“Tutto è possibile” nell’America di Elizabeth Strout

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Un piccolo villaggio e la specialità di tante vite normali: sorprendente il nuovo romanzo della scrittrice statunitense

Si può vivere per anni vicini senza conoscersi mai, si può ascoltare una persona senza mai capire quello che ha da dirci, si può passare la propria esistenza pensando solo alla nostra piccola vita. Quello che Elizabeth Strout ci racconta nel suo ultimo libro “Tutto è possibile“, edito da Einaudi, è la storia di tante solitudini diverse. Hanno una sola in comune: vivono ad Amgash, in Illinois. Una vicinanza che però è solo geografica. Ognuno conosce la storia degli altri a grandi linee. Ma sa solo quello che si può raccontare. Le storie vere, quella fetta di dolore e imbarazzo che c’è in ognuna delle nostre vite, resta celata.

Lo amava sul serio. Per anni le era piaciuto senza nemmeno conoscerlo bene, se non in quel modo in cui la gente di provincia si conosce e allo stesso tempo non si conosce davvero.

Non c’è empatia, non c’è la capacità di mettersi nei panni dell’altro. Solo Elizabeth Strout riesce a svelarci i cuori e le storie dei concittadini di Lucy Barton.

Il ritorno nel paese di Lucy Barton

Il romanzo è legato al precedente (e fortunato) libro della Strout, “Mi chiamo Lucy Barton” (ma non è necessario averlo letto per apprezzare quest’ultimo lavoro).Tutto ruota intorno a Lucy Barton. E’ diventata una scrittrice famosa, si è ormai lasciata alla spalle la sua infanzia di povertà e sofferenza, trascorsa a Amgash tra incredibili umiliazioni. Scrive un nuovo libro, un memoir, che arriva anche nella piccola libreria della sua cittadina. E da lì si sviluppa la storia.

Elizabeth Strout ci fa entrare nelle case di tante persone, fotografando momenti particolari delle loro vita, ma senza che i protagonisti si incontrino mai tra loro. Eppure, proprio come funziona in una piccola comunità, tutti sanno tutto di tutti e così nei vari racconti si vanno a scoprire dettagli delle vite di altri.

Elizabeth Strout è una scrittrice speciale, capace di creare grandi personaggi tratteggiandoli nei loro gesti quotidiani. Sembra volerci dire che ognuno di noi è speciale e che sono proprio le cose semplici, le nostre piccole manie, a riuscire a renderci unici.

Ascoltare una persona non è essere passivi (…).Considerando, a scelta, la gente che muore di fame, chi salta in aria senza ragione, chi viene mandato alla camera a gas dal proprio stesso governo: non era questa la storia di Shelly Small. Eppure Dottie si era commossa per i suoi piccoli, piccolissimi motivi di umano dolore.

Ecco il segreto per superare la barriera che ci rende difficile aprirsi agli altri: l’empatia, la capacità di entrare in sintonia con un’altra persona e di ascoltarla davvero. Si tratta di lasciarsi andare, di aver voglia di mettersi in gioco, di non aver paura di essere guardati per quello che siamo. Di aprire le case e le menti, in un momento storico in cui ognuno sembra sempre più tentato di chiudersi in casa. Invece bisogna aprire la porta e poi può succedere di tutto. Nel mondo di Elizabeth Strout tutto è possibile.

Silvia Gambi

Fonte: CulturaMente

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