Faber in Sardegna & L’ultimo concerto di Fabrizio De Andrè nelle sale il 27 e 28 maggio

De André non è stato mai di moda. E infatti la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di Fabrizio restano”.
Così recitava Nicola Piovani e così effettivamente è. De Andrè rimane, infatti, anche il 27 e 28 maggio in tutti i cinema italiani con il film concerto tributo a uno dei maggiori e geniali cantautori italiani di tutti i tempi. Il docufilm sarà distribuito da Microcinema, regia di Gianfranco Cabiddu, e avrà come fine principale la rappresentazione del profondo e intimo rapporto affettivo che legava Faber alla Sardegna.

Mi sembra proprio di raccontare una bellissima favola: c’era una volta, e per fortuna c’è ancora, una follia tanto tanto amata che si chiama Agnata”. Sono queste parole di Dori Ghezzi − collaboratore di spessore nella realizzazione del docufilm − a introdurre la prima parte del progetto Faber in Sardegna. In due ore è rappresentato il rapporto armonioso che De Andrè aveva con l’intima dimensione dell’Agnata. In questo film vi è un’azzeccata giustapposizione fra passato e presente. Il passato è evocato da rare immagini di archivio che ritraggono il cantautore genovese in Agnata, integrate a testimonianze di amici e personalità culturali di spicco. Traspare cosi il De Andrè privato, allevatore e contadino, ancora più genuino dell’artista.
Dal passato si passa al presente: la sua musica, quell’eredità tanto preziosa che mai ci lascerà. Ancora oggi suonata in tutta Italia e annualmente all’Agnata. Qui infatti si riuniscono molti dei più grandi artisti italiani contemporanei per omaggiare e ricordare Fabrizio con la sua musica, nel luogo che più amava.

La dimensione privata non è sufficiente. È necessario avere una visione di De Andrè a tutto tondo per comprenderne l’importanza della figura. Così il docufilm continua con la rappresentazione dell’ultimo concerto di Faber. Interamente ripreso dal vivo presso il Teatro Brancaccio di Roma, 1998. L’atmosfera è amena, atemporale. Pubblico, musicisti, chiunque è trasportato in quel mondo staccato dal reale che solo De Andrè con la propria musica era in grado di creare attorno a sé.
Un concerto meraviglio, un’eredità per le generazioni a venire, che per due soli giorni avremo la possibilità di rivivere, di rigustare. De Andrè: il poeta, il musicista, il paroliere e chi più ne ha più ne metta. Un De Andrè a 360 gradi solo per noi, ancora una volta, in tutto l’alone di “leggenda” che anche in vita lo accompagnava, conferendogli il fascino che ha trasmesso dalla prima all’ultima delle sue canzoni.

Redazione

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