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Shakespeare difende i rifugiati: il testo del “Sir Thomas More”

Valeria Giuffrida di Valeria Giuffrida, in Letteratura, del

Shakespeare

Il dramma dei rifugiati, raccontato da William Shakespeare. In occasione dei 400 anni dalla sua scomparsa, la British Library ha caricato sul sito Discovering Literature: Shakespeare la versione digitalizzata di oltre trecento documenti dedicati al grande drammaturgo. Tra i pezzi più importanti, l’unica copia esistente del manoscritto del Sir Thomas More, opera teatrale sulla vita di Tommaso Moro scritta a più mani, a cui il Bardo collaborò con un discorso in difesa dei migranti.

L’attualità dell’argomento e l’uscita in piena Shakespeare Week inglese – celebrazione annuale delle opere di Shakespeare – ha fatto sì che le 164 righe del discorso facessero subito il giro del web. Nella scena si raccontano i fatti dell’Evil May Day del 1517, una sommossa scoppiata a Londra contro i migranti economici provenienti da tutta Europa, accusati di rubare il lavoro agli inglesi, come accade oggi agli stranieri in Italia o agli italiani emigrati nel Regno Unito.

Al popolo inferocito, Moro risponde con parole che invitano alla ragione e all’empatia. E le immagini che evoca non possono che richiamare ai nostri occhi altre immagini, migranti e rifugiati siriani in cerca di un futuro:

Immaginate allora di vedere gli stranieri derelitti,

coi bambini in spalla, e i poveri bagagli

arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto,

e che voi vi asseggiate come re dei vostri desideri

– l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato –

e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione.

Che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato a tutti

che a prevalere devono essere l’insolenza e la mano pesante

Allora, nelle intenzioni di Shakespeare, c’era la volontà di scuotere il suo presente. Attraverso un evento passato, il poeta parla dell’emergenza migranti di quegli anni, degli ugonotti francesi che chiedevano asilo in Inghilterra e scatenavano le proteste della popolazione. Shakespeare cerca, con rabbia, di infondere l’etica della reciprocità in chi lo ascolta, e di ricordare che tutti, da qualche parte, siamo stranieri:

Vorreste abbattere gli stranieri,

ucciderli, tagliar loro la gola, prendere le loro case

e tenere al guinzaglio la maestà della legge

per incitarla come fosse un mastino. Ahimè, ahimè!

Diciamo adesso che il Re,

misericordioso verso gli aggressori pentiti,

dovesse limitarsi, riguardo alla vostra gravissima trasgressione,

a bandirvi, dov’è che andreste? Che sia in Francia o Fiandria,

in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo,

anzi, ovunque non rassomigli all’Inghilterra,

orbene, vi trovereste per forza ad essere degli stranieri.

Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara

che, in un’esplosione di violenza e di odio,

non vi conceda un posto sulla terra,

affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole,

vi scacci come cani, quasi non foste figli e opera di Dio,

o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere,

ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste

di essere trattati così? Questo è quel che capita agli stranieri,

e questa è la vostra disumanità da senzadio.

Purtroppo, per evitare altri disordini, Sir Thomas More fu censurata e non andò mai in scena. Dal prossimo 15 aprile, il manoscritto sarà esposto al pubblico alla mostra Shakespeare in 10 Acts della British Library.

Valeria Giuffrida

Valeria Giuffrida

Valeria Giuffrida, nata a Catania. Ha studiato Lingue e Comunicazione. Blogger, appassionata di narrazione e mescolanza tra linguaggi comunicativi, ha frequentato diversi corsi nel settore del teatro, del cinema, della radio, della scrittura creativa. Ha collaborato per due anni con Step1 magazine, occupandosi di cultura, cronaca, interviste, video inchieste. Insieme ad un gruppo di studenti del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Catania, ha fondato Smanews, progetto radiovisivo di informazione e satira.

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