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ArT in PiLls: quel quadrato nero su bianco del Suprematismo

di Viviana Filippini, in Arte, Blog, del

La prima volta che vidi in un libro la riproduzione di Quadrato nero su fondo bianco di Kasimir Malevič, rimasi parecchio perplessa. Non riuscivo a capire cosa avesse voluto dire il pittore ucraino dipingendo quell’olio su tela nel 1915. In realtà, con il passare degli anni, mi resi conto che i dubbi verso quel modo di fare arte non erano solo miei, ma anche di altre persone che, come me, non conoscevano il Suprematismo. Oggi vorrei darvi qualche dritta non solo sul Quadrato nero su fondo bianco, ma anche sulla corrente artistica alla quale esso appartiene, perché una volta entrati nell’ottica del movimento nato in  Russia  nel 1913, sarà più semplice comprendere le creazioni del movimento suprematista.

Il Suprematismo fu un’avanguardia artistica russa che vide la sua prima luce nel manifesto del 1913 scritto a quattro mani dallo stesso Malevič, in collaborazione con il poeta Mjakovskij, e teorizzato poi in un vero e proprio saggio del 1920 intitolato Il Suprematismo, ovvero il mondo della non rappresentazione. Sì, ma cosa animava la pittura del Suprematismo? Secondo le volontà del suo creatore, questa forma di arte astratta, doveva essere completamente libera dagli scopi estetici, decorativi e figurativi tradizionali, grazie ai quali i soggetti dipinti erano riconoscibili e identificabili. Con il Suprematismo l’arte doveva essere esplorata e indagata solo per la sua natura plastica, che avrebbe dovuto portare l’artista a cercare la vera natura dell’arte, ossia la sua anima potremmo dire. Una sorta di essenza profonda che doveva condurre l’arte ad essere la rappresentazione pura di se stessa (una sorta di arte per l’arte) e, non più arte come rappresentazione della realtà circostante. Il Suprematismo coniato da Malevič si riferiva all’arte astratta da lui ritenuta superiore per qualità ed espressività, rispetto all’arte figurativa. In parole povere, se nell’arte tradizionale i colori e le forme servivano a rappresentare e riprodurre la realtà paesaggistica, oggettuale e umana per puri fini estitico-narrativi-celebrativi, con il Suprematismo è il colore ad essere soggetto e oggetto della rappresentazione. Un colore che si presentava nelle sue diverse manifestazioni di plasticità attraverso le forme geometriche (quadrati, cerchi, triangoli, rettangolo).

L’opera Quadrato nero su fondo bianco realizzata da Malevič nel 1915, oggi conservata alla Galleria Tret’jakov (in realtà ne esiste anche una versione del 1923), è la pura essenzialità dal colore che si esprime in forme geometriche. Se voi guardate l’olio su tela, vedrete un quadrato nero che si innesta su un fondale bianco, anche esso di forma quadrata. Non ci sono figure umane o cose. Qui domina la geometria che permette al colore nero e bianco di mostrarsi in “abito” quadrato. La natura geometrica del quadrato diventa una sorta di vero e proprio contenitore del bianco e nero, di quei colori che qui si presentano solo come colori e che nella quotidianità sono associati ad interpretazioni filosofiche, metafisiche, spirituali che li portano ad essere la raffigurazione della luce e dell’ombra, al giorno e alla notte, alla pace e al tormento. La parte occupata dal nero è maggiore, il bianco la incornicia e non fa altro che esaltarne la sensuale omogeneità e impenetrabilità. I due colori scelti sono tra loro complementari. Per Malevič era importante esprimere l’anima pura del colore che diventa plastico e protagonista, in base alle forme geometriche che lo ospitano. Il colore non è più un mezzo per rappresentare altro, ma è soggetto diretto protagonista dell’opera d’arte.

Kasimi Malevič nacque nel 1878 a Kiev e divenne uno dei maggiori esponenti delle avanguardie artistiche russe d’inizio del XX secolo. Studiò prima presso l’atelier di Fëdor Reberg e poi all’Accademia privata a Mosca. La sua produzione iniziale era figurativa e in essa si percepivano un po’ di neoprimitivismo e di futurismo che furono lasciati nel 1913, con la creazione del Suprematismo. Dopo la rivoluzione  bolscevica del 1917, lui e altri artisti del governo furono sostenuti dal governo russo nel loro fare arte e M., nel 1919, iniziò ad insegnare all’Istituto d’Arte di Vitebsk, del quale divenne direttore. Dal 1922 al 1927 insegnò all’Istituto di Cultura Artistica di Leningrado. Nel 1927 Malevič si recò a Varsavia per presentare una mostra dei suoi dipinti. Fece tappa a Berlino, dove le sue opere furono esposte alla Grosse Berliner Kunstausstellung e conobbe molto artisti del tempo.  Negli ultimi anni della sua produzione tornò ad uno stile figurativo e morì a Leningrado nel 1935.

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV, V) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

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