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Roma: la Biblioteca di archeologia di Palazzo Venezia rischia di scomparire

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La Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, in breve BiASA, sarà spostata dalla storica sede di Palazzo Venezia e a Roma scatta la protesta. Questa biblioteca statale del Ministero per i Beni e delle Attività Culturali, unica specializzata in archeologia e storia dell’arte a livello nazionale, è al centro di una vicenda che desta preoccupazione per le sorti del ricchissimo patrimonio artistico e culturale che custodisce.

Nata nel 1875 come raccolta di libri ad uso dei funzionari della Direzione degli Scavi e dei Musei del Ministero della Pubblica Istruzione, la biblioteca ha progressivamente ampliato il suo pubblico: dalla cerchia ristretta di addetti ai lavori che potevano accedervi nel 1914, ha poi aperto le sue porte a generazioni di studiosi, tra cui il pittore Mario Mafai e la stessa direttrice del Polo Museale Edith Gabrielli.

Grazie agli acquisti e alle importanti donazioni il patrimonio della biblioteca si è ampliato enormemente, fino a raggiungere gli attuali 380.000 volumi. Dalle prime 15.000 opere donate nel 1915 dal principe Ruffo di Motta Bagnara, la BiASA ha beneficiato di fondi e collezioni lasciate da studiosi e appassionati come Rodolfo Lanciani, Corrado Ricci e Rocco Pagliara, per citarne solo alcuni. Tra i tesori della biblioteca si trovano anche più di 20.000 tra incisioni, disegni e fotografie, opere manoscritte e fondi archivistici per più di 100.000 carte, testate di periodici e incunaboli rari.

Da quando però, nel 2015, la BiASA è diventata parte del Polo Museale del Lazio, la divisione delle competenze tra la Direzione Generale Biblioteche, a cui spetta la valorizzazione del patrimonio, e il Polo Museale, che si occupa dell’aspetto tecnico-scientifico, ha causato non pochi problemi. In particolare, secondo alcuni funzionari intervistati da Repubblica, questo nuovo assetto ha portato ad una vera e propria “perdita di identità” della struttura, che trova difficoltà sempre crescenti nella gestione autonoma di attività ordinarie come l’acquisto di nuovo materiale, il prestito e lo scambio.

In una situazione già difficile, dopo quasi cent’anni al piano rialzato di palazzo Venezia, dove si trova da quando fu assegnata ufficialmente all’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, la biblioteca cambierà ora sede, rischiando di scomparire.

Il progetto del ministro Franceschini è infatti quello di trasferirla nei locali di palazzo San Felice in via della Dataria pel lasciare spazio alla “Scuola per i Beni Culturali e il Turismo”. Non è stato comunque il solo cambio fisico di sede a destare perplessità, quanto piuttosto la trasformazione della biblioteca in Fondazione, un’operazione che il ministro è autorizzato a compiere in virtù di una clausola nella legge di stabilità. Sia dalla Cgil che dall’Istituto di Archeologia è emersa preoccupazione riguardo le modalità di finanziamento di questa Fondazione e il rischio che le vengano assegnati compiti di promozione turistica poco affini alla sua vocazione originale. Il ministro Franceschini, da parte sua, assicura che lo scopo dell’operazione non è privatizzare la biblioteca ma valorizzarne il patrimonio unico, troppo a lungo mortificato in spazi insufficienti.

Il presidente dell’Istituto di Archeologia, Adriano La Regina, intervistato da Repubblica, ha fatto sapere che eserciterà ogni diritto in suo possesso per difendere il patrimonio artistico e librario della biblioteca. C’è da augurarsi che quello della BiASA non si trasformi nell’ennesimo caso di capitale culturale sacrificato alle esigenze del bilancio.

 

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