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La rinascita della short story: intervista a Stefano Friani, editore di Racconti edizioni

di Redazione, in Editoria, Interviste, del

Nel panorama dell’editoria, da pochi mesi ha iniziato a farsi strada Racconti edizioni, una piccola casa editrice che ha scelto di pubblicare esclusivamente racconti brevi. Alle nostre domande ha risposto uno dei due ideatori del progetto, Stefano Friani.

Racconti è l’unica casa editrice che pubblica short story in Italia. Da dove è nata l’idea?

“Racconti” nasce con un’amicizia tarda, quella mia e di Emanuele Giammarco. Ci siamo conosciuti al Master in Editoria della Sapienza, dopo aver frequentato entrambi Filosofia a Villa Mirafiori senza mai incrociarci – saggiamente, mi sento di dire. La leggenda narra che la casa editrice sia nata a suon di battutine e lazzi fino a farsi man mano idea sempre più concreta e possibile, sancita poi da una solenne ciucca in un pub di San Lorenzo, dove abbiamo deciso di dar seguito ai nostri deliranti propositi ubriachi. Poi ci sono stati due anni di studio intenso sul progetto e sugli aspetti economici, letterari e, appunto, progettuali della faccenda. Abbiamo messo a punto un business plan, un piano editoriale, stilato una linea editoriale, approntato un modello di comunicazione, consultato le persone giuste, fatto le prime acquisizioni.

Perché avete scelto il genere letterario del racconto che riscuote pochissimo successo in Italia?

Credo più che altro per una malintesa vocazione al martirio, coniugato a un sotterraneo masochismo e – finalmente – alla allettante possibilità di lagnarci e fare i piagnoni gloriandoci della nostra sofferenza. No, a parte gli scherzi, la forma racconto ha i suoi lettori, essi sono tra noi, è solo che si nascondono molto bene. Finora perlomeno, adesso li abbiamo stanati e abbiamo scoperto il loro bluff; saranno costretti a palesarsi.

Per usare l’aberrante terminologia del marketing, io ed Emanuele siamo entrambi il nostro target. Leggeremo i libri che pubblichiamo, ci piacciono e li pubblichiamo apposta, non a caso. Siamo inspiegabilmente convinti che ci siano altri lettori come noi, e i primi risultati ce lo confermano e ci incoraggiano a perseguire questa via. La situazione del racconto in Italia è annosa anche per via di un cortocircuito in cui se non esiste un’offerta di racconti, non potrà mai crearsi una domanda, per dirla sempre in svilenti termini economici. Poi certo, non è che negli Stati Uniti o altrove i racconti vendano di più dei romanzi, ma noi non puntiamo a finire in classifica (per quanto…). Piuttosto realisticamente pensiamo che sia importante costruirci un pubblico di lettori che apprezza i racconti e la nostra capacità di sceglierne di buoni.

Perché secondo voi i racconti non appassionano il lettore italiano? E con quali strategie avete intenzione di conquistare una fetta del pubblico di lettori?

Mah, forse non interessano i lettori più deboli, ma non sono poi così convinto che possa essere questo il caso. Il lettore, in assoluto, è una delle creature più impronosticabili cui si possa pensare e cercare di intercettarne i percorsi di lettura è un’impresa votata chiaramente allo scacco. Sfido qualcuno a ricavare un algoritmo o magari ad abbozzare un profilo psicologico dai libri che ho sul comodino.

I lettori come dimostrano le storie virtuose di tante piccole e medie case editrici indipendenti si conquistano lavorando bene, curando i propri libri fino al parossismo, facendo scelte oculate e magari azzeccando una nicchia di pubblico, qualcosa che mancava effettivamente in libreria e di cui il lettore curioso possa interessarsi. Nel nostro caso, ci sembra evidente che ci fosse una certa richiesta di «racconti» che si respirava tra gli operatori del settore e i lettori (pensiamo solo a iniziative come Effe, Cattedrale, Watt, 8×8 e ora anche Tre Racconti) e che questa, pur con qualche lodevole eccezione, non venisse soddisfatta appieno dagli altri editori. Inoltre, siamo convinti sempre di più che in questo momento il racconto possa essere una risposta antica a un problema moderno: il tempo che dedichiamo alla lettura è sempre più limitato da smartphone, da una connessione e una socialità perenne ed esasperata, a questo punto è vitale che il poco tempo che ci rimane per la lettura sia speso bene e cosa c’è di meglio di un buon racconto, che riesce nello spazio di poche pagine a restituirci il piacere e la compiutezza di un romanzo senza infliggerci brodi allungati?

Il blog Altri animali, attivo da marzo, di cosa si occuperà nello specifico?

Il blog è curato da Leonardo Neri e ha l’ambizione di costruire un discorso attorno alla casa editrice il più possibile orizzontale e diverso, accogliere nuove voci e creare una comunità che si riconosca nel nostro progetto e ne sposi la causa. Su Altri animali c’è tutto ciò che ci interessa e che troviamo di rilievo, ma siamo anche aperti a suggestioni: un approccio rizomatico alla politica, alla cultura, l’interesse per i fatti del mondo, c’è molta letteratura giocoforza ma senza mai cadere nel tranello dell’elitarismo. È un blog illuminista che fa divulgazione cercando di essere leggibile da chiunque. Inoltre, ogni martedì pubblichiamo una short story. Ultimamente si sono avvicendati autori come Alfred Jarry, Nathaniel Hawthorne, M.R. James; Stephen Crane, ma anche autori emergenti come Umberto Fiorentino e Ivan Ruccione e autori italiani contemporanei di peso come Luca Ricci.

 

Biancamaria Stanco

Redazione

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