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Il self-publishing in Italia: uno sguardo d’insieme oltre i numeri

di Elisabetta Tassinari, in Letteratura, del

Il fenomeno dell’auto-pubblicazione, dell’indipendenza dell’autore nei confronti dell’editore, sta vedendo in Italia un progressivo incremento, tanto da presentare alcune analogie con quanto accaduto nel mondo del giornalismo, con la nascita e la crescita esponenziale dei blog.
Sebbene non esista una recente indagine ufficiale sul self-publishing, fenomeno difficile da esaminare (non tutti i libri auto pubblicati vengono registrati con un codice ISBN e non tutti vengono distribuiti tramite canali ufficiali), è dato incontrovertibile che le cifre non siano ancora paragonabili a quelle degli Stati Uniti, dove il numero dei titoli auto pubblicati risulta essere triplo rispetto ai titoli pubblicati dagli editori, o a quelle del mercato anglosassone, che vanta casi di autori indipendenti con straordinario successo. Mettendo da parte gli impietosi confronti, in Italia, nel 2017 si stimano oltre 30.000 titoli di auto pubblicazioni e gli Indie, gli autori indipendenti, salgono al 45% del mercato librario.

Significativa, per comprendere i meccanismi di rottura con la tradizione, l’analisi di Lorenzo Fabbri, creatore dell’autorevole sito di auto pubblicazione ilmiolibro.it: “Con il self-publishing la selezione non avviene più a monte ma a valle del processo produttivo e fa sì che le cose più interessanti emergano grazie alle scelte degli utenti”. L’“auto editrice”, come lei stessa si definisce, Rita Carla Francesca Monticelli, sposa senza riserve la causa: “Non solo scrivo i miei libri, ma li trasformo anche in un prodotto di qualità che promuovo e vendo. Questo non vuol dire che faccio tutto da sola, come spesso si ritiene parlando di self-publishing, piuttosto che ho l’ultima parola sul mio prodotto, pur affidandomi in più fasi alla professionalità e al lavoro di altri”.
Dunque gli editori hanno perso il monopolio della pubblicazione di un libro: nello specifico del processo tecnico dalla stesura alla vendita, il controllo creativo, il copyright, i diritti di sfruttamento commerciale, il marketing, la promozione e la distribuzione possono essere nelle mani dell’autore, eventualmente utilizzando i servizi messi a disposizione dal sito di self-publishing a cui si è affidato. Insomma, vantaggi concreti, il più attraente dei quali non può essere omesso: il guadagno immediato, che nel caso di editoria tradizionale è meno cospicuo (l’autore indipendente può ricavare fino al 70% su ogni copia venduta) e più dilazionato nel tempo.

Tuttavia, se è vero che al cambiamento, nell’editoria come in ogni altro ambito, appartiene intrinsecamente una condizione di incertezza, è necessario prendere coscienza dei pericoli, altrettanto concreti, che l’abbandono dell’editoria tradizionale comporta, i quali sono riconosciuti e sostenuti con forza persino da autori catalogati tra le fila degli stessi, esperti, self-publisher. La possibilità di caricare e vedere fruibile, in pochi click, il proprio libro, non equivale ad un successo immediato, sia in termini di soddisfazione personale, sia in termini di profitto. Il self-publishing può diventare il rifugio dell’autore che vuole bruciare le tappe, la scorciatoia per entrare nel mercato editoriale, l’illusione di diventare scrittore senza fatica. La platea di quanti possono pubblicare aumenta notevolmente: imprenditori, professori universitari, ricercatori, scrittori di narrativa, giovani laureati, appassionati di letteratura… per farsi largo nella “giungla” del self-publishing è bene riconoscere che auto pubblicare un libro non significa convertire un manoscritto e caricarlo su Amazon, bensì diventare editori di se stessi; non solo conoscere le dinamiche del marcato editoriale in generale e di quello degli ebook in particolare, ma orientarsi nel web e nella promozione online. E nel mondo del tech, usando le parole di Jeff Bezos, uno che la rete la conosce bene, “every day is day one”, ogni giorno è un esperimento, in un mondo che cambia da un secondo all’altro.

Agli ostacoli, celati dal manto dell’immediatezza, si aggiunga il fatto che, in Italia, per la maggior parte della gente, il self-publishing non esiste, perché non ne è a conoscenza: attualmente i libri esposti sugli scaffali delle grosse librerie tengono saldo il loro primato.
Se un autore indipendente conquista online un successo rilevante in termini di vendite e di notorità, allora esiste la possibilità che sia contattato da un agente letterario o da una casa editrice importante che gli propongano il tanto agognato salto di qualità. Paradossalmente, quindi, è solo nel momento in cui l’editore sceglie di pubblicare un autore che si era precedentemente auto pubblicato (con le relative attività di editing, marketing, comunicazione) che si iniziano a scalare le classifiche di vendita, con la prospettiva reale di dar vita a casi letterari e di costume.
Allora, se il premio per il successo ottenuto su una piattaforma di self-publishing è il riconoscimento di una casa editrice, ne consegue che pubblicare con un editore, oggi, in Italia, è ancora un fatto prestigioso e la figura dello scrittore, il cui nome compare accanto al marchio di un’azienda importante che ha investito in lui, gode ancora di maggiore fascino rispetto a quella di un, pur professionalmente riconosciuto, autore indipendente.

Elisabetta Tassinari


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