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“Vi racconto la band tributo a mio zio Rino”. Intervista a Alessandro Greyvision

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Musica, del

Quando si parla del cantautore calabrese non si può mai fare a meno di sollevare le medesime osservazioni: com’è possibile che un personaggio come Rino, non così apprezzato dalla cultura musicale dei suoi tempi, sia riuscito a superare in modo così brillante la prova dei cambi generazionali? Quali messaggi sono trapelati fino ai giovanissimi che, pur non avendolo mai nemmeno visto o sentito dal vivo, lo considerano leggendario?

Tra le numerosissime Tribute band dedicate a Rino Gaetano ce n’è una in particolare che può essere considerata la più pura, la più vicina all’identità del musicista, se non altro perché una parte del suo sangue scorre ancora nelle vene di uno dei membri principali, Alessandro Gaetano, in arte Alessandro Greyvision, che come è facile intuire dal cognome, è il figlio della sorella di Rino, Anna.

Abbiamo raccolto un’intervista esclusiva che qualsiasi amante della musica e del personaggio di Rino Gaetano non può non aver voglia di leggere:

Da 1 a 10 quanto la tua passione per la musica deriva dalla figura di tuo zio e da ciò che rappresenta?

È un po’ difficile da spiegare. Ci sono delle famiglie di artisti all’interno delle quali i figli e i nipoti vengono indotti ad appassionarsi alla musica, facendola diventare quasi una forzatura. Nella mia non è stato così. Io fin da bambino sentivo il desiderio di avvicinarmi a uno strumento musicale per strimpellarlo, ovunque mi trovassi. Poi nei primi anni ‘90, quando avevo vent’anni, andai a vivere da mia nonna dove ovviamente c’era la vecchia stanza di Rino con tutti i suoi oggetti e tutte le sue cose più personali. Chiaramente mia nonna ne era gelosissima e io all’inizio non mi azzardavo a toccare nulla. Pian piano presi confidenza con tutti gli oggetti che mi interessavano e arrivai, chiedendo il permesso, a prendere la chitarra. Quando lei mi vide entusiasta e invogliato nell’approcciare all’uso dello strumento decise di appoggiarmi e presentarmi a Marcello Casco per vedere se fossi potuto andare a cantare nel suo teatro. E così fu. Nacque tutto così, ancor prima di avere ben presente cosa significasse essere nipote di Rino Gaetano sono sempre stato catturato dalla musica in sé. Ovviamente ho ereditato molta della sua voglia, ma la spinta più forte non dipende da questo. Da uno a dieci direi cinque.

Come credi sia cambiato il settore musicale italiano negli ultimi anni e perché i cantautori sono una razza in via d’estinzione?

Perché le major spesso cercano cloni, cose che già hanno avuto successo. I pezzi di nicchia faticano a emergere e sono tutti autoprodotti. Un po’ come per i libri si tende a far uscire il prodotto cult, di sicuro successo. Il cambiamento maggiore può essere dunque rappresentato da questa tendenza, quella del creare dei replicanti basati sulle caratteristiche di quanti abbiano avuto successo nell’immediato. Non a caso personalmente ascolto quasi tutta musica autoprodotta, magari sono anche un po’ chiuso in questo senso, ma voglio distaccarmi dal meccanismo che garantisce l’emersione di cantanti e prodotti di facile successo.

Quale pensi sia il contributo, positivo o negativo (o entrambi), che talent come X-Factor o Amici stanno dando alla musica italiana?

La stanno un po’ distruggendo in realtà. Ci sono dei canoni prestabiliti. A parte il caso, ad esempio, di Carone in Amici, che ha moltissima umiltà oltre che grande competenza, in generale c’è un copione già scritto. Da X-Factor sono stato ad esempio contattato per indicare qualche giovane talento da proporre. Sono alla ricerca di ‘contatti tramite contatti’. Io non apprezzo molto questo modo di concepire il settore musicale, tant’è che mi sono sempre rifiutato di cercare o chiedere a contatti aiuti per emergere che non dipendessero dal mio talento e dalla mia identità. Il programma invece ti trasforma in prodotto commerciale. Sono case prefabbricate. Per questo non avrei mai partecipato a cose simili. Non è il mio ambiente.

Cosa pensi dei musicisti che al giorno d’oggi si occupano sempre meno di musica e trattano sempre più argomenti di carattere sociale?

Innanzitutto bisogna vedere se sono musicisti. Se lo fanno come specchietto per le allodole è una cosa bruttissima. Se fanno i gladiatori così, solo per cercare successo che porti altro successo, è spiacevole. Tuttavia, se lo fanno perché decidono di sostenere un messaggio importante veicolato dal palcoscenico che ovviamente garantisce una cassa di risonanza notevole ben venga. Purché veicolino messaggi positivi.

Ci racconti com’è nata la “Rino Gaetano Band” e chi sono i componenti?

Il progetto “Rino Gaetano Band” nasce da una cover band completamente diversa da quella attuale. Dal quaderno lasciato sulla tomba di Rino al cimitero del Verano (per i tributi da parte dei fans), mia madre, la sorella di Rino, lesse la richiesta di un ragazzo di Roma che proponeva di fondare una band di tributo. Gli rispose entusiasta che gli avrebbe offerto sostegno e che sarebbe stata felice se avessero coinvolto anche me. Era il ’99. Poi da 7 anni a questa parte si è andata via via formando la band attuale.
L’elenco dei membri al completo è:

-Alessandro greyVision – Voce/Chitarra/Percussioni

-Ivan Almadori Voce/Chitarra

-Alberto Lombardi – chitarra elettrica e cori

-Fabio Fraschini – basso

-Marco Rovinelli – batteria

-Michele Amadori – Tastiere e cori

Non solo musica, in realtà dietro la Band c’è una vera e propria Associazione che porta il nome di Rino. Di cosa si occupa?

Si tratta di due realtà parallele a tutti gli effetti. Tributare musicalmente la figura di Rino sta a cuore a tutti, ma l’Associazione si occupa, nel concreto, di organizzare manifestazioni ed eventi come i raduni nazionali del 29 Ottobre e del 2 Giugno, gli anniversari della nascita e della scomparsa di Rino e mira a diventare una Fondazione vera e propria per poter creare una realtà all’interno della quale aprire un museo sul cantautore e una struttura polivalente, per consentire a molti giovani e non solo, di avvicinarsi alla musica in prima persona o di coltivarne l’essenza; il tutto con base a Roma. L’intento, come ogni anno, sarà quello di cercare di aiutare chi ne ha bisogno con raccolte di beneficenza. I Raduni nazionali sono grandi eventi dedicati a Rino Gaetano, completamente gratuiti e senza scopo di lucro alcuno. L’Associazione non raccoglie fondi, ma consente a precise verificate Onlus di accogliere le offerte spontanee dei fan presenti per destinarle a cause particolarmente toccanti, come i malati di Epatite C o i terremotati dell’Emilia o, ancora, i bambini malati di cancro. Perché Rino è anche questo: attenzione e sensibilità a problematiche che interessano il nostro Paese e non solo.

Qual è la risposta che ricevete dal pubblico? A cosa credi sia dovuto tanto successo?

Sempre molto positiva. Mi piace ripetere che, nonostante le cover di Rino vadano tutte molto bene, la cosa importante resta, a distanza di anni, il messaggio che passa attraverso le canzoni. Anche se qualcuno con poca dimestichezza nel suonare una chitarra provasse a strimpellare delle note e cantare alcuni dei versi più celebri, riscuoterebbe di certo una risposta entusiastica poiché si tratta di messaggi potenti che entrano dentro. La riconoscenza che i fans ripongono ancora in Rino deriva principalmente da questo. E comunque si sa che mio zio era davvero avanti [ride], e quindi è ovvio che riesca ad essere apprezzato da diverse generazioni.

Credi sia più facile riuscire a conoscere Rino Gaetano attraverso la sua musica o attraverso i libri?

Attraverso i libri di Enrico Gregori si fa un tuffo reale negli anni ’70. Tramite i dibattiti, i botta e risposta tra l’autore e Rino stesso e l’ambientazione nelle situazioni di vita reale si riesce ad avere un tipo di conoscenza della parte più intima e nascosta del personaggio. I testi delle canzoni rappresentano invece la parte più enigmatica della personalità di Rino, tant’è che vengono spesso fraintesi per la loro eloquenza ma allo stesso tempo mancanza di riferimenti precisi che non permettano la libera interpretazione. Sono casi diversi. La fiction che è stata girata consente invece la conoscenza di Rino solo in minima percentuale.

A proposito della fiction, come hanno fatto gli sceneggiatori a ritrarre i contorni di una figura come quella di Rino stravolgendola così tanto?

In realtà durante la stesura dei copioni hanno badato molto a riempire la narrazione con fatti in grado di garantire un successo scandalistico alla fiction. Hanno inviato più volte i copioni stessi a mia madre per l’approvazione proprio perché ogni volta lei era costretta a cancellare interi passi pieni di inesattezze o di messaggi totalmente fuorvianti. Volevano affibbiare a Rino, ad esempio, oltre quello che si è visto in tv, il fatto che lui avesse fatto abortire la ragazza, cosa totalmente inventata, solo per dare maggior enfasi alla fiction e riempirla di contenuti tendenziosi. Si sono basati semplicemente su varie interviste e racconti di persone che hanno conosciuto Rino in modo marginale, che non hanno rapporti con la famiglia da tempo e che hanno fornito una versione in parte inesistente e in altra romanzata. Ad esempio far interpretare il padre di Rino da un siculo quando tutti sanno che era in realtà nativo della Calabria la dice lunga sulla leggerezza con cui è stato portato avanti un progetto poco fedele alla realtà. Senza contare il rapporto che Rino, secondo la sceneggiatura, avrebbe avuto con suo padre: quello di un figlio ingrato che al primo bagliore di successo si sarebbe montato la testa, bistrattando il padre o dimenticandosi degli amici di prima. Ma il fondo la fiction lo tocca con l’immagine di Rino, tutto depressione e alcol, tanto da aprire e chiudere lo sceneggiato con lui che beve da una bottiglia alla guida.

Progetti per il futuro?

Gli eventi di tributo e i concerti della band si susseguono nell’arco di tutto l’anno. Stasera ad esempio saremo in concerto a Udine, mentre domani al Cross Roads a Roma. Gli appuntamenti periodici sono sempre gli stessi invece, dai quali spicca quello del 2 giugno (il Raduno nazionale) che noi iniziamo ad organizzare già da Gennaio.

Alessandro greyvision (Gaetano): rinogaetano@icloud.com

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Caporedattore del sito Ciaocinema.it dal 2011 al 2013 e direttore editoriale del sito letterario Scrivendovolo.com, da febbraio 2015 è collaboratore del quotidiano Libero, oltre a scrivere per diversi giornali e siti internet come La Voce di Romagna e Sporteconomy.it. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e, sempre per Historica, l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana”, scritto in collaborazione con MariaGiovanna Luini e Francesco Giubilei. Assieme a Francesco Giubilei, per Giubilei Regnani Editore, ha scritto il pamphlet "La rinascita della cultura". Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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