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Renato Serra e la generazione che cercò la svolta esistenziale nella Grande Guerra

Luigi Caiafa di Luigi Caiafa, in Letteratura, Libri, del

Era il 20 luglio 1915, la ferocia e gli affanni della Grande Guerra avevano già iniziato a scuotere nel profondo l’animo degli italiani. Renato Serra, all’epoca, aveva poco più di trent’anni, quando la trincea lo accolse tra le sue grette spire, strappandolo alla vita e condannandolo a un’eterna giovinezza. «Temeva di invecchiare fallito. Ma la vecchiaia sarebbe rimasta un orizzonte lontano, mai raggiunto, nella sua breve vita», scrive Paolo di Paolo in un articolo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” nel luglio del 2015, in occasione del centenario dalla precoce scomparsa dell’enfant prodige romagnolo.

Nato a Cesena il 5 dicembre del 1884, Renato Serra diventa presto illustre testimone di una delle più gravi crisi che il mondo abbia mai attraversato. Una crisi profonda e dolorosa, che ha lacerato le coscienze e sconvolto le esistenze di molti uomini. Sono in pochi ad aver percepito la profondità di quella crisi in cui la società stava per imbattersi, e Renato Serra è senza dubbio uno dei più inquieti e acuti interpreti di quegli anni.

Nel 1900 si iscrive all’università di Bologna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, dove, quattro anni più tardi (1904), consegue la laurea con una tesi sulla poetica petrarchesca dal titolo Dei “Trionfi” di Francesco Petrarca, pubblicata postuma nel 1929 e apprezzata ancora oggi per il notevole spessore stilistico e la puntualità della sua analisi filologica condotta sulla falsariga del metodo carducciano. Gli anni universitari rappresentano una vera e propria occasione di crescita culturale e professionale per Serra, durante i quali ha l’opportunità di confrontarsi con alcuni dei più brillanti intellettuali e letterati del tempo: oltre a frequentare i corsi di Giosuè Carducci, Francesco Acri e Giovanni Battista Gandino, diventa anche simpatizzante delle idee socialiste del critico letterario Severino Ferrari.

Nel 1905 si trasferisce a Roma per frequentare la Scuola per allievi ufficiali dell’esercito e due anni dopo si iscrive a Firenze presso l’Istituto di studi superiori, per perfezionarsi in letteratura italiana. Nello stesso periodo conduce, parallelamente agli studi, un lavoro di tipo storico-filologico nella compilazione di un Repertorio bibliografico della storia d’Italia.

Nel 1908 torna nella sua terra natia e diventa insegnante nella Scuola normale femminile di Cesena e, dal 1909, ottiene l’incarico di direttore della Biblioteca Malatestiana. In questo periodo, sviluppa un notevole interesse per gli scrittori della sua Romagna, mosso dal desiderio di non perdere quel legame con le radici profonde della sua terra che lo accompagnerà per tutta la vita. La sua carriera in ambito letterario inizia, infatti, con la pubblicazione di saggi su scrittori contemporanei legati all’ambiente romagnolo, tra cui Pascoli, Panzini, Beltramelli e Oriani, oltre a commenti e analisi delle opere di Verlaine, Rimbaud, Tolstoj, Nietzsche e Kipling. I suoi primi scritti presentano uno stile che si inserisce appieno nel panorama della critica contemporanea: se da un lato, mostra peculiarità conformi al filone carducciano, dall’altro, comincia a subire anche l’influsso delle dottrine crociane e delle esperienze del frammentismo.

Dopo i primi articoli pubblicati sulla rivista “La Romagna”, il letterato cesenate si inserisce nell’ambiente de “La Voce”, dove pubblica diversi articoli e saggi, tra cui gli Scritti critici del 1910, ed entra in rapporti con Giuseppe Prezzolini e Giuseppe De Robertis. Nello stesso periodo inaugura un’intensa e proficua corrispondenza con Benedetto Croce, in cui, tra toni polemici e note di contrasto, non mancano sinceri segnali di stima reciproca. «Lei ha tali qualità d’ingegno e di cultura da tener testa a moltissimi dei possibili concorrenti», si legge in una lettera indirizzata a Serra.

Nel 1915 Serra scrive la sua opera più significativa, Esame di coscienza di un letterato, ripubblicato di recente da Historica per la collana “La biblioteca ritrovata”, curata da Gennaro Malgieri. Lo scoppio della Prima guerra mondiale divide l’Italia tra interventisti, che spingono per entrare in guerra contro l’Impero austriaco e completare l’unificazione nazionale con la conquista di Trento e Trieste, e neutralisti, contrari. Serra interviene sul tema con il suo testo, redatto a Cesena dal 20 al 25 marzo 1915 e pubblicato postumo nel 1916, e già nelle prime pagine dello scritto esprime una posizione molto critica nei confronti della guerra e dei suoi miti, disapprovando l’enfasi retorica degli intellettuali che abbandonano la letteratura a favore della propaganda politica.

 

renato-serra

 

Nelle pagine del suo “esame di coscienza” emerge il vissuto e la passione di un’intera generazione.  Serra, con il suo Esame, reclama il diritto di fare letteratura e osservare il mondo con occhio critico: la guerra – spogliata di qualsiasi giustificazione etica, politica, ideologica o religiosa –, in realtà, non serve a nulla, può cambiare i confini di una nazione, ma non lo spirito della civiltà. Serra avverte forte il disagio di una letteratura avulsa dalla realtà, e non sopporta la retorica e le mistificazioni ideologiche di chi ostenta l’ispirazione proveniente dall’esperienza bellica: nessun ideale astratto di giustizia può risarcire le concrete sofferenze e le morti di milioni di individui. Nondimeno, la guerra è un sacrificio, un dovere da adempiere e un momento in cui riscoprire l’umanità più profonda, nella fatica, nel pericolo e anche nella morte, un’occasione per riscoprire la fratellanza tra gli uomini e condividere passioni (intese come pathos, sofferenza). Allo stesso tempo, ogni uomo deve vivere intensamente il momento cruciale a cui è chiamato, non per la patria o per la libertà, bensì per compiere un’impresa che dia significato alla propria vita.

 

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa nasce in Puglia nel 1985. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Archeologia e Storia dell’arte antica presso la Sapienza, Università di Roma, inizia un percorso di formazione in ambito editoriale. Da gennaio 2016 collabora con la casa editrice Historica e la rivista online Cultora.

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