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PAROLA AI GIOVANI #3: Fabrizio Rinaldi racconta la tenacia di un sogno chiamato cinema

Michela Conoscitore di Michela Conoscitore, in Cinema, del

Il viaggio di Cultora nel mondo dei giovani professionisti del cinema prosegue. Questa settimana, tocca al regista e sceneggiatore pugliese Fabrizio Rinaldi. Laureato al Dams Cinema di Bologna, Fabrizio ha lavorato come supervisore agli effetti visivi a Henry di Alessandro Piva; ha scritto, diretto e montato Io, Bologna indipendente, vincitore del primo premio nel contest Next stop: Bologna. Prossimamente ha in uscita il suo primo lavoro, Encounter, di cui ha curato regia e sceneggiatura. Il corto narra dell’incontro, una sera in un vecchio locale, tra un essere umano e un Tipo 1. In un futuro non molto lontano, gli esseri umani condivideranno il pianeta con i cosiddetti Tipo 1, esseri prodotti tramite ectogenesi (il termine, coniato dal genetista John B. S. Haldane, definisce una tecnica che permette a embrioni umani di svilupparsi fuori dal corpo della donna, dalla fecondazione fino alla nascita) e modifiche al DNA. Queste creature saranno costrette a nascondersi perché la loro esistenza è illegale. Benvenuti nel loro mondo, e in quello di Fabrizio.

Circa due anni fa mi hai raccontato per la prima volta di Encounter, il corto fantascientifico di cui sei regista e sceneggiatore, finanziato col crowdfunding. A che punto è il progetto?

Ricordo con piacere quell’intervista, e fa un po’ impressione pensare che siano passati quasi due anni. La produzione di questo corto ha infatti richiesto molto, molto più tempo del previsto. È stato un progetto travagliato, inutile nasconderlo. Nessuna istituzione e nessuna azienda ha investito nel progetto, e tanti mesi sono stati sprecati cercando di ottenere quegli aiuti. Per me è stata dura, e mi stavo persino disaffezionando al film. Fortunatamente, però, altre persone hanno deciso di investire in Encounter, come Mario Palomba, che ha seguito il progetto fin dall’inizio, e Angelo Porcaro, mio coetaneo che sta avviando una sua casa di produzione; e poi la fiducia e la pazienza dei contributori iniziali del crowdfunding, oltre al loro sostegno finanziario, mi hanno spinto a non mollare mai. Quindi a Foggia, e non a Bologna, siamo infine riusciti a far decollare definitivamente la produzione solamente dopo l’estate del 2014, soprattutto a partire dall’incontro con il produttore esecutivo Roberto Moretto, e anche grazie al supporto della mia famiglia. Con la JR Studio di Moretto abbiamo infatti completato la troupe, definito il cast e fissato le date delle riprese per il dicembre del 2014. Abbiamo quindi individuato la location in un locale della Fiera di Foggia, ed è lì che abbiamo messo in piedi, dal nulla, il nostro bar; prezioso l’aiuto del Comune di Foggia e dell’ente Fiera. È in quel bar che abbiamo vissuto dieci giorni fatti di passione, adrenalina, professionalità, entusiasmo, lavoro di squadra, sintonia tra maestranze locali e gli altri collaboratori provenienti dal resto d’Italia. Insomma, abbiamo fatto cinema indipendente. Ora stiamo ultimando la post produzione. Ogni tanto muovo gli interruttori delle luci per assicurarmi che non sia un sogno, che non stia ancora cercando soldi o sbattendo la testa sulla sceneggiatura. Ma a quanto pare ci siamo davvero. Il film è quasi pronto.

La fantascienza è uno dei generi meno quotati in Italia, in TV come al cinema. Da cosa sei stato influenzato per la sceneggiatura e perché, secondo te, nel nostro paese sono prodotti solo determinati generi?

Ci sono alcuni segnali positivi in questo momento, come Index Zero di Lorenzo Sportiello, un lungometraggio fantascientifico italiano che sta avendo successo e spero di vedere al più presto. Non voglio quindi fare il solito discorso sulla distribuzione in Italia e su quali generi si investe di solito in questo Paese, perché sono cose tristemente note. Io spero nel mio piccolo di aver realizzato qualcosa che sia di buon esempio, perché se ce la si mette davvero tutta si può fare cinema come si vuole, quanto meno cinema indipendente. Arrivare nelle sale è tutto un altro discorso, e prima o poi dovrò scontrarmi con quella realtà ma il vero scoglio è quello finanziario e tra auto-produzione e opzioni come il crowdfunding, la situazione è meno drammatica che in passato. Sinceramente spero che il crowdfunding diventi un fenomeno più noto e presente anche al di fuori del web. Per quanto riguarda il genere del mio cortometraggio, in un certo senso è un caso che sia fantascientifico. Può sembrare strana come affermazione, ma come sai si tratta fondamentalmente di un incontro, e dalla tensione che si crea in questo incontro nasce la storia del film. Anche per questo le influenze vengono da autori più vicini al genere, come David Fincher, ma anche altri più lontani, come Nicolas Winding Refn.

Uno scrittore sconosciuto, qualche anno fa, scrive una sceneggiatura e la invia alla HBO. Nasce così il successo True Detective. Secondo te, in Italia sarebbe possibile? Qual è la tua realtà di giovane regista e sceneggiatore?

Che io sappia, è molto improbabile che in Italia si possa proporre così un’idea e vederla realizzata. Anche certi prodotti di Sky, di qualità elevatissima e ambiziosi, non nascono in questo modo. Qui devi avere prima di tutto il pubblico assicurato, poi si può fare qualunque altro discorso. Globalizzazione e produzioni dal basso, però, stanno mettendo in crisi questo sistema, quindi sinceramente sono abbastanza fiducioso. Sono anche convinto che se un’idea è veramente buona, e il suo autore ne è veramente convinto, una strada per venire alla luce la troverà in qualche modo, ma solo se si è sinceramente disposti a stare male, sudare, piangere e combattere per andare fino in fondo. Io sto affrontando la scrittura per il cinema molto seriamente, e continuerò a farlo. Ho la sensazione che la maggior parte delle persone non abbiano davvero idea di che cosa si tratti, pensando che basti l’ispirazione a scrivere un buon film. La verità è che l’ispirazione fa l’1% del lavoro (ed è anche molto comune, tutti hanno almeno una buona idea). Il restante 99% è frutto di duro lavoro, esperienza, sensibilità, conoscenza delle strutture narrative di base, attitudine personale coltivata adeguatamente. Tutte cose che bisogna dimenticarsi quando ci si siede a scrivere, certo, ma sono lì, almeno a livello inconscio. Non è un caso che ci siano corposi manuali sulla scrittura cinematografica e che si tratti di una professione. Io ho ancora tanto da imparare, sia come sceneggiatore che come regista, ed Encounter, la mia opera prima, è il primo grande passo che aspettavo di fare per entrare in questo mondo.

Sempre durante la nostra prima chiacchierata, hai detto: “una volta che la passione per la macchina da presa arriva, non ti lascia più”. Cos’è per te il cinema?

Io nel cinema ci vedo qualcosa che non vedo nella realtà, uno “sguardo aumentato” che ci mostra cose che altrimenti rischiamo di ignorare o non trovare affascinanti, o drammatiche, o degne di nota. Il cinema rispecchia la vita come la immaginiamo, le nostre pulsioni; la nostra immaginazione è a sua volta plasmata dal cinema e sempre più spesso soprattutto dalla serialità, che dovremmo smettere di chiamare “TV”. Inoltre, da maniaco della tecnologia, amo il cinema come frutto dell’unione perfetta tra arte e tecnica, ammesso che siano due cose diverse, come espressione più gloriosa di ciò che la creatività può significare. Ma in fin dei conti, e questa è forse la cosa più importante, il cinema è quello che mi piace fare e sento di saper e dover fare. Non riesco ad immaginare una vita facendo qualunque altra cosa.

Da una piccola storia può nascere qualcosa di grande, quella piccola idea si trasforma e genera un intero universo narrativo”, sono parole tue e le uso, parafrasandole, per l’ultima domanda: la tua storia, che stai costruendo giorno dopo giorno, tentativo dopo tentativo, dove pensi ti porterà in futuro?

Non nascondo che tendo ad essere molto ottimista quando immagino il mio futuro, ma è semplicemente la mia attitudine naturale. In realtà, razionalmente, non ho idea di dove mi porterà il percorso iniziato con Encounter e sono pronto a tutto.  Quello che sto facendo è cercare di migliorare ogni giorno, evolvermi, scoprire quali sono tutti i segreti del mestiere, cercare dentro me stesso per capire quali sono i temi che mi interessa esplorare, le storie che mi affascinano, e a quali personaggi dare vita. Tutto questo però deve aspettare, ora devo finire la post-produzione di Encounter perché sono in tanti che mi hanno dato una mano e fremono dalla voglia vederlo, compreso il sottoscritto!

Michela Conoscitore

Michela Conoscitore

Pugliese, classe 1985. Laureata in Lettere Moderne, con un master in giornalismo cartaceo e radiotelevisivo. Ha collaborato, nel settore Cultura e Società, in una redazione giornalistica della provincia di Foggia. Da sempre, esprime l'amore per la scrittura, raccontando storie e descrivendo avvenimenti. La semplicità è il suo principale obiettivo, che cerca di perseguire affinché, ciò che scrive, arrivi a tutti. Grande appassionata di cinema e serie TV, da due anni posta recensioni sul suo blog, Incursioni Cinemaniache. Ma non si ferma qui, perché il vero giornalista è un curioso a tutto tondo.

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