Art in Pills e Storiuncole: Liliana Segre a Brescia

di Viviana Filippini, in Blog, del 27 Ott 2019, 17:00

La senatrice Segre a Brescia: «L’unica medicina contro l’odio è l’amore»

L’Associazione Montessori le assegna il premio «Donne Straordinarie» per il 2019

A volte nella vita ci sono persone che per quello che fanno, per quello che dicono, lasciano un segno indelebile e straordinario nelle vita degli altri. Quando le incontri da vicino, ti senti piccola piccola davanti a loro, perché sono la forza e la tenacia che emergono dal loro raccontare che ti fa capire quanto è stato fatto, e quanto è importante continuare a farlo, per provare a cambiare in meglio le cose.

Riconoscimento

Una di queste persone, Liliana Segre, una degli ultimi sopravvissuti ad Auschwitz e senatrice a vita, il 24 ottobre è stata a Brescia, dove ha ricevuto il premio «Donne Straordinarie», dall’Associazione Montessori (promotrice dell’evento giunto alla V edizione), alla presenza del sindaco Emilio Del Bono e dell’assessore alle Pari opportunità Roberta Morelli. Per Liliana Segre è stata una grande emozione ricevere il riconoscimento a Brescia. Un premio che le ha fatto ricordare subito l’amato papà: «Mio papà aveva fatto il militare a Brescia, ed è un onore e un’emozione forte per me ritirare il premio nella città conosciuta come Leonessa d’Italia», ed è sempre al padre (purtroppo scomparso ad Auschwitz) e al suo affetto, che la Segre ha pensato quando il Presidente Mattarella le ha comunicato di essere stata nominata senatrice a vita.

Espulsa

Liliana Segre, con la sua voce decisa e calma, ha ricordato la telefonata in cui il Presidente della Repubblica le domandava le sue impressioni sulla sua nomina a senatrice e poi si è concentrata su quella parola –espulsa-, che sta con lei da quando era bambina, dal 1938, anno delle leggi razziali. «A 88 anni una persona può essere la stessa che era quando ne aveva 8 di anni. Io sono diventata adulta, ma sono sempre quella bambina di 8 anni, che per la sola colpa di essere nata ebrea venne espulsa da scuola. Non avevo fatto nulla di male, ma mi mandarono via da tutti. Quella bambina espulsa è diventata una donna e una dei pochi sopravvissuti ad Auschwitz».

La forza dell’amore

Dopo la liberazione dal campo di concentramento, per la Segre è stato fondamentale, quando aveva 18 anni, l’incontro, con il marito. Il suo amore, quello dei tre figli e dei nipoti, sono gli affetti che l’hanno curata nel tempo, e l’affetto che lei ricevette dal padre è stato quell’elemento che le ha permesso di diventare una donna di Pace, affermando che: «L’unica medicina contro l’odio è l’amore».

Raccontare e condividere

Liliana Segre ha anche evidenziato il fatto che per 45 anni della sua vita non ha mai raccontato a nessuno quello che le era accaduto, ma la scintilla e il bisogno di narrare è scattato quando è diventata nonna: «Quando sono nati i miei nipoti ho trovato la forza per raccontare la morte di 6milioni di persone che avevano, e hanno il diritto di essere ricordate. Ricordare quel passato di dolore, di solitudine, di fame, di paura non è stato facile, ma grazie all’amore dei miei cari ho deciso di parlarne e sono 30 anni che racconto Auschwitz, senza usare mai le parole odio e vendetta».

Combattere l’indifferenza

Liliana Segre ha toccato i cuori dei presenti lasciando parole importanti per gli adulti, per i ragazzi e i bambini presenti all’incontro: «Dentro di me non perdono e non dimentico, ma stendo sempre la mano verso gli altri. Ricordo di aver visto bambini di tre anni andare verso la camera a gas e se penso alle situazioni dei migranti di oggi, posso affermare che sono contesti diversi, difficili da paragonare. Certo è che sono situazioni accomunate da una profonda indifferenza. L’indifferenza fa male, sconvolge il mondo di ieri e di oggi e nessuno la considera. L’indifferenza è enorme e io mi batto come donna, come mamma e come nonna contro di essa. L’indifferenza è qualcosa che uccide e l’indifferenza e l’odio li ho vissuti sulla mia pelle e per tale ragione cerco di contrastare, anche come senatrice, quei discorsi d’odio che possono dare vita, purtroppo ai fatti».

La Memoria rende Liberi, Enrico Mentana e Liliana Segre (best BUR)

Lettura consigliata: La memoria rende liberi

Non molto tempo fa ho letto il libro di Liliana Segre – La memoria rende liberi– scritto con Enrico Mentana. Ecco in quel volume, dove la Segre racconta l’infanzia senza madre, le leggi razziali, la deportazione ad Auschwitz, la perdita del padre, il ritorno a casa e la ripresa della vita, c’è la volontà di fare memoria e di tramandare alle generazioni del domani porzioni di vita per ricordare chi non c’è più. Leggere quel libro, come altri testi di sopravvissuti, ascoltare le voci (sempre meno numerosi purtroppo) di chi è uscito dai campi è importante per fare memoria delle loro storie di vita, per condividerle e per evitare che l’indifferenza e l’odio prendano il sopravvento. (viviaf)