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“Vi spiego come vincere tutte le cause”. Parla Alberto Fezzi

di Federica Masi, in Blog, del

Alberto Fezzi – giurista di professione – ci offre con Come vincere tutte le cause un manuale di sopravvivenza per affrontare i problemi quotidiani con il diritto, in modo leggero e ironico. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo libro.

  • Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Volevo essere d’aiuto, in modo leggero e divertente, a chi crede che sia sempre utile e proficuo litigare: litigare non serve a niente.

  • Il suo libro si pone come una manuale di sopravvivenza da una parte e, dall’altra, come una guida al diritto alla portata di tutti. Il motivo di questa scelta?

Per quello che dicevo prima: con un po’ di sforzo, e ovviamente leggendo questo libro, si può imparare che quasi tutte le liti si possono evitare o risolvere, ben prima di andare dall’avvocato. E se lo dico io, che sono un avvocato, dovete credermi, perché sto parlando contro il mio interesse!

  • La riuscita di questa sintesi è dovuta anche al merito dell’ironia?

Penso di sì. Nel senso che l’ironia e la leggerezza sono state fondamentali per scrivere il libro, in modo tale che il lettore ne venga coinvolto senza avere l’impressione di ascoltare una lezioncina, ma sono fondamentali anche in relazione al tema del libro: solitamente è chi si prende troppo sul serio, che non sa evitare o risolvere i contrasti.

  • Vestendo i panni del giurista, ci dica come si disinnesca una lite.

Prevenendola, e il libro spiega come si può fare in tanti settori (matrimonio, contratti, società, ecc.); oppure, se iniziata, concludendola con un accordo transattivo con la controparte, ovviamente ben negoziato. Un accordo transattivo è una sentenza che si scrivono le parti tra loro e non ne rimettono la redazione a un terzo. E non è poco.

  • Il diritto lo troviamo inconsapevolmente nella nostra quotidianità?

Sostanzialmente, ogni aspetto della nostra vita è regolato dal diritto. Meglio tenerlo a mente. Non da non dormirci la notte, ma saperlo aiuta.

  • Uno dei casi più diffusi è la contesa con lo Stato, che rientra nel diritto amministrativo. Cosa consiglia al suo lettore?

Lo Stato, inteso come la pubblica amministrazione, è più permaloso di una vecchia zia ricca: è molto difficile farle cambiare idea, anche quando ha sbagliato. E la sua tendenza è quella di rifiutare, più che di concedere, perché è più semplice e dà meno problemi. Quindi, o si cerca di evitare la zia ricca (quando è possibile), oppure ci si presenta davanti a lei armati di tanta pazienza e tanta preparazione rispetto a quello che si vuole chiedere, in modo da portarla dalla nostra parte.

  • Nel suo libro affronta anche il problema del matrimonio. Cosa suggerirebbe al suo assistito in caso di divorzio?

Trova l’accordo con la controparte (il migliore possibile ovviamente), soprattutto se ci sono dei figli di mezzo, che spesso diventano strumento di lite. Anche se il tema vero, per prevenire una causa di divorzio, risale all’origine e alla domanda che dovrebbe farsi subito ogni coniuge: perché mi sto sposando? 

  • Lei scrive: “Quando ti trovi di fronte a una persona che brama litigare, la cosa migliore che puoi fare è sottrargli la lite di cui si è innamorata”. È sempre possibile?

Purtroppo no. Ci sono delle persone con cui è impossibile ragionare. Sono quelle che nel mio libro chiamo le T.d.C. (acronimo per un volgare, ma inevitabile, Teste di Cazzo): con loro la lite è l’unica strada, ma il libro serve proprio ad evitare di diventare così.

  • “Le assemblee di condominio sono un po’ come i social network”. Perché?

Perché solitamente tutti i condomini parlano di argomenti, spesso giuridici, di cui non sanno nulla. Tutti si danno la patente di disquisire di qualsiasi cosa, come nei social.

  • Cosa si propone di trasmettere al lettore ideale con questo libro?

Un modo per vivere la vita più serenamente. Una frase simbolo del libro è: “I cimiteri sono pieni di soldati che hanno combattuto battaglie di principio, ma quello che hanno trattato l’armistizio ora bevono Caipirinha sulle spiagge di Rio”.

Federica Masi


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