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Jekyll e Hyde: la duplicità dell’essere umano

Luigi Caiafa di Luigi Caiafa, in Letteratura, Libri, del

Che cos’è il bene? E che cos’è il male? Sebbene la cronaca moderna tenda spesso a confondere le idee, filosofi, teologi e scrittori si sono da sempre posti queste domande. Alcuni hanno affrontato il tema da un punto di vista metafisico, altri da un punto di vista umano e psicologico. Ma cosa lega in realtà i due concetti, così contrapposti ma allo stesso tempo dipendenti l’uno dall’altro? Qual è il contributo che possiamo ricavare dalla letteratura?

Nel 1886 uno scrittore di Edimburgo, già noto ai più per aver scritto uno dei romanzi d’avventura più celebri, L’isola del tesoro, si accingeva a pubblicare il suo quinto romanzo: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. L’autore si chiamava Robert Louis Stevenson e con il suo nuovo libro, che sarebbe poi divenuto uno dei più importanti classici della letteratura fantastica, apre la strada a un consistente corpus narrativo incentrato sullo sviluppo e sull’approfondimento del cosiddetto “tema del doppio”. Dal Ritratto di Dorian Gray di Wilde alla Metà oscura di King, o dal Visconte dimezzato di Calvino all’Uomo duplicato di Saramago, poeti e scrittori hanno manifestato nel corso dell’Ottocento e del Novecento un’attrazione sempre crescente per il medesimo topos letterario.

Fin dai suoi primi lavori, Stevenson mostra un interesse viscerale per l’argomento, e questa sua attenzione quasi morbosa è rintracciabile anche nella sua stessa biografia. L’amico Arthur Symons disse di lui: «Non era mai veramente se stesso, se non quando si calava in qualche fantastico travestimento». Inoltre, già nel suo primo racconto, L’isola del tesoro, con il personaggio Long John Silver, un pirata non buono ma nemmeno cattivo, l’autore inizia a cimentarsi nella descrizione dell’ambiguità della natura umana.

Con Jekyll e Hyde, l’autore scozzese raggiunge il suo reale obiettivo, e rileva in modo efficace, e pionieristico, la naturale duplicità che caratterizza ogni essere umano e che si configura come una sorta di rottura dell’integrità morale dell’individuo, una scissione del bene dal male, uno “sdoppiamento” della stessa coscienza umana.

Nel romanzo si legge: «Fu così che cominciai molto presto a nascondere i miei piaceri, e che quando, giunti gli anni della riflessione, presi a considerare i miei progressi e la mia posizione nel mondo, scopersi che tutta la mia vita procedeva su un duplice binario, si ispirava a una duplice natura presente nelle radici della mia personalità. […] Più che i miei difetti, furono le mie aspirazioni eccessive a fare di me quello che sono stato, e a separare in me, più radicalmente che negli altri, quelle due province del bene e del male che dividono e compongono la duplice natura dell’uomo. […] …venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ha condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due».

Secondo Stevenson, dunque, l’essere umano non è unico bensì duplice, e racchiude in sé due differenti nature, due tendenze comportamentali (o personalità) continuamente in contrasto fra loro: una orientata verso il bene, l’altra verso il male. Malgrado queste personalità siano per natura contrapposte, esse cercheranno inevitabilmente di dominare l’individuo stesso, conducendolo nell’una o nell’altra direzione.

Forse l’analisi stevensoniana non dà tutte le risposte, e non ci permette di chiarire i nostri dubbi in merito, ma rappresenta di certo una straordinaria opera visionaria che, circa trent’anni prima dell’ascesa della psicoanalisi freudiana, si addentra nella complessità della psiche umana e continua ancora oggi, a centotrenta anni dalla sua prima pubblicazione, ad affascinare milioni di lettori.

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa nasce in Puglia nel 1985. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Archeologia e Storia dell’arte antica presso la Sapienza, Università di Roma, inizia un percorso di formazione in ambito editoriale. Da gennaio 2016 collabora con la casa editrice Historica e la rivista online Cultora.

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