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Il rifiuto di T.S. Eliot a “La fattoria degli animali”: resa pubblica la lettera a Orwell

Federica Colantoni di Federica Colantoni, in Letteratura, Libri, del

fattoria degli animali

Il 13 luglio 1944, l’allora direttore della Faber&Faber Thomas Eliot inviava una lettera di elegante rifiuto a George Orwell che gli aveva appena presentato il suo La fattoria degli animali.

Testo allegorico per eccellenza, La fattoria degli animali è oggi considerato il manifesto della capacità di Orwell di riuscire con semplicità a descrivere lo scenario politico del tempo in cui visse; ma Eliot non era sicuro di questo, pertanto, nella lettera pubblicata per la prima volta dalla British Library pochi giorni fa, gli comunicava le sue perplessità ritenendo che quello espresso nel romanzo «non fosse il giusto punto di vista da cui criticare la situazione politica».

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Pur apprezzandone i punti di forza e riconoscendola come una «inconfondibile opera di scrittura e una fiaba sapientemente gestita», Eliot si aggiunge al numero di rifiuti che Orwell ha dovuto subire in qualità di scrittore politico. Ma lo scrittore è sempre stato consapevole delle difficoltà che avrebbero incontrato i suoi romanzi, tanto che nella prefazione all’edizione del 1945 pubblicata da Secker & Warburg scrive: «se gli editori si impegnano a non pubblicare determinati argomenti non è per timore di una ritorsione penale, ma perché hanno paura dell’opinione pubblica. In questo paese la viltà intellettuale è il peggior nemico che uno scrittore o un giornalista deve affrontare».

Dalla lettera di Eliot emerge una chiara posizione in merito all’editoria degli anni ’40, che non è molto diversa da quella attuale, dividendo il mondo editoriale in due case editrici tipo: quella commerciale e quella provocatoria, di controtenenza: «Se una casa editrice – scrive Eliot – pretende di avere interessi e motivazioni che vadano oltre alla mera prosperità commerciale, è certamente nel suo dovere pubblicare questo libro […]. Non vedo ragioni di cautela o prudenza che impediscano a chiunque di pubblicarlo, se credesse in ciò che rappresenta».

Con un assunto disarmante Eliot conclude la lettera di rifiuto: «Dopotutto, i suoi maiali sono molto più intelligenti degli altri animali, e quindi i più qualificati a gestire la fattoria – infatti, senza di loro, non avrebbe potuto esserci nessuna fattoria degli animali: pertanto, ciò che occorreva (argomenterebbero alcuni) non era più comunismo, ma maiali con più senso civile.»

 

Federica Colantoni

Federica Colantoni

Federica Colantoni nasce a Milano nel 1989. Laureata in Sociologia all’Università Cattolica nel 2013, pochi mesi dopo inizia il percorso di formazione in ambito editoriale frequentando due corsi di editing. Da dicembre 2014 collabora con la rivista online Cultora della quale diventa caporedattrice. Parallelamente pubblica un articolo per il quotidiano online 2duerighe e due recensioni per la rivista bimestrale di cultura e costume La stanza di Virginia.

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