• 21/06 @ 14:54, @SopravviviMi @MediasetTgcom24 @laurabusn Grazie mille!
  • 21/06 @ 14:54, RT @SopravviviMi: I consigli del libraio di Giugno! Su Letti a Letto @MediasetTgcom24 @laurabusn della Libreria Cultora di #Milano @culto…
  • 09/03 @ 15:51, La direzione di #HistoricaEdizioni saluta dal proprio stand un tempo nuovo, un #tempodilibri e di #cultura. In fot… https://t.co/JzpN8XKnCN
  • 09/03 @ 14:02, Oggi c’è aria di #ribellione a #tempodilibri. https://t.co/XZYA5tEy1E #Copertina a cura di Giulia Capitani… https://t.co/4f2XDrOzQp
  • 09/03 @ 11:57, Perché esiste #gendergap nel mondo della scrittura? A #tempodilibri, l’incontro “Leggere è femminile, scrivere è m… https://t.co/vWprmOGtSI
  • 08/03 @ 18:09, #8marzo, #tempodilibri ma anche tempo di #donne. Marta Meli, giornalista SkyTg24, apre il confronto su donne e scie… https://t.co/9QWlTubM97

Viaggio sentimentale a Parma, capitale italiana della cultura 2020

Marco Testa di Marco Testa, in Blog, del

Non è che un breve, parziale e disorganico affresco di questa città che di affreschi straborda. Ma chi scrive desiderava tributare a Parma in tempi utili ciò che giustamente a Parma dev’essere tributato a poche ore dalla nomina come capitale italiana della cultura per il 2020: stralci di un viaggio sentimentale che ognuno di noi può compiere e il cui itinerario può ovviamente procedere in modo molto diverso da come qui viene proposto ed è stato vissuto.

Il ministro Dario Franceschini ha dichiarato che la decisione è stata presa all’unanimità. Battute le altre candidate, nell’ordine Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso, tutte in ogni caso partecipi dell’enorme ricchezza di risorse umane, intellettuali, artistiche che l’Italia, regina Unesco, custodisce e valorizza a beneficio dell’umanità tutta.

 

La prima ispezione delle vie di Parma, già colonia romana nel II secolo a.C. e città destinata a fama e gloria, procede dal palazzo della Pilotta, che tuttavia questa volta non riusciamo a visitare. Si dirà però che l’edificio, incompiuto, fu voluto da Ranuccio Farnese, duca di Parma e Piacenza a cavallo tra il Cinque e Seicento, e ospita oggi la Galleria Nazionale con opere del Correggio, del Parmigianino, di Tintoretto, dello stesso Leonardo, del Beato Angelico, del Canaletto, del Guercino. Poco oltre, oltrepassato il glorioso Teatro Regio che purtroppo troviamo chiuso, incrociamo la chiesa della Madonna della Steccata, terminata nel 1539. Varcandone la soglia ci si accorge di trovarsi ancora nel Cinquecento, ma con un sapore già barocco. Dopo un primo sopralluogo, ci affrettiamo a sederci in una panchina per assaporarne gli umori. «Vedi», mi fa notare qualcuno della mia compagnia, «la tipica chiesa della Controriforma, sembra infatti voglia dirti: guai a te se osi deviare ancora il tuo cammino!». Immagine suggestiva che funziona alla perfezione. Soprattutto somiglia, probabilmente, a chi questa chiesa l’ha voluta erigere.

Dopo la Madonna della Steccata ci spingiamo sino alla cattedrale, dedicata a Maria Assunta. Il duomo cittadino conserva la splendida facciata risalente alla seconda metà del XII secolo e rappresenta un esempio illustre di quel romanico di cui l’Emilia è così generosa. Mirabili gli affreschi parietali, per non parlare delle decorazioni nella volta della cupola, opera del Correggio (per illuminare i quali sono stati però necessari ben due euro) e ancora quelli delle varie cappelle. Dopo tanto barocco, e qui mi riferisco al quotidiano barocco torinese che vivo (e un po’ subisco) ogni giorno, un tocco di architettura medievale è per me come una ventata d’aria fresca. Perché per me il cristianesimo veste romanico e gotico molto più che con i tortuosi abiti secenteschi di cui in ogni caso non posso dire di disdegnare. Il ritorno all’essenziale mi attrae, anche in musica: penso a Stravinskij che con la sua Missa ha interrotto la tradizione delle messe sinfoniche, tornando a un’essenzialità, a un misticismo (oltre che a splendide sonorità modali!) che mi persuade e attrae.

Non lontano dal duomo è San Giovanni Evangelista, tempio rinascimentale con facciata barocca. La cupola, che provvediamo a illuminare con una moneta (da un euro questa volta), è affrescata ancora dal Correggio, che vi provvide negli anni Venti del Cinquecento, sicché lo sposalizio tra architettura barocca e pittura rinascimentale non poteva essere più felice. Dopodiché, poco prima di uscire dall’edificio, veniamo assaliti da una cascata di note. Un organo? Macché! È la fisarmonica di un musicista di strada, un signore sulla quarantina che esegue una composizione di J.S.Bach. Sono profondamente colpito dal modo di suonare di quest’uomo e dal suo Bach. Lo sono a tal punto, potrei dire, da essere invogliato a guardare con maggiore interesse a uno strumento, la fisarmonica, per cui ho sempre mostrato disinteresse, confermando una volta di più l’universalismo della musica del genio turingio, la sua incomparabile grandezza, la sua refrattarietà alle facili costrizioni e la sua adattabilità a qualsiasi suono.

Un’antica farmacia. Svoltiamo l’angolo per raggiungere l’Antica Spezieria di San Giovanni, annessa al complesso di San Giovanni Evangelista (chiesa e monastero). Vi è solo una persona ad occuparsi della biglietteria e molto probabilmente di tutto il resto, un uomo di mezza età con l’aria di chi voglia più controllarci che servirci (vai a sapere il motivo per cui sembra che non gli abbiamo ispirato fiducia) e difatti durante la visita non ci molla un momento. Ci segue, ci spia con sfrontatezza appoggiato alla porta. Il viso è quello corrucciato e sospettoso di chi non sappia dissimulare e forse non intende farlo. Avanza con le mani in tasca in posa da ducetto, da censore. Qualcuno tra noi inizia a spazientirsi, presto riportati alla calma al pensiero dei non lontani tortellini, prosciutto di Parma e aceto balsamico..

Museo Glauco Lombardi. Ospitato negli ambienti di Palazzo di Riserva, raccoglie testimonianze dell’epoca di Maria Luigia d’Austria e quindi di Napoleone. La visita è accompagnata dalla musica di una pianista giapponese che esegue musiche risorgimentali in una grande sala dotata di fortepiano. Con la sua musica non si limita a intrattenere gli ospiti del museo, ma s’impegna a fornire loro una chiave di accesso, sino a renderli dei veri spettatori di quell’epoca. Ella si reca ogni giorno al museo, di cui ormai fa parte. Un pezzo da museo, all’età di 30 anni.

(Tratto da un viaggio nella città emiliana – Primavera 2013).

 

Marco Testa

Marco Testa

È archivista, storico e musicologo. Cresciuto nell'isola di Sant’Antioco, lavora per l'Archivio di Stato di Torino e collabora con l'Istituto per i Beni Musicali in Piemonte. Già collaboratore della cattedra di bibliografia musicale del Conservatorio "G.Verdi" di Torino, è docente presso l'Accademia Stefano Tempia. Autore di saggi e articoli pubblicati su riviste accademiche, scrive su "Il Corriere Musicale" e dal 2016 modera e conduce le conferenze annuali all'interno del Festival Estovest.

Cultora © 2018, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy