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Saviano, un controappello: preferisco continuare a scrivere

Paolo Gambi di Paolo Gambi, in Letteratura, del

Basterebbe ascoltare quel fringuello che cinguetta nella nostra testa, e che si chiama “buon senso” per capire che l’appello di Saviano agli intellettuali andrebbe solo ignorato. Ma da modesto scrittore che si è sentito chiamato in causa vorrei sommessamente rispondere con un breve controappello scritto con il cuore immerso in un misto di noia e rabbia.

Un controappello che ha bisogno di un’unica parola per raccontarsi: BASTA.

Basta innanzitutto a questo modo di intendere la cultura. La cultura e l’arte raccontano il reale, non cercano di piegarlo a questa o quella visione del mondo. Per cambiare la società c’è la politica. Se Saviano vuole sconfiggere la visione del mondo di Salvini si candidi alle prossime elezioni e prenda più voti di Salvini. Così funziona la democrazia, popolare o populista che dir si voglia. E lasci raccontare storie a chi vuol fare lo scrittore.

Basta poi a quest’idea che chi fa cultura debba per forza aderire all’ideologia globalista, egalitarista e pure terzomondista. Personalmente ho scritto 25 libri ma non per questo trovo che un rimescolamento caotico di popoli e culture sia un gran bell’evento senza problemi enormi da dover gestire. Quindi non per forza chi scrive libri o ha un blog deve considerare questo Governo una congrega di Mangiamorte o pensare che Salvini sia Thanos. Anzi. E comunque questo non dovrebbe c’entrar nulla con l’essere scrittori o intellettuali.

Basta quindi a questa arroganza nel credere di poter avere in mano la verità. Quanto più ci si avventura nei misteriosi sentieri dell’arte tantopiù ci si rende conto che la verità ci sfugge continuamente di mano, anche in quei rari momenti in cui riusciamo a sfiorarla. Che artista e che scrittore è quello che innalza come un vitello d’oro la più stanca delle ideologie?

Basta poi a questo innalzamento dei toni. Se qualcuno insulta una persona questa ha il diritto di difendersi portando chi lo ha offeso in tribunale e questa non è dittatura, anche se alcune orecchie vogliono sempre sentir risuonare parole come questa. Ci vuole ecologia lessicale, quindi basta con queste rievocazioni improprie di parole come “dittatura” o “fascismo”, che sono fatti storici decisamente lontani. Grazie.

Basta anche a questo disprezzo di fondo per l’Italia che fa da retrogusto ai pensieri che Saviano esprime. Raccontando le brutture italiane Saviano avrà anche fatto i soldi, ma poi dov’era questa sua coscienza ferita di intellettuale che deve per forza fare politica mentre i Voldemort di Bruxelles riducevano lo Stivale a un cumulo di povertà e usavano gli italiani per esperimenti di macelleria sociale? Difficile essere credibili ad intermittenza.

basta un po’ anche a Saviano e al suo proliferare dappertutto. Perché sinceramente questo Paese ha molto di meglio da esprimere. Di sicuro a livello letterario.

Paolo Gambi

Paolo Gambi

Paolo Gambi è scrittore e giornalista. Autore di oltre venti libri, alcuni scritti con il cardinal Tonini, con Alessandro Meluzzi e con Alessandro Cecchi Paone. Ha insegnato comunicazione in un istituto superiore di scienze religiose. Ha lavorato al Financial Times, è “contributing editor” di The Catholic Herald, di Londra, blogger dell’Huffington Post Italia, ha collaborato e collabora con numerose riviste italiane e straniere. Vincitore del premio Guidarello per il giornalismo d’autore nel 2012, nel 2014 è stato nominato Testimonial del mese della cultura italiana nel Principato di Monaco dall’Ambasciatore italiano. È mental coach , specialmente nel mondo del tennis. Canale di youtube: https://www.youtube.com/c/Janfigores

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