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Torriero: “La società toglie Dio dalla storia degli uomini. Per questo siamo in crisi”

Federica Colantoni di Federica Colantoni, in Interviste, Media, del

torriero

L’illuminismo è finito ma non andiamo in pace. I cattolici tra il califfo (l’ISIS), Robespierre (il laicismo) e Frankenstein (il gender) è l’ultimo saggio del professore Fabio Torriero, insegnante di comunicazione politica, scrittura giornalistica e storia dei media presso la Link Campus University, edito da Koinè Nuove Edizioni.

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Torriero offre ai lettori un approfondimento ragionato sulle cause della crisi dei valori occidentali, che spesso lasciamo isolate senza analizzarle nella loro interdipendenza: crisi dei valori laici e del cattolicesimo, crisi della sessualità e individualismo portato all’estremo sono tutte prerogative – afferma Torriero – di una società politicamente ed economicamente sotto pressione che ha bisogno di ritrovare la propria identità culturale.

Nel suo saggio L’illuminismo è finito ma non andiamo in pace affronta la crisi dei valori occidentali da un punto di vista politico, religioso e socio-culturale. In che misura questi tre fattori prevalgono sugli altri per determinare la crisi attuale?

Prima delle riflessioni sui modelli economici, che pur incidono nel pensiero e nei comportamenti collettivi (il mito del consumo, del profitto, l’edonismo di massa), c’è una profondissima crisi culturale, politica e religiosa. La società moderna laicizzata sta togliendo Dio dalla storia degli uomini, dalla polis, e i risultati si vedono a 360 gradi. Perdita di identità, di senso della vita, bussola che manca nelle ricette e nelle idee. Sta emergendo una visione antropologica incentrata sull’uomo ideologico-universale, che deve soddisfare ogni desiderio. Tutto è un diritto, da quello di drogarsi, a quello di ammazzarsi o prostituirsi. Il limite tra le libertà liberali ottocentesche e le pulsioni dell’io, è stato ampiamente superato. Bisogna, al contrario, recuperare una sana e attualizzata cultura del pubblico, della polis, del bene comune. In altre parole, occorre battersi per uno Stato “che ha cura” (i deboli, i piccoli, i poveri), né assistenziale, né confessionale, né etico, ma nemmeno vigile urbano neutrale, che fa passare tutto e il contrario di tutto. Sto parlando di pedagogia cristiana.

Lei sostiene che in seguito agli attacchi di Parigi e Bruxelles i politici avrebbero dovuto contrapporre l’illuminismo al terrorismo, inteso come insieme di valori laici, quali libertà, uguaglianza e fraternità. Non averlo fatto implicherebbe la perdita di fiducia delle classi politiche europee in questi valori o piuttosto l’incapacità di sfruttarli e professarli?

Non è questione di fiducia, ma di paradosso. Ho sostenuto questa possibilità, questa opzione, unicamente perché sarebbe stata la dimostrazione evidente di un fallimento totale sul piano culturale e quindi, politico. La modernità secolarizzata che attinge le sue radici nell’Illuminismo (basta rileggersi i dogmi dei suoi pensatori) sta partorendo i suoi ultimi frutti: Robespierre (il laicismo), rappresenta l’estremo ricorso ad una superiorità soltanto formale, rispetto al terrorismo islamista. È proprio tale impianto messianico che, col suo mito multiculturale, ha prodotto politiche folli, da parte delle classi dirigenti europee, riguardo l’integrazione e la nuova cittadinanza. Ci si è chiusi dietro la mistica dell’accoglienza, senza valutare l’integrazione culturale; perché ciò avrebbe comportato l’individuazione di elementi di sintesi, ma anche di incompatibilità tra culture. E questo discorso porta direttamente, da un lato, al “primato della Casa che accoglie” (la storia, la cultura, la tradizione di un popolo, nel caso dell’Italia, il primato dell’identità cattolica e risorgimentale); dall’altro, a considerare la possibilità di integrazioni incompatibili con la nostra civiltà. Ragionando col Cardinale Biffi: gli islamici, i cinesi, i rom, si vogliono integrare? Sono disposti a fare un percorso virtuoso di inserimento sociale, culturale e politico e di accettazione della “Casa che accoglie”? L’Islam, è o non è una religione a vocazione egemonica? Non dimentichiamo che i terroristi dell’Isis sono i mancati integrati di terza o quarta generazione: sono il risultato, come dicevo prima, di politiche folli di integrazione, e del nostro nichilismo. L’Islam usato come ideologia (tra l’altro, di morte) è una tipica categoria occidentale, che loro rispediscono al mittente. Un po’ come le Brigate Rosse usarono da noi il comunismo come rivoluzione moralizzatrice e purificatrice, con l’obiettivo di punire il nostro degrado e la nostra corruzione capitalistico-americana.

Lei condanna l’uso che la popolazione fa della propria libertà: non uno strumento per difendere la vita sociale, ma un pretesto per affermare l’individualismo nella società capitalista, vivendo della futilità delle piccole cose. Se non ho interpretato male. Considera questa tendenza cieca indifferenza nei confronti della “polis” o un problema di educazione civica?

Ancora spero in un’educazione civica che diventi materia fondamentale nelle scuole, capace di educare veramente i giovani. Ma nel libro ho semplicemente fotografato il tasso di regressione sociale (la società radicale di massa che Pasolini, già nel 1974 aveva intuito e denunciato), che si respira e si vede specialmente nelle nostre metropoli. Ed è indubbio che sia il combinato disposto di un’idea praticata di libertà-libertaria, originata nel ’68, e il capitalismo, come “strumento operativo” del desiderio che, per sua natura, è compulsivo. Se oggi siamo passati dall’economia di mercato, alla società di mercato, al supermercato, un motivo c’è. Gli uomini sono diventati cose, merce da acquistare e vendere, nello spazio di un nano-secondo. Dall’utero etico, le battaglie delle femministe, e dall’utero commerciale (le olgettine di berlusconiana memoria), siamo approdati all’utero in affitto: bambini che si comprano. Fa parte della medesima logica “filosofica”.

Come crede possa essere risolto questo problema dell’uomo/consumatore individualista in una società liquida?

Tornando alla società solida. E radicando le identità spirituali e religiose nella vita pubblica dei popoli. E classi politiche all’altezza di questa mission.

In questo contesto di crisi valoriale lei appone una rinascita del cattolicesimo come soluzione. Un cristianesimo che vada al di là del finto buonismo e della “domenica a Messa”. In che modo, secondo lei, una società così frammentata può ritrovare gli autentici valori cristiani senza sfociare nel bigottismo?

Bigottismo e buonismo, in casa cattolica, si alimentano a vicenda. Sono speculari. È l’ora di un cattolicesimo sobrio, ma tosto (non c’è verità senza amore e non c’è amore senza verità), non più confinato nelle comunità o nelle Chiese, o nell’intimismo, ma elemento propulsivo di una nuova dimensione pubblica. La politica, l’ha detto anche Papa Francesco, non è l’espressione più alta di carità? Papa Benedetto voleva che i cristiani tornassero a rioccupare lo spazio pubblico e papa Giovanni Paolo II parlava di Quarto Comandamento (onora il padre e la madre), a proposito di patriottismo. Il cattolicesimo, infine, non è in Italia soltanto una fede, ma è anche elemento costitutivo della nazione. Un invito ai cattolici impegnati in politica: bisogna saper attualizzare la Dottrina sociale della Chiesa e battersi per i valori non negoziabili, a partire dalla difesa della vita e della famiglia naturale. Come si fa ad andare a messa e poi non essere coerenti nelle scelte da cittadini? Siamo in Repubblica e leggi sbagliate fanno costume. È indubbio che Renzi, infatti, stia costruendo la società radicale di massa. Basta legare ogni suo provvedimento approvato e in calendario per rendersene conto: dalle unioni civili, alle adozioni gay, dall’eutanasia alla legalizzazione delle droghe leggere, dal divorzio lampo allo ius soli. L’intento è planetario: una società globale di apolidi (senza identità culturale, spirituale, politica, religiosa), precari (senza identità sociale, lavorativa) e fluidi (senza identità sessuale). Nel nome e nel segno, ovviamente, della democrazia e della modernità.

In altri termini “un’alleanza identitaria tra credenti e non, unita sui valori antropologici”. Può spiegare meglio in cosa dovrebbe consistere questa alleanza?

Il nemico oggi non è l’Islam o le religioni. Il nemico oggi è il nichilismo, il laicismo, il nazismo democratico, il pensiero unico, che vuole costruire una società nuova; il gender che vuole costruire un’altra umanità (innaturale, parto dei desideri della mente). E il disegno delle caste e di molte classi dirigenti occidentali, con la scusa della battaglia (giusta) contro l’Isis, è di arrivare ad una guerra santa tra Cristianesimo e Islam. Non bisogna cadere in questa trappola. I terroristi dell’Isis sono pazzi che usano politicamente l’Islam, esattamente come altri pazzi hanno usato in passato le ideologie per fare guerre mondiali (nazismo, comunismo), o la stessa democrazia per edificare dittature. Visto che le categorie destra-sinistra, liberali-socialisti, nazionalisti-europeisti, sono state sostituite dalle dicotomie “alto-basso” (popoli e caste) e dai valori antropologici (o con la società naturale o con la società artificiale); un’alleanza identitaria politico-culturale, tra componenti religiose (cristiani, musulmani, esponenti di altre confessioni, anche non credenti), sui temi etici e i valori non negoziabili da difendere legislativamente e socialmente, è auspicabile. Con quali formule? Due strade, o nuovo coesivo (identitario-antropologico) all’interno di uno schieramento (di centro-destra), alternativo alla Repubblica renziana; o la traduzione diretta del Family Day (la strada intrapresa dal Popolo della Famiglia). Ai cittadini l’ardua risposta, in termini di consenso.

Federica Colantoni

Federica Colantoni

Federica Colantoni nasce a Milano nel 1989. Laureata in Sociologia all’Università Cattolica nel 2013, pochi mesi dopo inizia il percorso di formazione in ambito editoriale frequentando due corsi di editing. Da dicembre 2014 collabora con la rivista online Cultora della quale diventa caporedattrice. Parallelamente pubblica un articolo per il quotidiano online 2duerighe e due recensioni per la rivista bimestrale di cultura e costume La stanza di Virginia.

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