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Un’ Isola tutta da scoprire. Parla Emanuele Ponturo

Simone Morichini di Simone Morichini, in Blog, del

Isola

Continua il ciclo di interviste a scrittori e autori emergenti. Dopo l’articolo su Lorenzo Iervolino, stavolta è il turno di Emanuele Ponturo che ci parlerà del suo ultimo libro, L’uomo isola, e delle principali tematiche della sua narrativa.

Emanuele, con L’uomo isola (Avagliano editore, 2016) sei arrivato alla tua seconda pubblicazione. Ti senti di fare una sorta di “primo tagliando” al tuo percorso letterario?

Il mio percorso letterario nasce da lontano. A sedici/diciassette anni, ero un ragazzo timido e introverso, cercavo di frequentare i poeti romani anche se il loro linguaggio, a volte cinico e diretto, non mi apparteneva per nulla, sentendomi ingenuamente un lirico emotivo. Poi, crescendo mi sono avvicinato ad alcuni editor che mi hanno veramente aiutato a scoprire il mio respiro, la parola e i silenzi della scrittura. Amo le storie che nascondono qualcosa di segreto che deve essere svelato. Ho sempre paragonato la scrittura al buio, all’abisso marino. A quel mare in tempesta che circonda l’ isola. L’uomo isola è la mia seconda pubblicazione e viene dopo L’odio. Una storia d’amore, e prima ancora sono venuti i racconti pubblicati in antologie sparse. In entrambi i romanzi sono dovuto entrare in quell’abisso, nel vuoto, nella terra di nessuno, anzi a volte nella mancanza di terra, portando con me la luce di un accendino che facevo fatica ad accendere, di una torcia che illuminava poco, di una candela. Non si può fuggire dalla propria autobiografia. Nell’Uomo isola, Lorenzo va a pescare totani di notte ma, non avendo una lampara, tiene nella sua barca il camping gaz, per fare luce e farsi vedere dalle altre barche. Lo stesso camping gaz che usavo anch’io da ragazzino, in Sicilia, quando andavo a pescare con il buio insieme a Turi, figlio di pescatore. La barca ha retto, lo posso dire, anche al secondo romanzo.

È possibile rintracciare un fil rouge che lega tutti e due i tuoi libri?

Il filo che lega i due romanzi è da rintracciare nel bisogno di cambiamento psicologico e materiale che hanno sia Stefano, il protagonista dell’Odio. Una storia d’amore – che porterà Monica in quella cascina in montagna dove esploderà la sua rabbia e commetterà un gesto irreparabile nei confronti della ragazza – sia Martina ed Eleonora, protagoniste dell’Uomo isola che, come la protagonista del precedente libro, sono alla ricerca di un richiamo che non sono in grado di afferrare.  La vita, a loro, sta stretta, sono alla ricerca di qualcosa di nuovo, di intenso, di vero. Nei loro differenti percorsi, queste “eroine” contemporanee sono legate dal filo di Arianna che le condurrà il più possibile vicino alla propria natura, al proprio sentire. C’è chi troverà la propria verità, chi si abbandonerà alla forza primordiale dei propri incubi e chi con il desiderio infantile di trovare il principe azzurro (l’altro che la salvi da sé) riuscirà, come Martina, a trovare la forza da sola, di partire e catapultarsi sull’ isola d’estate per scoprire la verità di quell’uomo che l’aveva turbata e attratta. Filo comune, quindi, è il cambiamento interiore; la dannazione di cercare la propria verità; il ribaltamento delle posizioni e dei ruoli e dei rapporti di potere: di dominazione fisica, come nell’Odio, e psicologica come nell’Uomo isola. Alla fine di tutto, i miei personaggi, Martina e Lorenzo e con loro anche Stefano, non avranno più paura di amare.

L’uomo isola, il nuovo romanzo di Emanuele Ponturo

Ed eccoci a L’uomo isola. Vuoi parlarci un po’ della tua ultima “fatica editoriale”?

Martina è un’insegnante precaria che lavora a Roma, in una scuola privata vicino alla Stazione Termini. Conosce in una chat Lorenzo, proprietario di un camping in un’isolata e poco collegata isola delle Pelagie. Durante l’estate la donna, senza farsi riconoscere, raggiungerà l’uomo in quella che per lei diventerà isola piccola, prendendo in affitto nella struttura dell’uomo l’unica casa del camping. In quella casa Martina, separata da un giardino dalle tende dei giovani campeggiatori, per lo più affezionati a quel posto non pubblicizzato e conosciuto solo su passaparola, troverà il proprio rifugio. Ma dovrà anche confrontarsi con quella comunità abituata spesso a condividere il vino e cucinare insieme il pesce fresco nei barbecue di pietra, nelle tavolate improvvisate, dove al centro di ogni situazione compare, sempre ombroso e inafferrabile, proprio Lorenzo. Qui Martina conoscerà la storia di Eleonora, ragazzina iniziata da Lorenzo alla sessualità, e sarà l’unica donna che riuscirà a compiere il  passaggio da colei che subisce a colei che è in grado di scegliere, trovando, nel rapporto al limite con quell’uomo, la strada che vuole percorrere. Martina deciderà cosa fare o non fare, e dove spingere tutta se stessa. E solo lei riuscirà a comprendere quell’uomo ma non come crocerossina per liberarlo dai fantasmi che lo ossessionano, o salvatrice, né tantomeno si farà sottomettere dalla durezza e asocialità di Lorenzo. Non lo seguirà nelle sue crudeltà di dominio psicologico. Lo amerà e lo accetterà semplicemente con una nuova consapevolezza di donna. Con la certezza di saperlo amare. Principe Azzurro o Orco che sia.

Mi ha colpito molto questo passo: “Sapeva soltanto che quelle sere si era sentita sola, troppo sola, e il letto era così grande che restava distesa al centro, allungando le braccia e le gambe in cerca di qualcosa a cui non sapeva dare un nome”. Sembra proprio che tra le tematiche del tuo libro ci sia la fuga, la scoperta e il cambiamento. Ma, al fondo, sembra di capire che il vero leitmotiv delle tue pagine sia l’amore…

È la fuga dalle convenzioni, a volte dalla propria città, dalla famiglia quando si è ragazzi, da quello che viene percepito come una gabbia, sfuggire all’etichettamento, percorrere quand’è necessario anche le strade d’ombra, non permettere al ferro delle regole dominanti di stringere le caviglie, in conclusione fuggire da tutto quello che ci sta stretto. Riuscire e volere sempre scegliere, anche se appare un tentativo disperato. Il percorso di Lorenzo è inverso a quello di Martina. Per lui l’ isola rappresenta la prigione. La prigione su una roccia battuta dal maroso. Mare, rocce e montagne, e puzza di pesce e desolazione, non certo l’Eden sognato da Martina nella fredda Roma d’inverno. Isola come posto geografico, dicevo, ma anche luogo interiore. Il coraggio di affrontare il viaggio, questo appartiene ad entrambi. La realtà si rileverà ai loro occhi, proprio nel momento in cui riusciranno a capire quello che cercano e che vogliono. Sarà un viaggio particolare. È vero, ci sarà la rottura dell’equilibrio iniziale, la volontà e la ricerca concreta di un cambiamento, la discesa nell’abisso interiore, ma nella mia “fiaba nera” ci sarà anche l’accettazione delle proprie fragilità per potersi aprire all’amore.

Ci vuoi illustrare meglio il concetto di isola che utilizzi nel tuo libro? Non è solo un concetto fisico, lo proponi come fosse una sorta di frontiera delle anime…

Il romanzo è ambientato in un’ isola poco collegata, con pochi abitanti, rocciosa, vulcanica. Il contatto di quelli del posto con il turismo avviene solo nel periodo estivo, la maggior parte dei locali e dei ristoranti apre durante l’anno solo per pochi mesi. Il camping Alcione, di cui Lorenzo è  proprietario, resta chiuso da ottobre fino a maggio. L’ isola rappresenta quindi il microcosmo di Lorenzo. Ma anche Martina percepisce il monolocale in cui vive, in una palazzina nella periferia romana, la sua terrazza da dove, all’alba, sente l’odore del mare della costa laziale e il rumore delle automobili, un rifugio-isola-nave solo suo. Da questi due posti così distanti tra loro, in questa lontananza tra Lorenzo e Martina l’essenziale è aprirsi, far conoscere sé stesso all’altro. Togliersi le “maschere”. La sfida di entrambi sarà solo quella di far conoscere reciprocamente la propria isola.

Quale progetto nuovo in cantiere?

Sto lavorando a un’idea che viene da lontano. Una storia familiare che non fa sconti, senza redenzione per nessuno.

Simone Morichini

Simone Morichini

Sono nato a Roma il 20 dicembre 1976 e mi sono laureato in Scienze politiche presso l’Università "La Sapienza" dove ho successivamente conseguito il Dottorato di ricerca in “Storia delle elite e classi dirigenti”. Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine del Lazio e Molise, lavoro in campo editoriale occupandomi di marketing, distribuzione e promozione libraria. Ho successivamente condensato la mia intera esperienza professionale in una pubblicazione ad hoc dal titolo “Per una manciata di libri. Aspetti commerciali nell’editoria”, uscito nel 2011. Ho collaborato con varie riviste tra cui "Elite e Storia", "Olimpiaazzurra", "Iniziativa" e la pagina culturale del webmagazine "DailyGreen". Mi piace viaggiare e adoro la letteratura scandinava (Arto Paasilinna e Jan Brokken in particolare). Appassionato di lingue straniere (inglese e tedesco su tutte), sono uno sportivo onnivoro e amo la disciplina invernale del Biathlon.

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