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Intervista a Stefano Andrini. #PukaPuka: il vero volto della rete

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Stefano Andrini, romagnolo di nascita e bolognese d’adozione, per sopravvivere al grande freddo le ha provate tutte: dj, libraio, giornalista. Scrive tre romanzi fantasy, pubblica “I segreti della cucina dell’Emilia Romagna” (Giubilei Regnani) che ha fatto il giro del mondo, debutta in teatro con “La Divina Cucina”. E oggi la nuova avventura con il suo alter ego Alessandro Di Leva “#PukaPuka. Il vero volto della rete” dal 30 aprile in libreria.

1)“#PukaPuka. Il vero volto della rete” è un titolo estremamente interessante. Come mai ha scelto proprio questo titolo? Cosa significa “#PukaPuka”?

Fin dal primo romanzo ho scelto per i miei titoli la lingua maori perché è suggestiva, efficace, evocativa della storia che si vuol raccontare. In questo contesto Puka significa “faccialibro” e in senso traslato diventa la metafora del più importante strumento social. Racconta le luci e le ombre del nuovo villaggio globale senza ipocriti moralismi: con l’obiettivo di indicare che la rete, come il re della favola, è nuda o almeno non troppo vestita.

2)Com’è nata l’idea di questo romanzo?

Siamo tutti, chi più chi meno, servi della gleba. Al servizio di un tiranno che non si chiama più feudatario e non abita più in un castello. Il nuovo padrone del mondo è un misterioso algoritmo, apparentemente senza volto, che entra a gamba a tesa nella nostra vita quotidiana, suggerendo per chi votare, stimolando bisogni non reali, favorendo discussioni sul sesso degli angeli, censurando i nudi della Cappella Sistina, bloccando pacifici cultori della storia romana (come il mio compagno di viaggio in questa avventura) con l’esilarante accusa di istigazione alla violenza e all’odio razziale solo perché nel profilo hanno scelto l’ immagine dell’armatura originale di un legionario. E proprio da questo incidente di percorso, realmente accaduto al mio socio, che un giorno ci siamo sentiti via WhatsApp e abbiamo deciso di scrivere un libro a quattro mani. Al centro del quale c’è un’avventura epica, divertente e a tratti dissacrante. Per dire cosa? Che la persona o i gruppi di persone sono più forti degli algoritmi. Di più: che questi misteriosi motori all’opera per creare un pensiero unico spesso e volentieri finiscono, per la loro intrinseca fragilità; sul set di “Scherzi a parte”.

3)Di che genere di romanzo si tratta? “#PukaPuka” è stato definito più di un fantasy, più di un giallo e più di un romanzo rosa. Cosa dobbiamo aspettarci?

Il romanzo che vi accingete a leggere è un’opera di fantasia, ma non nel senso che spesso si dà a questo tipo di narrativa, cioè un’evasione dalla realtà, ma un modo diverso di leggere la realtà. Ben presto, col passare delle pagine, il lettore si accorgerà che i riferimenti alla realtà sono ovunque. Riconoscerà, celati ma non troppo da pseudonimi leggeri come veli di seta, i protagonisti della politica italiana, e non solo. I due autori raccontano un mondo reale che guardano con occhi magari un po’ strampalati, come i cosiddetti “pazzi di Chesterton”. In fondo, Di Leva e io, siamo convinti che la fantasia sia un’invenzione della realtà.

4)Com’è stato scrivere questo romanzo insieme ad Alessandro Di Leva? Ci sono state difficoltà o è andato tutto liscio come l’olio?

Il libro nasce da una forte amicizia tra gli autori e da un comune ricorso all’ironia come strumento indispensabile per sopravvivere all’insostenibile pesantezza del vivere quotidiano. In questa prospettiva abbiamo addirittura coniato il brand del primo romanzo al mondo scritto a due mani e a due piedi Come facevano una volta i grandi della letteratura nell’arco di due mesi abbiamo terminato il romanzo scrivendo un capitolo al giorno all’interno di un gruppo chiuso di Facebook. Ci siamo divertiti e anche presi in giro come le nostre pagine confermano ampiamente. Pensate solo che il romanzo ha un doppio finale: uno preparato da me e l’altro da Di Leva che abbiamo postato in contemporanea per evitare di essere reciprocamente condizionati.

5)I due protagonisti del romanzo hanno i vostri stessi nomi. È una coincidenza o c’è sotto qualcosa?

La foglia di fico della fantasia fatica a nascondere un dato di fatto. La scelta dei nomi non è casuale. Perché il romanzo parte proprio da due eroi per caso, noi, che nella rete hanno il loro ultimo domicilio conosciuto. Parafrasando una celebre frase del Re Sole potremmo dire che “la Rete siamo noi”.

6)Il mondo di internet e dei social media è un tema molto vasto e molto attuale. Come si è rapportato a questo tema?

Con curiosità e senso delle proporzioni. Internet è una dimensione molto importante: non so se, come la celebre telefonata, allunga la vita ma in molti casi la migliora. Eppure, non corrisponde fino in fondo alla nostra natura di uomini e donne. Faccio un esempio: se con i miei amici mangio un gelato nella piazza del mio paese non ho bisogno di chiedere consigli sulle gelaterie alla rete. Sono io il protagonista della storia e se il gelato non mi piace cambio. La Rete è una grande incompiuta: milioni di consigli, ma alla fine non sappiamo mai se quel gelato sia buono o no.

7)All’interno del romanzo avviene una guerra contro “sua maestà l’algoritmo”. La Rete è l’antagonista di questa storia?

No, il vero bersaglio sono i piccoli uomini che la usano per i loro interessi, politici, economici, culturali. Il libro racconta una guerra per il potere: e mette alla berlina, come un Bertoldo 2.0, i piedi d’argilla dei potenti di turno. Perché il potere, diversamente dai diamanti, non è per sempre

8)Qual è il suo rapporto con la Rete e con i social media?

Ci vivo almeno 8 ore al giorno e per altrettanto tempo cerco di schivare le trappole del campo minato. Di una cosa sono certo: per dirla con Nanni Moretti “il dibattito, soprattutto quello virtuale, non mi affascina”.

9)Perché un lettore dovrebbe scegliere il vostro libro?

Perché una storia che si legge tutta d’un fiato. Convivono un divertimento non stupido e una riflessione non noiosa. Perché racconta storie della porta accanto. E soprattutto perché ai matti si dà sempre ragione. E gli autori di questo libro poco o tanto lo sono.

10)Ha qualche idea per un nuovo romanzo? Magari un’altra collaborazione con Di Leva?

Progettare un’altra collaborazione con Di Leva è possibile, ma non si può progettare. È come l’imprevisto di Montale. Per quanto mi riguarda, mi piacerebbe scrivere una sorta di Guerra e Pace dei nostri tempi. Con protagonisti gli eroi (ma lo sono davvero?) dei grandi fratelli e dei grandi talk.

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