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Ebook: perchè non si diffonde?

di Redazione, in Media, del

Gli ebook in Italia si sono diffusi in maniera significativa dal 2010, quando Amazon è entrato nel nostro mercato con il lancio dell’E-reader Kindle facendo uscire l’ebook dallo stato di marginalità commerciale, mentre la diffusione di tablet e smartphone con schermi grandi e di buona risoluzione, ha incrementato la capacità di fornire un buon ambiente di lettura di testi digitali. Tuttavia, il mercato degli ebook non è cresciuto proporzionalmente.

I quattro milioni di lettori “forti” in Italia non sono ancora passati al libro digitale: alcuni leggono anche in digitale ma la grande maggioranza continua a preferire il formato cartaceo salvo per riviste e giornali. Gli altri cittadini che hanno un rapporto meno frequente o perfino inesistente con i libri non sono stati conquistati dall’ebook.

Né la tecnologia diffusa, né l’iva agevolata possono creare lettori dal nulla, nell’assenza di politiche efficaci di promozione della lettura.

Con la campagna #unlibroèunlibro si afferma che La discriminazione dei libri digitali si riflette sullo sviluppo culturale del nostro Paese: l’IVA di un libro di carta è al 4 per cento e quella di un ebook è al 22“. Lanciata per mobilitare il pubblico dei social network, contro quel diverso trattamento fiscale, dall’Associazione italiana editori ha raggiunto un pieno successo già il 19 novembre, data in cui il ministro Franceschini annunciava la presentazione dell’emendamento per diminuire l’IVA degli ebook al 4%, poi approvato.
L’Iva agevolata è un riconoscimento del valore culturale del libro e per questo è criticata per due ragioni: da una parte si lamenta il declino degli standard dell’editoria italiana; dall’altra non si comprende il motivo per cui i libri cartacei meritino l’IVA agevolata mentre musica ed ebook, sono soggetti a un’IVA del 22%.

In conclusione, occorre soffermarsi sul tema dei diritti del lettore digitale: oggi la gran parte dei libri elettronici è “bloccata” da dispositivi di protezione dalla copia (digital rights management, drm) che impediscono al legittimo proprietario di fruire del suo ebook liberamente su diverse piattaforme e dispositivi in quanto non si compra un bene digitale, l’ebook, ma un servizio oggetto di licenza d’uso.
Su questi temi si inizia a porre una maggiore attenzione anche in Italia; la crescente consapevolezza del “cliente” potrà costituire un fattore determinante ad esempio in tema di sistemi di protezione drm che impediscono la “trasportabilità” degli ebook, i quali cominciano a scontrarsi con lettori digitali che richiedono e preferiscono ebook marcati digitalmente in forma più leggera (il c.d. socialdrm).
Per l’Europa rimane il problema ideologico: gli ebook sono equiparati ai beni e servizi digitali e per questo motivo hanno una tassazione superiore: una tassazione differente costituirebbe un aiuto statale illecito al settore. Un’ulteriore problematica è rappresentata dalla transnazionalità dei negozi digitali che vendono gli ebook: Amazon ad esempio ha sede in Lussemburgo e mentre ora l’Iva è calcolata in base alla nazione in cui il libro viene venduto, dal 2015 sarà calcolata in base al Paese dell’acquirente.
Realizzare una maggiore tutela dei lettori digitali è la strada maestra per sostenere, in fatto e in diritto, che #unlibroèunlibro.

Redazione

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