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 Art in Pills: I primi passi nella pittura di Gaetano Chierici

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Arte, Blog, del

 

Muovere i primi passi è un evento grandioso, come pronunciare la prima parola, o imparare ad allacciarsi le scarpe da soli. Il camminare per la prima volta smettendo di gattonare è il soggetto del dipinto del quale vi voglio parlare oggi: I primi passi dipinto da Gaetano Chierici. Il quadro è un olio su tela del 1871 appartenente alla collezione Leone Minassian di   Venezia.

Il dipinto del Chierici è una scena quotidiana, tratta dalla vita di ogni giorno, nella quale si concentrano forti emozioni che rendono la prima camminata della bambina, un evento straordinario.

Il fare i primi passi è il fulcro di questa tela d’impostazione fotografica dove si scorgono , a destra, la mamma seduta su un baule con le borchie, nell’atto di protendere le braccia verso la figlia piccola, pronta a muovere i primi e incerti passi. La donna è popolana, a dimostrarlo i suoi abiti, non di fattura pregiata, ma ordinati e puliti. Il suo viso esprime dolcezza e con il suo sorriso appena accennato, cerca di infondere coraggio alla figlioletta che deve camminare verso di lei.

Alla nostra sinistra ci son le due figlie/sorelline. Quella più grande, anche lei con abiti popolani (un giacchino a maniche lunghe, una camiciola, una gonnellina e scarpe a stivaletto, una allacciata e l’altra aperta) e con indosso un cerchietto rosso a tenerle in ordine i capelli ribelli, fornisce sostegno alla più piccola che, per stare in piedi, si aggrappa al dito della sorella maggiore, scostandosi dal basso seggiolino ( potrebbe anche essere un poggia piedi). Quest’ultima indica alla piccoletta la madre, per farle capire che la donna seduta dall’altro capo è il traguardo da raggiungere.

La bimbetta veste abitini lineari di colore ocra (il grembiule) e bianco (la cuffietta e la veste), mentre spiccano le calzine rosse ripiegate su se stesse, forse perché troppo grandi per lei, che fanno vedere delle gambette piccole e magre. La bambina è caratterizzata da emozioni diverse che le traspaiono dal viso. In esso si legge stupore, gioia, voglia di mettersi in gioco ma, allo stesso tempo, anche un bel po’ di timore per la sfida (camminare) da affrontare per la prima volta nella vita.

Le tre figure sono inserite in uno stanzone spoglio ricavato dal sottotetto – oggi lo chiameremmo mansarda- illuminato dalla luce chiara che entra dalla finestra aperta. Non è difficile intuire che le tre protagoniste non vivono nella ricchezza. Ce lo fanno notare la toppa quadrata color senape che ricopre la parte mancante del vetro dell’infisso spalancato, l’intonaco scrostato e sporco che caratterizza le pareti.

Nella parte alta della stanza (alla nostra sinistra), dove si scorge lo spiovente del tetto, le travi di legno consunto, lasciano intravedere le tegole e si nota pure una bella ragnatela. Il pavimento è in mattoni in cotto, rovinati e sbrecciati dal tempo e dall’usura.

Gli stessi mobili dipinti dal Chierici non fanno altro che confermare la precarietà delle donne. Sono pochi e malconci. Il cassettone verde è caratterizzato da linee essenziali e avrebbe bisogno di una lucidata. Sopra di esso si trovano una tazza e un fiasco vuoto sembrerebbe. Accanto, nell’angolo, è messa una ramazza, e dall’altra parte del mobile una seggiola, il cui sedile impagliato è sfilacciato. Appesa alla parete una gerla vuota con un panno, o cencio, messo a cavallo del bordo e, sotto, quello che sembra un coperchio metallico. La madre siede su un baule e vicino a lei, poggiata a terra ci sono un vaso in cotto e una fondina con dei resti di cibo. I colori sono stesi in modo delicato e compatto, con un’accuratezza che modella le forme e le fisionomie e lo spazio circostante dandogli il giusto volume e consistenza materica.

Gaetano Chierici è stato un pittore italiano nato a Reggio Emilia nel 1838. C. frequentò Scuola di Belle Arti di Reggio Emilia tra il   1850 e il 1851, proseguendo gli studi all’Accademia di Modena e Firenze . C terminò il suo percorso formativo a   a Bologna sotto la guida di Giulio Cesare Ferrari. La su produzione giovanile iniziale richiama le atmosfere puriste Adeodato Malatesta e  di Alfonso Chierici,  pittore e suo zio. A partire dalla fine degli anni Sessanta C. iniziò ad occuparsi di una pittura di genere con interni domestici di carattere aneddotico e la partecipazione all’Esposizione di Belle Arti di Brera del 1869 diede il via  alla sua fortuna critica e commerciale.  Un successo che si rallentò ben presto a causa della ripetitività  dei suoi soggetti pittorici. Dal 1882 al 1907 Chierici fu il direttore della Scuola di disegno per gli Operai di Reggio e, tra il 1900 e il 1902,il primo sindaco socialista della città. Morì a Reggio Emilia il 16 gennaio del 1920. A lui è intitolato il  Liceo Artistico di Reggio Emilia.

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV, V) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

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