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Sono un lupo di mare che ama la terra

Avatar di Alberto Pezzini, in Blog, del

Signor Ricci, dopo l’uscita del suo libro scritto a quattro mani con Fabio Pozzo (Odiavo i velisti, Longanesi, pagg. 233, euro 16,40), le sue interviste mi sembrano un po’ tutte con lo stesso sapore. Vorrei cercare di fargliene una un po’ diversa, se riesco

Provi

Mi dice qualcosa di Simone Bianchetti:secondo lei perchè ci siamo dimenticati così in fretta di lui, che forse ha fatto anche più di Giovanni Soldini.

Ci siamo dimenticati perchè ormai la vita va in fretta. No, non direi che abbia fatto più di Giovanni però. Simone era un creativo che possedeva un alone di avventura intorno a sé. Giovanni è più un tecnico, uno che fa le cose con pignoleria.

E’ vero che ha partecipato ad una gara con una barca di sua proprietà ?

Si, era il mio Verdone. La taglio e la modificò, prima di partire per l’Atlantico. Se non ricordo male arrivò terzo. Subito dopo me la riportò a casa.

Quali ricordi conserva di Simone ?

Ogni volta che tornava dai suoi viaggi mi portava in dono qualcosa che per lui era importante. Un vecchio fucile da caccia inutilizzabile, oppure una lanterna a carburo che usavano i minatori. Ce l’ho ancora in casa ed in questo momento si trova appesa davanti a me. Quando mi portava quegli oggetti, mi scappava sempre il sorriso.

Lei è stato un beniamino dei giornalisti degli anni ’80, grandi firme come Luca Goldoni e Piero Ottone. E’ vera la storia della mancata traversata di Luca Goldoni ?

E’ vera, si. Eravamo ad un bar di Cervia tutti e due, non mi ricordo il nome ma si trova ancora oggi tra il lungomare e la darsena. Goldoni :Sig. Ricci, io partirei stasera, lei che ne dice ? Io non avevo assolutamente nessuna informazione ma mi sembrava che il tempo fosse buono. Ha preso una tempesta tale da dover tornare indietro. Ottone invece ha scritto un libro su Azzurra mentre Giorgio Bocca aveva scritto un articolo sempre su di me e la barca con toni epici.

Era preparato al successo di Azzurra che travolse tutto e tutti nel 1983 ?

Non ero preparato ma arrivavo dal mondo del lavoro e quindi conoscevo gli uomini. Non è che mi scomposi più di tanto.

In che senso ?

Vede, io lavoravo con il ferro ed avevo un gruppo di uomini, una squadra insomma che lavorava con me. Dormivo e mangiavo con loro, seguivo i ritmi già allora di una specie di team. Fu quello che mi portò ad avere successo con Azzurra, il fatto di essere tutti rotelle che fanno funzionare un solo meccanismo.

Lei come velista si è fatto in Francia.

Io arrivo dalla scuola di Glenans, dove si insegnava una vela ruvida come la tela grezza. Si faceva la cacca da poppa oppure a terra dietro un paravento alto 60 cm. E’ lì che ho imparato come le barche debbano essere più leggere, e spogliate del superfluo. In mare meno cose si portano, e meno si rompono. Almeno ai miei tempi era così, quando il materiale prevalentemente usato era il legno. Oggi vengono impiegati materiali diversi. Ma per dirle, io sono stato uno dei primi che andasse già in barca con il fornellino a gas dietro.

Lei è stato uno degli amici più stretti di Raoul Gardini. Non è che vi assomigliavate un po’, tutti e due così ruvidi ed un po’ selvatici ?

Raoul è stato un uomo fuori dal comune. In Francia oggi è ancora apprezzatissimo per tutto quello che ha fatto con lo zucchero per esempio.

In Italia non ne parla più nessuno…

L’Italia…

Che ricordo davvero intimo serba di lui ?

Senta, i ricordi intimi restano seppelliti dentro di me e non li dico ma le racconto un episodio che forse non ho mai detto. Raoul ed io uscivamo spesso con il suo Moro di Venezia, non la barca della gara del 1993 ma quella personale. Eravamo sempre in una decina circa, ed a bordo facevamo delle grandi mangiate. A Ravenna esisteva il divieto emanato dalla Capitaneria di Porto per le imbarcazioni a vela di attraversare il canale Candiano, una specie di porto molto largo e lungo circa 6/7 km che collega la città al mare. Raoul aveva la mania di farlo a vela. Un giorno uscimmo come al solito e c’era un giovane ufficiale sulla banchina. Appena ci vide cominciò a correre come un pazzo spolmonandosi con il fischietto. Raoul gli gridò:Vai a chiamare il tuo babbo ! Tutti sapevano che mai e poi mai si sarebbe fermato, tranne quel giovane.

Con Gardini avete avuto un’altra conoscenza in comune, Paul Cayard.

Paul è sempre stato bravo, io me lo ricordo così. Era un uomo molto riservato, ed aveva l’ossessione della preparazione. Come lei sa, per uno skipper, la fase dell’allestimento è già metà vittoria.

Paul era stato uno dei beniamini di Tom Blackaller, era stato uno delle sue “tigri”, come li chiamava lui. Quando io facevo il commentatore sportivo nel 1993, Raoul mi disse che Paul gli aveva espresso delle riserve sul fatto che io – in quanto giornalista – potessi in qualche modo vulnerare la segretezza che veniva mantenuta sulla preparazione del Moro. Raoul con Paul rimase serio:era il suo comandante. Con me si mise a ridere. Eravamo talmente in confidenza tra di noi che ci parlavamo quasi soltanto in dialetto, e non le dico altro.

Ma scusi, è vero che nel 1993 il Moro montava già vele in carbonio ?

Vero. Aggiungo anche che – sempre a motivo della professionalità di Cayard – gli allenamenti si tenevano di notte o comunque salpavano la sera tardi.

Come le navi dei pirati. Com’è la giornata tipo di Cino Ricci oggi ?

Prima di tutto mi sveglio quando voglio, ma comunque sempre presto. Poi guardo il computer ed i giornali per vedere se c’è qualcosa sulla vela. Salgo poi in auto e vado al mio podere dove coltivo la terra. Ora la stagione è chiusa con l’inverno e quindi bisogna fare dei lavori in attesa che torni la bella stagione.

Che libri legge ?

Libri su vita vissuta. Mi piacciono le storie di chi è stato in giro ed ha fatto qualcosa di concreto nella vita.

Un esempio.

Scott, uno per tutti.

Il suo vino preferito.

Il San Giovese il santo dei romagnoli.

Il piatto.

Gli spaghetti, anzi le tagliatelle. E senta un po’:lei che idea si è fatto di me dopo avermi fatto tutte queste domande ?

Un uomo straordinario, con un senso dell’umiltà sconfinato come il mare, ed un’intelligenza prensile, sempre all’erta.

Forse perchè “Sul mare non è come a scuola, non ci stanno professori. Ci sta il mare e ci stai tu. E il mare non insegna, il mare fa, con la maniera sua”.
Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi”.

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Alberto Pezzini

Alberto Pezzini è nato nel 1967 a Sanremo. Laureato in giurisprudenza a Genova e procuratore legale dal 1995 (avvocato dal 1997), ha già maturato quasi vent’anni di avvocatura e non è ancora stanco, anche se a volte - tra iva e clienti che non pagano - vorrebbe fare soltanto lo scrittore. Collaboratore di Libero, ha collaborato prima ancora con Il Secolo d’Italia e Il Corriere Nazionale. Scrive anche per Mente Locale.

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