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Il “Marco Polo” di Gianluca Barbera

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Gianluca Barbera nasce a Reggio Emilia il 15 febbraio 1965. Ha cominciato a lavorare in ambito editoriale nel 1995, prima alla Logos Edizioni, poi alla Alpha Test e nel 2000 è stato tra gli ideatori di Sironi Editore. In seguito, ha fondato e diretto fino al 2015 la casa editrice Barbera Editore, per poi costituire Melville edizioni nell’ottobre dello stesso anno. Dal 2016 è direttore editoriale di Edizioni Theoria.

Nel 2018 ha pubblicato “Magellano”, romanzo che ha riscosso un successo di pubblico e di critica e che racconta la storia della prima circumnavigazione del globo. Con questo romanzo Barbera si è aggiudicato diversi premi ed è stato inoltre candidato al Premio Strega.

Dal 2014 collabora alle pagine culturali del “Giornale” e i suoi articoli sono apparsi anche su La Lettura (“Corriere della Sera”) e su “Il Resto del Carlino”.

A partire dal 30 maggio è possibile trovare in libreria il suo nuovo romanzo “Marco Polo” (Castelvecchi).

1) “Marco Polo” non è il suo primo romanzo che ha protagonista un personaggio storico. Come mai ha scelto di scrivere proprio di Marco Polo dopo Magellano?

Mi piace rielaborare miti, reinventarli. Sono attratto da ciò che dura, resiste. L’effimero non fa per me. E nemmeno le mode. Io vado oltre.

I miei non sono romanzi rivolti al passato. Al contrario. In Magellano era centrale il tema del tradimento. In Marco Polo vera protagonista è l’arte del raccontare. Il potere della parola, dunque. Il confine – labile – tra vero e falso. Qualcuno può sostenere che non siano temi attuali e che non lo saranno tra cento o mille anni?

2) In molti hanno scritto di Marco Polo. Lei come si è differenziato dagli altri autori? Com’è il suo Marco Polo?

Scrivere un romanzo significa inventare un mondo. E dunque il mio Marco Polo non ha niente a che fare con Le città invisibili di Calvino o con Marco Polo di Maria Bellonci, per fare due esempi illustri. Sono universi paralleli, che non si toccano. Nel mio Marco Polo la voce narrante pare appartenere allo stesso Marco. Ma più in là si comprende che non è più un singolo punto di vista a essere in gioco, ma l’eternità della sua storia, del suo mito: “Chi può dire cosa è vero e cosa è falso. Io meno di tutti; perché ciò che importa è la storia: e quella deve durare in eterno”.

3) Come si è preparato e documentato per scrivere questo romanzo?

Ho letto tutto ciò che ho trovato, non solo su Marco Polo ma anche sui viaggiatori dal medioevo in poi. Un percorso che avevo già iniziato con Magellano, e prima ancora per mio diletto. Il mio Marco Polo ha maggiori affinità con Le mille e una notte che con Il Milione. Tra i libri che maggiormente mi hanno ispirato c’è I viaggi di sir John Mandeville, un libro quasi coevo al Milione che rivaleggiò con lui quanto a popolarità.

4) Il suo Marco Polo girovaga per le corti d’Europa e racconta le sue gesta e le cose memorabili che ha visto in Oriente, mischiando molto spesso realtà e fantasia. Marco Polo è il narratore della storia, quindi sarà un narratore inaffidabile?

Si narra sempre da un punto di vista individuale e dunque ogni narrazione è faziosa, inaffidabile. Inevitabilmente si corre il rischio di mescolare l’invenzione con la realtà, di mitizzare, a volte anche in chiave propagandistica. Ma è parte del suo fascino. Credo sia impossibile raccontare una storia in modo neutro, finché a farlo sarà un soggetto. Solo un dio, forse, potrebbe fornirci una versione imparziale dei fatti, anche se non saprei dire come.

5) Marco Polo è un personaggio storico, ma possiamo trovare qualche tema legato all’attualità nel romanzo o è solo volto al passato?

Non è nel mio stile occuparmi della realtà spicciola. A me interessano le grandi questioni irrisolte: l’uomo, il mondo, il trascendente. Di quello continuo a occuparmi in tutti i miei libri. A me pare siano i romanzi che si occupano dell’oggi a essere rivolti al passato: nel senso che il giorno dopo sono già vecchi.

6) Da dove è partito questo suo interesse per i grandi viaggiatori e avventurieri?

Il primo libro che ho letto in vita mia è stato Barra tutta a dritta di Gianni Caratelli. Racconta le avventure di uno studente che si imbarca come mozzo per un viaggio intorno al mondo. Come vedi, un segno del destino.

7) Se fosse stato un avventuriero del passato, dove le sarebbe piaciuto andare? Sarebbe partito per qualche missione alla scoperta di nuove culture e civiltà?

Da ragazzino ero solito importunare gli amici con questa domanda: se avessi a disposizione una macchina del tempo e potessi sfruttarla per un solo viaggio, voleresti nel passato o nel futuro? Io non ho mai avuto dubbi: viaggerei nel futuro. Come vedi, sono tutt’altro che passatista. E i miei romanzi sono quanto mai rivolti al futuro; al passato solo in apparenza, in superficie.

8) Si rivede in qualche personaggio del suo romanzo o ha tratto qualche ispirazione dalla sua vita per scriverlo?

Per tratteggiare la figura di Magellano mi sono ispirato a un mio ex datore di lavoro, persona che ho detestato ma al quale riconoscevo una certa qual grandezza. Del Cano, la voce narrante, c’est moi. Quanto a Marco Polo, mi sono ispirato a un amico di cui non faccio il nome.

9) Perché un lettore dovrebbe scegliere il suo libro?

Si guardi attorno: le pare di vedere altri che scrivono libri come i miei? Se non li ha ancora letti, forse le sembrerà di sì. Ma, una volta che li avrà letti, quanto affermo le risulterà di una evidenza palmare. Come scrittore, sono un frequentatore di terre vergini o quasi.

10) Ha qualche idea per un nuovo romanzo? Magari un altro personaggio storico?

Sto ultimando una raccolta di racconti dedicati ai grandi viaggiatori della storia. Il viaggio continua.

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Redazione Milano


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