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Intervista ad Angelo Giordano, regista del cortometraggio STAIRS

Redazione di Redazione, in Interviste, Letteratura, del

Intervista ad Angelo Giordano, 18enne regista di STAIRS.

In che modo la trilogia di Carlos Ruiz Zafon “L’ombra del vento” ha influenzato la sua visione del concetto di Tempo?

1) Più che influenzato mi hanno colpito alcune considerazioni che fa l’autore riguardo al tempo e alla vita, in particolare quella che ho inserito nel corto, che rappresenta il modo in cui tutti noi lasciamo scorrere il tempo con troppa indifferenza.

Come mai nel corto ha personificato il tempo in vari personaggi?

2) L’unico personaggio con cui ho personificato il tempo è l’uomo orologio, gli altri sono solo causa e conseguenza di alcuni effetti del tempo.

Secondo lei al giorno d’oggi c’è modo di evitare l’alienazione con la vita frenetica che viviamo?

3) Secondo me oggi tutti noi siamo in modo più o meno grave vittime del tempo.

Questo corto vuole essere un’indagine o una denuncia di questa realtà contemporanea?

4) Non è ne l’uno ne l’altro. Stairs è solo un’amara considerazione personale.

A livello figurativo come mai ha relazionato le scale con lo scorrere del tempo? Pensava alla follia delle scale della “Relatività” di M.C. Escher?

5) No, per me le scale simboleggiano il corso della vita e del tempo, infatti il protagonista non prova mai a percorrerle nel senso inverso.

Invece al livello narrativo, poiché il suicidio non è conclusivo, lo ha usato metaforicamente come passaggio per arrivare alla tela finale (Quiete)?

6) Il suicidio è l’ultimo tentativo di fuga del protagonista prima di rendersi conto che non esiste una via d’uscita.

Il finale vuole rappresentare la rassegnazione contemporanea nel confronti del tempo e della vita più nello specifico?

7) Sì, certamente si può parlare di rassegnazione, ma in questo caso non è una scelta consapevole. Infatti il protagonista sembra non accorgersi di aver fallito nel suo tentativo di riappropriarsi della sua vita e dei suoi affetti.

Redazione

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