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Alatri, asfalto sui sanpietrini del centro storico: la Soprintendenza intervenga

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Arte, del

Sebbene pure la morte e il rispetto per il dolore siano diventate ormai oggetto di spettacolarizzazione, saranno ancora in molti a ricordare il brutale omicidio di Emanuele Morganti, il 20enne di Tecchiena di Alatro ucciso brutalmente a calci e pugni dal branco, davanti agli occhi disperati dei suoi amici e della sua fidanzata. Il pestaggio del giovane avvenne lo scorso 26 maggio all’esterno di un locale notturno in Piazza Regina Margherita, in pieno centro storico, a due passi dal municipio del comune ciociaro (30mila abitanti). Per oltre una settimana la tragedia è finita sotto i riflettori mediatici di tutta Italia, con decine e decine di reporter che nelle ore immediatamente successive all’uccisione si sono catapultate ad Alatri alla ricerca di notizie, spesso frammentarie e prive di qualsiasi fondamento, da riportare su tv e quotidiani nazionali. Spenti i riflettori, Alatri è finita nel dimenticatoio, così come i suoi cittadini, brutalizzati da pesanti accuse di omertà, e così come il dolore della famiglia Morganti.

A proposito. Per chi avesse perso qualche episodio della telenovela, ecco un veloce ragguaglio: dopo due mesi di indagini le persone indagate per l’omicidio sono otto. Tre sono in carcere, altri cinque indagati a piede libero. Ancora nemmeno l’ombra di un processo, nemmeno l’ombra di un’arma del delitto e nemmeno l’ombra di un movente. Di più, c’è pure chi ha pensato bene di approfittare del dolore di una cittadina intera per compiere atti di sciacallaggio. Come? Bussando alle porte delle abitazioni chiedendo offerte per iniziative in memoria di Emanuele, ovviamente inventate.

La parentesi più interessante però è un’altra. Il sindaco di Alatri, Giuseppe Morini, è finito in tutti i principali talk show d’Italia per difendere la realtà del paese di cui è primo cittadino, incappando in non poche contraddizioni. Primo: la piazza in cui è stato assassinato il ragazzo è completamente buia e dotata di un sistema di videosorveglianza, sbandierato dal sindaco come utile alla ricostruzione dei fatti ma rivelatosi inattivo per mancanza di risorse. Secondo: rilasciare ordinanze la settimana dopo l’omicidio per limitare l’afflusso di persone nel centro storico e le iniziative “folkloristiche” da parte degli esercizi commerciali.

Ora, a due mesi dalla tragedia, il colpo di genio. Un manto di asfalto finanziato con risorse evidentemente tornate a disposizione all’improvviso per coprire nientemeno che i vicoli del centro storico della città, coprendo completamente la pavimentazione in sanpietrini di tradizione secolare. A che scopo? Nessuno lo sa. Qualche membro dell’amministrazione comunale ci spiegherà di certo che le risorse destinate per il miglioramento della viabilità siano vincolate a tal scopo e quindi impossibili da spendere per il potenziamento degli apparati di sicurezza. Forse. Ma il fatto resta. A quale geniale mente si deve il capolavoro di bellezza?

Per chi non avesse avuto modo di andare oltre la cronaca nera, basti sapere che la città di Alatri è dotata di un patrimonio artistico e culturale inestimabile, che non ha eguali in Italia. Le mura poste attorno alla città, denominate ciclopiche poiché solo dei Ciclopi, nel lontano I secolo a.C avrebbero potuto sollevare dei massi di tale imponenza, sono lunghe oltre due chilometri e quasi integralmente conservate, caratterizzandosi per il perfetto innesto delle strutture murarie su un ambiente naturale impervio e caotico. Un patrimonio dell’umanità, oltre alle altre attrazioni del borgo romano e medievale. Ma a quanto pare il sindaco e la sua giunta hanno ritenuto il catrame più funzionale per l’esaltazione di un patrimonio del genere e la “Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti” che però ha sede a Roma, non dev’essersi accorta di nulla.

Nel frattempo, a 30 metri dal municipio, un ragazzo viene ucciso di botte, ma le risorse per accendere due telecamere non si trovano.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Caporedattore del sito Ciaocinema.it dal 2011 al 2013 e direttore editoriale del sito letterario Scrivendovolo.com, da febbraio 2015 è collaboratore del quotidiano Libero, oltre a scrivere per diversi giornali e siti internet come La Voce di Romagna e Sporteconomy.it. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e, sempre per Historica, l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana”, scritto in collaborazione con MariaGiovanna Luini e Francesco Giubilei. Assieme a Francesco Giubilei, per Giubilei Regnani Editore, ha scritto il pamphlet "La rinascita della cultura". Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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