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La Napoli di Elena Ferrante: i luoghi da visitare secondo il New York Times

Federica Colantoni di Federica Colantoni, in Letteratura, del

napoli

I libri di Elena Ferrante, pubblicati in 39 paesi, sono diventati epidemici all’estero più che in Italia tanto da provocare una vera e propria Ferrante fever. La sua scelta dell’anonimato le ha valso numerose critiche e l’ha resa oggetto di molte più attenzioni di quante ne avrebbe volute, eppure, anche grazie al mistero che si cela dietro al suo nome, è riuscita a portare all’estero una Napoli sconosciuta o volutamente ignorata.

La città della Camorra e dei rifiuti, da città pericolosa e sporca si è trasformata in una delle mete più gettonate dei turisti anglosassoni che, oltre le belle chiese e i quartieri storici, vogliono conoscere la Napoli popolare, quella vera e autentica raccontata nella tetralogia dell’Amica geniale. E non si può dire che la stessa Napoli, città in cui le pizzerie hanno creato pizze ispirate ai personaggi della Ferrante, non stia cavalcando l’onda: Daniela Petracco, responsabile della sede inglese della Europa Editions − casa editrice fondata da Sandro Ferri e Sandra Ozzola Ferri, che fa della narrativa italiana il suo punto forte −, dichiara che vi sia “un rinnovato interesse per Napoli, che non è mai stata una meta facile”. È come se visitare la città che vive e descrive fosse l’unico modo per i lettori di conoscere lei, velata dal suo anonimato, e di capire qualcosa in più sulla sua persona; come se potessero passarle accanto in un vicolo di Napoli senza saperlo.

Così quei romanzi diventano vere e proprie guide per il turista inglese nella città partenopea: la serie di libri − si legge sul New York Times − offre una visione unica di questa città complessa, conducendo lontano dai quartieri turistici e aiutando a scoprire le differenze sociali, economiche e geografiche della città”. Nell’articolo del quotidiano americano si ripercorrono i passi di Lila e Elena, lungo Piazza dei Martiri, o Via Port’Alba dove Elena fruga tra le bancarelle di libri, o ancora lungo il Rettifilo (Corso Umberto I) dove Lila acquista in una boutique il suo abito da sposa in Storia del nuovo cognome.  Una visita al Rione Luzzatti è doverosa, il quartiere popolare che il New York Times riconosce come luogo in cui le giovani donne della Ferrante sono cresciute. Il rione, delimitato da Via Emanuele Gianturco e le cui strade arrivano fino a Napoli Centrale, fa da sfondo alla serie di libri e colpisce il lettore-turista non certo per la sua attrattiva commerciale, ma per la sua autenticità, fatta di povertà e crimine. Dai quartieri popolari alla zona residenziale di Posillipo, dove il Michele Solara di Storia di chi fugge e di chi resta usa i proventi delle attività illecite per ostentare il suo successo acquistando una casa di lusso. Se in tutto questo passeggiare il turista inglese non sapesse dove fermarsi, potrebbe andare al Gran Caffè Gambrinus, dai “magnifici interni in stile Art Nouveau”, dove Elena andò con le figlie e Gigliola in Storia della bambina perduta.

Federica Colantoni

Federica Colantoni

Federica Colantoni nasce a Milano nel 1989. Laureata in Sociologia all’Università Cattolica nel 2013, pochi mesi dopo inizia il percorso di formazione in ambito editoriale frequentando due corsi di editing. Da dicembre 2014 collabora con la rivista online Cultora della quale diventa caporedattrice. Parallelamente pubblica un articolo per il quotidiano online 2duerighe e due recensioni per la rivista bimestrale di cultura e costume La stanza di Virginia.

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