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Il Sensibile ambientale di Mauro Staccioli in mostra alle Terme di Caracalla

di Sabrina Amato, in Arte, del

Dal 13 giugno al 30 settembre l’imponente complesso delle Terme di Caracalla ospiterà “Mauro Staccioli. Sensibile ambientale”, la prima retrospettiva dedicata all’artista volterrano – uno dei principali interpreti della scultura italiana dal secondo dopoguerra – morto a 80 anni il primo gennaio di questo anno.

Curata da Alberto Fiz e promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e l’Archivio dell’artista, “Mario Staccioli. Sensibile ambientale” è accompagnata da un’ampia monografia edita da Electa, arricchita dai contributi di Alberto Fiz, Marco Bazzini, Hugh M. Davies, Massimo Mininni, Simona Santini, dalle testimonianze edite di Bruno Corà, Giuseppe Panza di Biumo e da un’intervista a Gillo Dorfles.

La mostra si presenta come una corposa antologia diacronica delle opere di Staccioli, offrendo molteplici spunti di riflessione sulla sua ricerca artistica e filosofica, la sua volontà di rapporto tra scultura e ambiente. 26 opere – che faranno compagnia alle installazioni permanenti di Michelangelo Pistoletto – si confrontano con i monumentali ambienti termali ed i loro sotterranei.

Intervenendo alla presentazione dell’esposizione, il soprintendente Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, Francesco Prosperetti, ha spiegato: «La mostra è un tributo dovuto a un grande artista italiano, un momento per celebrarlo nello splendido contesto delle Terme di Caracalla. Opere monumentali che sfidano il monumento più grande di Roma. Così si spiega anche il titolo “Sensibile ambientale”. La prima volta che ho incontrato Staccioli per l’allestimento della sua mostra a Scolacium – ha continuato il soprintendente – girava per il Parco con un metro in mano, come un antico e nobile artigiano misurava le mura e gli spazi per capire il luogo e reinventare le sue opere. Quindi, allestire questa mostra senza di lui è stata una grande sfida, resa possibile dall’affetto e la dedizione di un affiatato gruppo di lavoro, il cui frutto offriamo a tutti i visitatori di Caracalla».

In primo piano, l’intenso rapporto che Staccioli instaura con i luoghi attraverso le sue opere, per nulla in soggezione in una location dalla forte personalità come le Terme. «La scultura si pone come segno critico per una diversa lettura e fruizione del contesto: interrompendo la quiete dei consueti itinerari turistici, insinua dubbi, sollecita risposte, impone il problema del rapporto estetico dell’individuo con la qualità dell’ambiente e della vita quotidiana» scriveva Staccioli nel 1980, rivendicando un atteggiamento attivo verso la storia ed evidenziando la necessità di riappropriarsi dei siti archeologici come luoghi vissuti all’interno del tessuto urbano.

Per Staccioli, infatti, la scultura, in primis, è chiamata ad interagire con lo spazio fisico della sua destinazione, per il quale essa stessa è pensata e con cui interagisce. “Interazione” è del resto una parola-chiave della ricerca artistica dell’artista toscano, ed esprime non soltanto una circolarità di relazioni di senso fra l’opera e l’ambiente, ma anche una chiara allusione al rapporto uomo-ambiente.

Nel percorso spiccano i lavori degli anni Settanta, come Barriera e Piramide – già esposte a Volterra nel 1972 in occasione di “Sculture in città”, la prima mostra pubblica di Staccioli – ma anche il grande Portale, che sul viale delle terme evoca l’ingresso di una città antica, e un esemplare degli “Anelli” – giganteschi occhi che attraversano lo spazio e contemporaneamente ne sono attraversati – tra le serie più popolari nella produzione dell’artista. Fino alla sofisticata Seneffe del 2013 – una scultura in acciaio tubolare verniciato dal diametro di 10 metri e di appena 22 centimetri di spessore – e a Diagonale Palatina, opera testamentaria dello scultore, realizzata nel 2017 per l’esposizione “Da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino” e destinata a restare permanentemente nel complesso delle Terme di Caracalla dopo la chiusura della mostra.

Le sculture dell’artista sono un’occasione per rileggere l’habitat sociale al di là di ogni nostalgica rievocazione del passato. Cemento, ferro e acciaio corten punteggiano l’itinerario di visita in realizzazioni monumentali, che proprio grazie alla sensibilità dei materiali si fanno testimoni dello scorrere del tempo.

la storia appare quale elemento costante nella ricerca di un artista, il quale ha privilegiato materiali che, non a caso, interagiscono con il passare del tempo: «Le esperienze, i progetti, le idee, il tempo e la storia riconoscibili negli oggetti connotano il luogo dandogli senso», scriveva Mauro Staccioli.

Ad esempio, una riflessione va fatta sull’acciaio corten, abbreviazione dei termini inglesi che definiscono le caratteristiche principali, CORrosion restistance (resistenza alla corrosione) e TENsile strength (resistenza a trazione); è un materiale a basso contenuto di lega, brevettato nel 1933 dall’azienda americana United States Steel Corporation (U.S.S.) e risulta infinitamente più duraturo rispetto alle cose realizzate con normale acciaio al carbonio.

Dunque nulla nell’opera di Staccioli è stato lasciato al caso, ma tutto si carica di suggestioni e significati; come questa lega metallica dalle caratteristiche longeve direttamente proporzionali al suo aspetto antico.

Sabrina Amato


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