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“Il terzo padre” di Mario Collarile candidato al Premio Strega 2018

Benedetta Nucci di Benedetta Nucci, in Letteratura, del

Ci vogliono emotività, razionalità e un’ironia delicata per raccontare questa storia. Una vicenda di adozione non è mai facile e raramente è felice, scriverne significa assumersi un rischio. Mario Collarile si dimostra all’altezza del compito, poiché possiede ciascuna delle qualità sopracitate, le discioglie nel suo stile di scrittura e le mette in scena attraverso i suoi personaggi.

Pia è la protagonista e l’emotività, l’adottata che tramite una ricerca instancabile per fare luce sulle proprie origini offre al romanzo il pretesto di esistere. Paola è la razionalità, l’avvocata che guida Pia nei meandri della legislazione italiana in tema di adozione.  Preparata e competente, è un pozzo di cultura e di aneddoti, oltre che copilota nella Lancia Ypsilon dell’amica. Infine Pina, che è quella umana, quella buona, quella ironica. Questi sono i membri della P3, come si soprannomina il terzetto, una loggia massonica casereccia e in miniatura. “Speriamo di non fare una brutta fine”, commenta Pina con sarcasmo, ricordando il destino della P2.

L’obiettivo della P3 è di indagare sulle circostanze della nascita di Pia che, pur avendo ormai raggiunto la mezz’età, pur godendosi il benessere sornione di Napoli, non si dà pace rispetto alla sua condizione di adottata e al mistero dietro l’identità dei propri genitori biologici. Il romanzo è costruito attorno a questa ricerca e agli sforzi impossibili della P3 per portarla a compimento, risultato tutt’altro che scontato. Lo zio Corrado aveva avvertito Pia. “Tu non puoi pensare che questa è una favola a lieto fine nella quale tutti vissero felici e contenti”. In effetti, Il terzo padre non è una favola. Il racconto incalza guardandosi bene dallo scadere in facili sentimentalismi (un rischio reale quando si tratta un tema come quello dell’adozione, che ha una carica sentimentale potentissima), ma si mantiene sempre umano, essenziale e autentico.

Il primo capitolo presenta uno spaccato di vita della protagonista, dai nove ai cinquant’anni. La sua storia è raccontata con semplicità e in maniera genuina, sembra prendere in prestito il linguaggio della Pia bambina. Un’amica, durante un soggiorno in villeggiatura, le dice la verità rispetto le circostanze della sua nascita, poi negata con veemenza dai genitori e dai parenti tutti. La scoperta adombra la dolcezza ovattata della vacanza al mare e dell’infanzia.

Il dubbio cresce mentre Pia diventa adulta. La voglia di fare chiarezza si risveglia poi, con violenza, quando la protagonista è già una moglie e una madre, sistemata e apparentemente stabile, l’8 novembre del 2013. Un articolo su “Il Venerdì della Repubblica” riaccende il fuoco antico. Tratta di adozione e presenta le storie drammatiche di altri orfani come Pia, a cui è negato il diritto di riappropriarsi dei natali e che si dibattono nell’indifferenza glaciale che riserva loro la legislatura.

“All’origine della mia vita c’è una zona senza ricordi e senza storia che mi rende incompleta”. Pia si arroga il diritto di avere una storia, che abbia un inizio chiaro, uno svolgimento e un finale possibilmente soddisfacente. Arruola Paola e Pina perché la aiutino a ricostruirla, pezzo per pezzo, avvalendosi delle vie legali presentate da Paola e di vie meno legali, perché “‘a necessità romp ‘a legge”, come dice la portiera del palazzo di Pina. Il dolore è parte integrante della ricerca e lo scrittore non fa niente per nasconderlo, fa di più. Lo presenta come elemento necessario, il cui peso è alleggerito dalle tre amiche, che giocando a fare le detective fanno sul serio.

In fin dei conti, quel che colpisce e commuove di più del romanzo di Collarile è quanto lo scrittore metta del vero in una storia di finzione: impiega un linguaggio semplice, libero dal sensazionalismo, e una saggezza familiare e antica per proporre il dramma di Pia che, però, “trovava spesso il lato comico della vita”, e che con questo spirito affronta la propria ricerca ed esorcizza tutto il dolore. Quel che Collarile presenta non è una favola, è la realtà in potenza. Questo non esclude, però, che anche nella realtà sia possibile il lieto fine. Anzi, che sia ancora più lieto, proprio perché più verosimile.

Benedetta Nucci

Benedetta Nucci

Benedetta Nucci è una studentessa di ventidue anni. Studia Editoria e Scrittura alla Sapienza. È entusiasta di tante cose, tra cui la letteratura, l'arte, la musica, il cinema e Roma.

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