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La nonviolenza di Danilo Dolci raccontata in una graphic novel

Redazione di Redazione, in Interviste, Letteratura, del

danilo dolci

È uscito in libreria lo scorso 12 novembre il fumetto Danilo Dolci. Verso un mondo nuovo, mediterraneo, edito da BeccoGiallo, scritto da Alessio Surian e Diego di Masi, che hanno gia pubblicato un libro su Mario Lodi con la stessa casa editrice, e disegnato da Emiliano e Lorenzo Martino, giovani fratelli messinesi che da anni realizzano insieme illustrazioni e progetti grafici. Qui ci raccontano il loro primo lavoro da fumettisti.

Forse chiunque non si occupi di fumetti, sfogliandone uno, non può che chiedersi in che modo nasca nella mente del fumettista. Come viene pensato e creato un fumetto? Voi realizzate prima degli abbozzi che poi ridefinite e perfezionate?

Si comincia con lo scrivere un soggetto e poi una sceneggiatura vera e propria. Sulla base di questa si cominciano a progettare gli storyboard, ovvero una sorta di bozza delle tavole, sulla base delle quali si disegnano e inchiostrano poi le tavole definitive. Infine si aggiungono il colore e i testi, nel nostro caso con l’uso del computer. Questo processo non è necessariamente così rigido e ognuno lo adatta al proprio modo di fare.

A quanto pare, avete chiamato il vostro duo artistico con il nome “Mene Gravidica”. Collaborate da sempre insieme o avete anche realizzato lavori individuali, senza il contributo fraterno?

Abbiamo anche realizzato dei lavori individuali, ma di solito preferiamo lavorare insieme. Anche tuttora stiamo lavorando ad alcuni piccoli progetti individualmente, ma comunque anche su questi ci confrontiamo e ci diamo una mano spesso.

Visitando il vostro sito su Behance, ho notato che avete realizzato anche diverse copertine di album musicali. E quella dell’album Grattacieli – Ground Zero mi è piaciuta particolarmente. Vi appassiona di più questo tipo di lavoro o preferite realizzare i vostri disegni per raccontare una storia, come nel caso di questo libro su Danilo Dolci?

Ci piace lavorare a progetti di tipo differente, ognuno è interessante in maniera diversa e ognuno può darti qualcosa di diverso in termini di crescita professionale. Le copertine degli album sono interessanti perché sono un lavoro di sintesi: una sola immagine deve raccontare tutte le atmosfere, i concetti e le suggestioni della musica contenuta nel disco.

Molti vostri coetanei vi invidierebbero perché state lavorando per una casa editrice celebre, tra le più note in Italia per pubblicazioni di fumetti. Potreste rivelarci che percorso avete compiuto fino a ottenere questa pubblicazione da BeccoGiallo?

Diciamo che in questo caso siamo stati aiutati dalla fortuna: uno degli sceneggiatori era una nostra vecchia conoscenza ed è stato lui ad invitarci a lavorare ai disegni di questo progetto su Dolci. Si tratta del nostro primo lavoro ad un fumetto.

Conosciamo BeccoGiallo per le sue pubblicazioni di testi e fumetti d’impegno civile e infatti non è un caso che la casa editrice si presenti sul proprio sito web con queste parole: reading books may cause indignation. Siete d’accordo col dire che questo tipo di arte ha il potere di scuotere le coscienze, creare indignazione ed essere d’impatto?

Ogni segno è portatore di significati volontari e non. Il fumetto non è da meno.

Questo libro vede la collaborazione tra voi due e gli scrittori Alessio Surian e Diego di Masi. Il fumetto è forse l’unica forma d’arte che, insieme al cinema, prevede la compresenza di parole e immagini, e la sua particolarità sta proprio nell’integrazione di questi due codici. Ma immagino non sia per niente facile realizzare un’opera di “letteratura disegnata”, come l’ha definita Hugo Pratt, soprattutto se c’è una collaborazione tra vari artisti. Come avete svolto il lavoro insieme ai due autori? Sono i vostri disegni che devono aderire alle loro parole o viceversa?

I nostri disegni si basano sulla sceneggiatura scritta da Diego e Alessio, tuttavia abbiamo avuto un certo margine di libertà per quanto riguarda le soluzioni grafiche e la composizione narrativa di alcune scene. Abbiamo lavorato sviluppando un episodio per volta man mano che venivano scritti e confrontandoci con gli scrittori in corso d’opera e poi a lavoro finito, per eventuali miglioramenti o cambiamenti.

Due settimane fa eravate presenti al Lucca Comics & Games 2015 per presentare il fumetto biografico su Danilo Dolci. Vi siete sentiti a vostro agio a un evento a cui partecipavano artisti del calibro di Zerocalcare, Leo Ortolani, Claudio Castellini e Tuono Pettinato, solo per dirne alcuni?

Sì, è stata una bellissima esperienza. La BeccoGiallo ci ha fatto sentire a nostro agio da subito.

A proposito… C’è qualche fumettista al quale vi ispirate per i vostri disegni? Mi viene in mente anche Gipi, oltre a quelli citati prima, che sono forse alcuni dei fumettisti più conosciuti e apprezzati dai giovani italiani. Vi sentite in qualche misura influenzati dal loro lavoro?

Per quanto riguarda il fumetto su Dolci, ci siamo un po’ ispirati allo stile di Sergio Toppi. In generale non siamo dei grandissimi lettori di fumetti, e le nostre fonti di ispirazione sono più che altro le arti visive in generale. Spesso ci ispiriamo alla storia dell’arte, chiaramente ed inevitabilmente rielaborando il tutto secondo il nostro gusto da figli della cultura occidentale del XXI secolo.

Come mai avete deciso di raccontare la vicenda di Danilo Dolci, scrittore, sociologo, attivista nonviolento, chiamato “il Gandhi della Sicilia”? Si tratta di una figura importante, spesso anche temuta e ritenuta scomoda, della nostra storia nazionale. Durante la documentazione e la realizzazione del lavoro ha influito in qualche modo il vostro essere siciliani e quindi la vostra appartenenza a quel mondo che Dolci ha vissuto, raccontato e cercato di cambiare?

La scelta di raccontare la storia di Dolci non è stata nostra, ma della casa editrice e degli scrittori. Chiaramente il nostro essere siciliani ha in qualche modo influito sulla realizzazione dei disegni, ma crediamo più come suggestione mitologica legata al nostro luogo d’origine che nel concreto. Veniamo da una realtà abbastanza diversa da quella raccontata nel fumetto, conoscevamo molto
poco la Sicilia rurale; è stato quasi come partire da zero.

Una domanda forse inevitabile da una siciliana a due siciliani: credete che oggi sarebbe utile un altro Danilo Dolci per la Sicilia? Lui ha dedicato la propria vita alla testimonianza, alla denuncia e si è impegnato nel tentativo di cambiare la Sicilia. Forse i siciliani dovrebbero impegnarsi e cercare di fare lo stesso? Forse è impossibile capire la Sicilia e quindi cercare di cambiarla?

Un Danilo Dolci servirebbe in tutti i posti del mondo dove si è smesso di dialogare, educare e farsi delle domande… quindi forse un po’ ovunque, almeno nell’occidente che conosciamo. La Sicilia si può capire se si ha voglia di guardarla per come è, al di là dei falsi miti in cui a noi siciliani piace sguazzare. Si può cambiare se si ha voglia di farlo.

Mariangela Carbone

Redazione

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