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Storie di grandi rifiuti: da Hemingway a King, come sono stati liquidati i grandi della letteratura

Redazione di Redazione, in Letteratura, Libri, del

Quanti di noi hanno ricevuto un rifiuto? Io per prima. Che sia sul lavoro, a scuola o in ambito sentimentale, un rifiuto è sempre difficile da accettare. Oltre a rimanerci male per la sconfitta, quello che aggrava di più il nostro stato d’animo già avvilito è il modo in cui viene espresso, non sempre molto gentilmente. Ognuno ha la sua opinione e il suo criterio di valutazione che vanno rispettati anche se non condivisi, ma c’è modo e modo di esprimerli evitando di insultare o ferire l’altro.

Come noi, anche le opere di molti scrittori, prima di diventare best-sellers o veri e propri pilastri della letteratura mondiale, hanno dovuto accettare dei rifiuti da parte di alcune case editrici.

The Post, noto giornale online, che riporta un articolo del Telegraph, in cui elenca 11 lettere di rifiuto ricevute da grandi scrittori internazionali, in onore della recente vittoria di uno dei più ambiti premi letterari per le scrittrici della Gran Bretagna, Beileys Women’s Prize, del libro “A girl is a half-formed thing”, prima opera della scrittrice rifiutata da diverse case editrici per nove anni perché il suo libro era ritenuto troppo impegnativo. Solo un piccola casa editrice indipendente, Eimear McBride, la prese in considerazione. Ecco le undici lettere riportate nei due articoli.

Vladimir Nabokov, Lolita

“Per gran parte è nauseante, anche per un freudiano illuminato…è una specie di incrocio instabile tra una realtà orribile e una fantasia improbabile. Spesso diventa un sogno a occhi aperti nevrotico e selvaggio…Consiglio di seppellirlo sotto una pietra e tenerlo lì per almeno mille anni.”

Fortunatamente l’esule russo Nabokov non seguì questo consiglio e, dopo due anni di continui rifiuti di prestigiose case editrici americane, riuscì a pubblicarlo in Francia nel 1955 grazie alla Olympia Press, una casa editrice specializzata in narrativa erotica. Lolita divenne in poco tempo un “caso letterario” venendo apprezzato da scrittori e critici in vista del tempo. Graham Greene lo definì uno dei migliori romanzi dell’anno in un intervista del Sunday Times di Londra nonostante il ministero degli interni inglese né vietò la distribuzione fino al 1957, come anche il governo francese fece ritirare le copie dal commercio. In America uscì nel 1958  in Italia solo nel 1962.

Anna Frank, Diario

“La ragazza non possiede, a mio parere, una speciale percezione o sensibilità ce sollevi quel libro al di sopra del livello di curiosità.”

Come lui, altri 14 editori ebbero la stessa opinione citata. Il testo venne riletto e redatto dal padre di Anna, Otto Frank, finendo poi nelle mani di due olandesi Jan Romein e Annie Romein-Verschoor che riuscirono a farlo pubblicare solo nel 25 giugno 1947 con il titolo “L’alloggio segreto. Diario epistolare dal 14 giugno 1942 al 1 agosto 1944″, scrivendo un articolo sul Diario sulla prima pagina del quotidiano Het Parool che uscì il 3 aprile 1946, dalla casa editrice Contact di Amsterdam togliendo alcuni passaggi sulla sessualità biografici della piccola autrice e altre modifiche apportate dal caporedattore.

Herman Melville, Moby Dick

“Primo, per sapere: deve essere proprio una balena? Capisco che sia un ottimo espediente narrativo, per certi versi addirittura esoterico, ma vorremmo che l’antagonista avesse un aspetto potenzialmente più popolare tra i giovani lettori. Per esempio, il Capitano non potrebbe essere in lotta con la propria depravazione verso giovani e magari voluttuosi signorine?”

Sono le parole che il redattore della casa editrice Bentley&Son, Peter J. Bentley, scrisse a Melville offrendogli comunque un contratto nel 1851. L’opera venne pubblicata 18 mesi più tardi del previsto con grandi spese sostenute dall’autore stesso.

David Herbert Lawrence, L’amante di Lady Chatterley

“Per il tuo bene, non pubblicare questo libro.”

Nel 1928 l’opera venne pubblicata per la prima volta e  messa al bando perché considerata subito oscena per il suo contenuto e i suoi espliciti riferimenti sessuali.

Anita Loos, Gli uomini preferiscono le bionde

“Ti rendi conto, ragazzina, che sei il primo scrittore americano a prendere in giro il sesso?”

Venne pubblicato poi solo nel 1925.

Sylvia Plath, La campana di vetro

“Miss Play ha dimestichezza con le parole e un occhio attento per le cose inusuali e i dettagli vividi. Ma forse, ora che si è disfatta di questo libro, la prossima volta userà il suo talento più efficacemente. Dubito che a qualcuno mai venga in mente di leggere questo libro, quindi potrebbe avere una seconda possibilità.”

Riporta uno dei numerosi rifiuti che rivolse un editore della casa editrice di New York, Alfred A. Knopf, sbagliando il nome dell’autrice ogni volta, sia quando gli fu presentato sotto pseudonimo sia quando scoprì che era della autrice delle raccolte di poesie. L’autrice si suicidò l’11 febbraio del 1963.

John Le Carrè, La spia che venne dal freddo

“Benvenuto in Le Carrè, non ha nessun futuro.”

Lo scrisse un editore ad un suo collega per presentargli l’opera dell’autore.

George Orwell, La fattoria degli animali

“Concordiamo che sia un notevole scritto, che la favola è trattata con grande abilità e che la narrazione di per sé mantiene vivo l’interesse: qualcosa che pochi autori sono riusciti a raggiungere da Gulliver in poi. Tuttavia non siamo convinti(…)che questo sia il giusto punto di vista da cui criticare l’attuale situazione politica.(…) I suoi maiali sono molto più intelligenti degli altri animali, e perciò sono i più qualificati per gestire la fattoria – in realtà non ci sarebbe potuta essere nessuna Fattoria degli Animali senza di loro: quindi qualcuno potrebbe sostenere che serva non più comunismo ma più maiali dotati di più senso civico. Sono molto dispiaciuto, perché chiunque pubblichi questo romanzo avrà naturalmente l’opportunità di pubblicare i suoi lavori futuri: e ho molta considerazione per i suoi lavori, perché lei è un esempio di scrittura di fondamentale integrità.”

Prima di essere pubblicato e vendere 20 milioni di copie, La fattoria degli animali fu respinta nel 1944 dalla casa editrice Faber&Faber da T.S.Eliot, grande saggista, editore e scrittore, con una lettera che è stata pubblicata integralmente dal Times nel 1969, dopo la morte di entrambi gli autori.

Stephen King, Carrie

“Non siamo interessati alla fantascienza distopica. Non vende.”

Così, come molte altre case editrici, venne rifiutato il primo romanzo di King prima di essere pubblicato nel 1974 vendendo quasi due milioni di copie in soli due anni. L’autore conservò le lettere di rifiuto delle diverse case editrici nella propria camera.

Gertrude Stein

“Sono uno, uno solo, soltanto uno. Un solo essere, uno in ogni istante. Non due, non tre, solo uno. Solo una vita da vivere, solo sessanta minuti in un’ora. Solo un paio di occhi. Solo un cervello. Essendo solo un singolo essere con un solo paio di occhi e una sola vita da vivere, non posso leggere il tuo manoscritto tre o quattro volte. Neanche una volta. Difficilmente se ne venderà una copia qui. Difficilmente una. Soltanto una.”

Questo l’aspro rifiuto che ricevette Gertrude Stein all’invio di un solo suo manoscritto nel 1912 ad Arthur Fifield, fondatore della casa editrice britannica AC Fifield.

Ernest Hemingway, Fiesta

“Se essere schietta, signor Hemingway – lei sicuramente è, nella sua prova- ho trovato il suo libro noioso e offensivo al tempo stesso. Lei sicuramente è un “vero uomo”, non è così? Non sarei sorpresa di scoprire che ha scritto tutta la storia chiuso dentro un club, con un pennino in una mano e un bicchiere di brandy nell’altra.”

Moberley Luger della casa editrice Peacock&Peacock rifiutò in questa maniera nel 1925 il primo romanzo dello scrittore americano pubblicato poi nel 1926 a New York e a Londra nel 1927.

Raffaella Ritunno

Fonte: Scrivendo Volo

Redazione

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