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Suburra, la serie tv arriva su Netflix

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suburra - culturamente

In queste settimane Netflix America ha fatto centro con Narcos 3, possiamo dire lo stesso per Netflix Italia con Suburra?

Ma vi siete mai chiesti cos’è Suburra? Probabilmente molti di voi sanno di cosa sto parlando. Ma per chi non lo sapesse, Suburra era una “zona di Roma antica compresa tra i colli Quirinale, Viminale, Celio e Oppio, che alla fine della Repubblica era diventata un quartiere popolare di piccoli commercianti, gente di malaffare e sede di postriboli”.

Oggi, 2017, le cose sono cambiate. Quirinale, Viminale ecc, sono i quartieri del potere eppure la divisione societaria è sempre la stessa:

“Patrizi e plebei, politici e criminali, mignotte e preti”

Sotto la direzione di Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi vedremo come ancora dietro colonne, scrivanie eleganti, uomini bene vestiti, Suburra continua ad esistere.

Un progetto che potrei definire “portentoso”  sta per venire alla luce. Una coproduzione che investe Netflix, Rai e Catleya. Un lavoro che si discosta dalle solite fiction italiane per assumere toni sempre più internazionali. Insieme a Gomorra e Romanzo Criminale il prodotto televisivo sta facendo grossi passi in avanti, rispondendo sempre più ad un mercato esigente. Ma  sarà all’altezza delle aspettative?

La serie è composta da 10 episodi della durata di circa un’ora che andranno in onda a partire dal 6 Ottobre. La narrativa della serie si sviluppa in 20 giorni. Ambientata nel 2008, quindi con un salto temporale di 4 anni rispetto al film del 2015. Vedremo il “ritorno in vita” di alcuni personaggi, la riscoperta di nuovi. Un prequel necessario per chi ha amato il film.

Ciò che sembra funzionare in questa serie è un ulteriore salto temporale. I primi secondi sveleranno il finale di ogni singolo episodio, sviluppando poi gli intrecci e le vicende che riconducono alla scena iniziale.

Tuttavia recensire una serie sulla base di due soli episodi non sempre è semplice, soprattutto se parliamo di un prodotto come “Suburra”.

suburra - culturamente

Una serie che sembra quasi sfidare i pregiudizi sulla televisione italiana. La missione? Non scendere nel banale e non calcare l’onda di produzioni viste e riviste.

Un lavoro non facile, ma neanche troppo difficile. Un mix di scontri, omicidi, ricatti, mazzette, case di piacere gira intorno al trio che rappresenta, almeno in prima battuta, il vero focus della serie: Numero 8 (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (edoardo Valdarnini).

Fin da subito, anche se in maniera molto sottile, il porto d’Ostia, è il fil rouge che collegherà ed intreccerà le varie vicende.  Vedremo come dalla mafia che invade Ostia si arrivi ai piani alti del Vaticano e della Politica. Calcando ovvero romanzando come giusto che sia, alcuni rapporti, aspetti e vicende  al fine di rendere il prodotto “appetibile” agli appassionati della serie e del genere.

In prima battuta Suburra sembra mancare di quel quid pluris che tiene lo spettatore incollato allo schermo, salvo qualche ripresa che toglie il fiato.

È solo sul finire che la serie riprende la carica. I dialoghi migliorano cosi come le vicende iniziano ad essere più dinamiche, eppure qualche caduta di stile c’è. Un paio di scene scontate, quel ruolo ricoperto della Gerini che a tratti stona, e che ahimè, nelle vesti della donna cinica, fredda, arrivista e di potere sembra proprio non saperci stare.

Tuttavia, Suburra ha le carte in regola per essere una buona serie sebbene questi cattivi siano ancora alle prime armi. Ma non lasciatevi ingannare dalla loro inesperienza, sanno essere spietati e non si lasciano fermare da nessuno!

Angela Patalano

Fonte: CulturaMente

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