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Non solo Vita spericolata: i 10 capolavori snobbati dal Festival di Sanremo

Redazione di Redazione, in Musica, del

Oltre un secolo e mezzo fa, durante un’intervista sul periodo di sperimentazione della lampadina elettrica, Thomas Edison rispose così al reporter che gli chiedeva conto dei passaggi a vuoto: “Non ho mai fallito. Ho semplicemente trovato 10.000 modi che non funzioneranno!”
Tanti si sarebbero arresi dopo qualche tentativo, ma Edison aveva colto l’essenza del fallimento: un requisito del successo.
Allo stesso modo, in qualsiasi campo dello scibile, dall’arte alla musica, allo sport, finanche alla vita quotidiana, non sempre vincere equivale ad ottenere successo, così come perdere non è sempre sinonimo di sconfitta, anzi.
Lo sanno bene gli autori e i cantanti che si sono esibiti sul palco del Festival di Sanremo dal ’51 ad oggi, grandi interpreti di brani che sono diventati con il passare del tempo pilastri fondamentali della musica italiana, ma che, in prima battuta, non vennero capiti né apprezzati dalle giurie.

Con la sessantottesima edizione del Festival in corso in questi giorni, vi proponiamo un elenco di alcuni dei casi più eclatanti che sono passati alla storia:

– Correva l’anno 1961 quando Mina arrivò quinta con Le mille bolle blu (testo di Vito Pallavicini e musica di Carlo Alberto Rossi). Quell’edizione la vinse a sorpresa Al di là di Betti Curtis.

– Caso diverso, sfociato addirittura nella cronaca nera, fu quello di Luigi Tenco nel 1967 con Ciao amore ciao. Una canzone che resterà indissolubilmente legata al suicidio del cantautore piemontese, avvenuto in un hotel del capoluogo Ligure il 27 gennaio, proprio dopo l’esclusione del brano stesso dalla finale.
La canzone ottenne infatti solo 38 voti su 900 e fu poi escluso dal ripescaggio dalla commissione.

–  Quello del 1969 fu il primo e ultimo festival di Sanremo per Lucio Battisti, in concorso con Un’avventura. Si piazzò solo nono, e a trionfare fu Iva Zanicchi con Zingara, canzone scandalosa che De Gregori denunciò persino per plagio.

–  Fu un doppio scandalo a colpire il grande Lucio Dalla. La partecipazione del 1970 con 4/3/19430 gli valse solo il terzo posto. Il brano, prima di arrivare sul palco, venne censurato dai critici che lo costrinsero a cambiare il titolo originale: Gesùbambino, ritenuto irrispettoso per via della storia narrata (quella di una ragazza madre che ha un figlio da un ignoto soldato), viene cambiato usando la data di nascita del cantautore.
L’anno seguente (1971) Dalla porta al festival di Sanremo quello che diventerà un capolavoro della storia della musica italiana: Piazza Grande. La canzone arriva ottava. Quelle due edizioni se le aggiudicano rispettivamente Adriano Celentano e Claudia Mori con Chi non lavora non fa l’amore e Nicola Di Bari con I giorni dell’abbandono.

–  Rino Gaetano era già molto scettico sulla sua partecipazione al Festival del 1978. Voleva portare Nuntereggae più ma la RCA (etichetta discografica Italiana) considerava la canzone poco adatta al palco dell’Ariston dato l’elenco di nomi e di personaggi noti e influenti in quegli anni citati nel testo. “Obbligato” a presentare Gianna, si piazza al 3° posto. Vincono i Matia Bazar con E dirsi ciao, canzone ben presto dimenticata.

– Uno dei casi più famosi fu quello di Vasco Rossi con Vita spericolata del 1983 (già presente l’anno prima con Vado al massimo). La canzone finì penultima nella classifica finale, ma, per contrappasso, si rivelerà un grande successo tra i giovani ed i giovanissimi, raggiungendo le vette della Hit parade, consacrando definitivamente il rocker emiliano a star della musica italiana. La sua esibizione nella serata finale fece scalpore in quanto, prima di terminare la canzone, Vasco, in polemica con gli organizzatori del Festival, decise di abbandonare il palco mentre il brano stava ancora suonando, svelando il playback.
Vince quell’anno Sarà quel che sarà di Roberto Ferri e Maurizio Fabrizio.

– A Sanremo 1989, dopo sette anni di assenza, torna la grande Mia Martini, portando il suo brano per eccellenza, Almeno tu nell’universo, che rompe una lunga assenza dai palcoscenici per alcune voci che la volevano “portatrice di sfortuna” negli ambienti televisivi. Un brano capolavoro, che si aggiudica vergognosamente solo la nona posizione.
Vincono Anna Oxa e Fausto Leali con Ti lascerò.

– È il 1995 quando Andrea Bocelli sale sul palco dell’Ariston con Con te partirò brano che rappresenterà uno dei maggiori successi internazionali della musica italiana. Scalando le classifiche in Belgio, Germania e Francia e conquistando gli  Stati Uniti. Il brano, punto di incontro tra musica lirica e pop non va oltre, inspiegabilmente, il 4° posto, mentre l’edizione edizione la vinse Giorgia con Come Saprei.

Il timido ubriaco è tra le canzoni più note di Max Gazzè ed è anche uno dei suoi maggiori successi commerciali. Gazzè presenta questa canzone al Festival di Sanremo del 2000 dopo la partecipazione dell’anno precedente con Una musica può fare, piazzandosi ottavo, ma ottenendo un notevole successo dopo la manifestazione.
Il testo è, in realtà, una vecchia poesia scritta dal fratello Francesco che Max ha ristrutturato cambiando alcune forme metriche per farne una canzone.
Si aggiudica solo il quarto posto, vincono gli Avion Travel con Quando c’è sentimento.

– Ultimo caso, cronologicamente parlando, è quello degli Afterhours nel 2009 con Il paese è reale, il testo è significativo e auspica ad un proficuo impegno sociale. Nonostante vengano eliminati al primo turno, la canzone vale al gruppo il Premio della Critica “Mia Martini”.
Vince Marco Carta, con La forza mia. Incommentabile.

Eleonora Arcese
Redazione

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