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Tunglið: in Islanda stampano libri nelle notti di luna piena e bruciano gli invenduti

di Federica Crisci, in Editoria, del

Il mercato editoriale islandese, nonostante sia limitato dalle dimensioni ridotte del territorio nazionale, può contare su un popolo particolarmente amante della lettura. Infatti, dati raccolti qualche anno fa dall’Università di Bifröst dicono che il 50% della popolazione è solita leggere almeno 8 libri all’anno e che il 93% ne legge almeno uno. La concorrenza tra le case editrici è, di conseguenza, molta ed è importante riuscire a emergere dalla massa, cosa che sta facendo la Tunglið con delle pubblicazioni molto particolari.

Nata da un’idea dello scrittore Dagur Hjartarson (nominato per l’European Union Literature Prize) e dell’artista Ragnar Helgi Ólafsson, la casa editrice pubblica esattamente 69 libri, tra prosa e poesia di autori islandesi del passato, una volta al mese, quando c’è la luna piena (tunglið è la parola islandese per “luna”) e li vende durante tutto il corso della nottata. Un modo sicuramente molto romantico di pubblicare, se non fosse che a fine nottata è previsto un falò delle copie rimaste invendute, bruciate solo con dell’ottimo cognac francese, o almeno così assicurano i due fondatori.

La scelta di distruggere i libri può apparire molto strana da parte di chi li crea per mestiere, oltre al fatto che evoca dei ricordi storici non del tutto piacevoli. Ma quello di Hjartarson e Ólafsson non è un atto politico o di censura, ma un “atto poetico” per loro stessa definizione. Il fine è quello di regalare al libro poche ore di gloria e di sottrarlo alla fruizione di un possibile pubblico futuro per valorizzare al massimo il momento della sua uscita. “In una notte gloriosa il libro e l’autore sono pienamente vivi”, dicono i due editori “e poi, la mattina dopo, ognuno può andare avanti con la propria vita”. La pubblicazione diventa così quasi un atto performativo dove il momento d’incontro con le pagine stampate diventa magico e legato ad un hic et nunc che non è normalmente parte del mercato libresco.

Da sinistra a destra: Helgi Ólafsson e Dagur Hjartarson. Fotografia di ilja Birgisdóttir per il Guardian.

Per molti questa stravaganza è legata a ragioni di marketing e mira a rendere visibile una casa editrice che, curando libri di nicchia, rischierebbe di passare inosservata. È anche vero, però, che la Tunglið è molto legata al proprio programma culturale, come dimostra anche un’altra iniziativa da loro lanciata: l’invio di poesie per posta. Sottoscrivendo un abbonamento al costo di 3000 corone islandesi (circa 30 euro), si può richiedere che venga consegnata direttamente a casa una busta piena di poesie a partire dalla seconda luna piena dell’anno. Promuovere la lettura di un genere commercialmente poco produttivo e generalmente considerato riservato a un pubblico ristretto, mostra come il progetto editoriale di Hjartarson e Ólafsson abbia delle finalità culturali molto marcate.

Qualunque siano le motivazioni, quello che si può dire con certezza è che la Tunglið sta attirando l’attenzione su di sé: la partecipazione ad alcune serate è stata tale da far sì che venissero vendute tutte le 69 copie e che il falò di libri fosse evitato.

Federica Crisci


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