a fare il punto sul 2020 in musica

Redazione di Redazione, in Blog, del

Il 24 novembre sono state rese note le nomination ai Grammy Awards, da oltre 60 anni i più importanti premi della musica mondiale, che verranno assegnati a gennaio del 2021. Anche quest’anno, come sempre succede, non sono mancate le polemiche, vuoi per gli artisti esclusi, vuoi perché la musica presa in considerazione proviene nella sua quasi totalità dagli Stati Uniti. E molto spesso, per noi italiani, l’interesse per questo premio non va oltre la curiosità per il numero di nomination o di grammofoni dorati (le statuette che vengono assegnate) vinti da uno o dall’altro artista. La musica, però, rimane uno degli strumenti più immediati per relazionarci con gli altri anche quando l’interazione fisica viene inibita dalla necessità di mantenere una giusta distanza. Se si va oltre i numeri, quindi, le premiazioni come i Grammy, così come le liste specializzate con il “meglio” dell’anno, possono aiutarci a cogliere i segnali lasciati dagli artisti che sono riusciti a definire gli ultimi 12 mesi e a capire più di noi stessi.

Disco ed elettrop retrò, ma di qualità

Una delle tendenze musicali che si è imposta in questo 2020 è la nostalgia per gli anni ’80 e, in alcuni casi, ’90. Se la canzone dell’anno è sicuramente Blinding Lights di The Weeknd (grande escluso dalle nomination ai Grammy), il best seller in formato album è Future Nostalgia di Dua Lipa, che di nomination ne ha ottenute ben 6. Entrambi gli artisti si rifanno a sonorità tipiche dell’elettrop di oltre 30 anni fa: se il primo riprende il ritmo e il synth della celeberrima Take on me degli A-ha, la seconda costruisce un concept album dedicato alla musica che ha fatto ballare le ultime quattro o cinque generazioni, e che promette di fare lo stesso con le nuove. Concetto simile a quello di Lady Gaga, che con il suo Chromatica (nominato come miglior album dell’anno), porta l’ascoltatore in viaggio verso un pianeta dove la felicità è rappresentata dalle sonorità house anni ’90 che infarciscono il disco.

Nulla di nuovo, per la verità: il mondo dell’intrattenimento ha sempre guardato al passato e si dice che le tendenze si ripetano ogni 20 anni. Ma l’estetica anni ’80 è quella che da trent’anni, con i suoi colori fluo e il suo immaginario inconfondibile, continua a influenzare non solo il mondo della musica: in TV, la serie Netflix Stranger Things ha superato con grande successo la boa della terza stagione; tra i videogame, Cyberpunk 2077, appena uscito, si prepara a diventare un blockbuster, mentre nel campo dellintrattenimento online la piattaforma Betway offre diverse slot di ispirazione retrò, come Electric Avenue, Attack on retro e Aurora Beast Hunter. Quello che stupisce è come anche la critica abbia cominciato a sdoganare un intero decennio a lungo frainteso e denigrato come eccessivo e futile e che oggi continua a imporsi, grazie al suo immaginario, come un rifugio familiare per vincere la paura, un’epoca definita anche dalle discoteche e dalla vita notturna che viene rievocata con piacere, quasi idealizzata.


Non solo dance ma anche pop e folk intimisti


Secondo la lista dell’aggregatore di recensioni Metacritic, però, il miglior album dell’anno è Fetch the Bolt Cutters di Fiona Apple (3 nomination ai Grammy), un progetto concepito in solitudine e prodotto solo in minima parte in studio con dei musicisti. In esso, la Apple si apre a riflessioni sull’amore, l’equilibrio mentale e la forza che risiede in ogni donna, musicando il tutto con l’ausilio di rumori di ambiente e strumenti inusuali come il Mellotron o una farfalla metallica. Similmente, Taylor Swift ha deliziato critica e pubblico con il suo surprise record intitolato Folklore (5 nomination), ricco di ballate sinuose scritte al piano e alla chitarra, in cui la giovane artista sfrutta l’inaspettato tempo libero concessole per riscoprire le proprie radici musicali e naturali, che affondano nel folk americano e in un immaginario romantico e rurale fatto di cottage e foreste. Il 2020 ha visto anche il ritorno di due mostri sacri: Bob Dylan, che del folk americano è il re, ci ha regalato un nuovo capolavoro con Rough and Rowdy Ways (numero 2 nella lista dell’anno di Metatric), mentre Paul McCartney è ritornato con McCartney III, un altro disco concepito in solitudine e dalla produzione minimale e acustica.

Tanta nostalgia quindi in questo 2020 musicale ormai alle porte, ma non tristezza. La necessità di riscoprire le proprie radici in tempi di restrizioni si riflette anche nella musica. Che ci aiuti a ballare o a riflettere poco cambia: quando riesce ad essere specchio dei tempi, essa si eleva ad arte.

Redazione

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