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A San Francisco spuntano le No Tech-Zone

Simone Giallonardo di Simone Giallonardo, in Viaggio, del

«Cellulari, tablet, laptop e altri dispositivi smart sono vietati. Previste multe di 300 dollari per i trasgressori». Questa la scritta riportata su alcuni cartelli apparsi a fine settembre nella città di San Francisco. E precisamente ad Alamo Square è comparsa la prima tabella riportante il classico simbolo di divieto che con una barra rossa sovrastava la classica forma dello smartphone di Apple, in più un No Tech-Zone a caratteri cubitali in alto.

Gli abitanti della zona hanno pensato che potesse essere un assurdo divieto delle autorità locali. Siamo pur sempre negli Stati Uniti, qualche mossa del genere c’era da aspettarsela. Ma la polizia, sorpresa dalle molte segnalazioni, ha affermato di non sapere nulla della faccenda e immediatamente ha rimosso il segnale.

Nel frattempo sui diversi social network sono partiti i diversi post per commentare l’accaduto: chi era sorpreso, chi indignato, chi divertito. E, come spesso accade, un paio di giorni dopo cala il silenzio sulla notizia. Dopo dopo qualche tempo sono comparsi di nuovo i misteriosi segnali ad Alamo Square, ma anche a Washington Square, Duboce Park, Mission Dolores Park, Alta Plaza Park.

Ma il mistero era ormai risolto: l’autore dei segnali è Ivan Cash, un giovane artista ed ex dipendente di Facebook che ha deciso di lavorare autonomamente e che spiega le sue intenzioni in un filmato. Il video fa riferimento all fornitura gratuita di wi-fi in 30 parchi cittadini iniziata nel 2013 e ne sottolinea gli effetti: le persone sono sempre più social, ma non sono più sociali. Passeggiando nei parchi si vedono grandi e piccini attaccati ai piccoli schermi degli smartphone, seduti sulle panchine, in silenzio. Uno spettacolo spettrale di persone che sono diventate incapaci di godersi una giornata all’aria aperta, immersi nel verde con gli amici. Una provocazione, quindi, per riflettere sul ruolo di smartphone e tablet sempre più radicati in modo pervasivo e totalizzante nel nostro tempo libero.

Spiega così la sua azione il giovane Cash: «Spero che questi cartelli spingano tutti noi a pensare in modo critico al ruolo della tecnologia e forse anche a lasciare il nostro telefono a casa un giorno a settimana». In effetti, Cash ha ragione. Il paradosso c’è, eccome. Scopo del social network è unire le persone lontane e favorire le reti di socializzazione, ma a quanto sembra ora la vera difficoltà sta nel comunicare con il proprio vicino di casa, con chi sta seduto accanto a noi, con i propri amici. Sembra proprio che si sia prodotta una vera e propria alienazione della persona e si senta il bisogno continuo di guardare internet, Whatsapp, Facebook. Tanto è che lo stesso autore della burla mediatica dichiara di avere solamente una semplice aspettativa: «Mi auguro che servano quantomeno a resistere all’impulso di controllare lo smartphone ogni volta che usciamo da un cinema, atterriamo da un aereo, ci fermiamo a un semaforo rosso, ci svegliamo la mattina, ci sediamo su una panchina al parco, o finiamo di leggere questo testo».

Su No Tech-Zone, il sito messo online dallo stesso artista, è possibile addirittura acquistare questi cartelli. Un’operazione commerciale? Forse. Ma certamente è riuscita a riportare attenzione sul ruolo della tecnologia nella nostra vita.

Una tematica molto calda, in particolare nella città di San Francisco dove la presenza della vicina Silicon Valley inizia a pesare economicamente sui cittadini, soprattutto per chi non ha i ricchi stipendi di Google e co. Qualcuno pensa già di spostarsi verso città meno hi-tech.

Simone Giallonardo

Simone Giallonardo

Simone Giallonardo è nato nel 1993. Ha conseguito la maturità classica. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi Roma Tre. Collabora con alcuni giornali locali. Attivo da sempre nel sociale, dal 2011 è Presidente del Consiglio Comunale dei Giovani di Capena (Rm).

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