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Mondadori: da un’editoria politica ai primi Topolino. Il lavoro del gruppo in 100 anni

di Federica Colantoni, in Editoria, Media, del

mondadori

Mondadori. Il primo gruppo editoriale italiano in seguito all’acquisizione della sezione libri di RCS. Detiene il 38% del mercato librario e il 31% del periodico. Tra le altre case editrici del gruppo Einaudi, Piemme, Sperling&Kupfer e, ovviamente, Rizzoli. Controllata per il 50,39% dalla famiglia Berlusconi con Fininvest S.p.A. Oltre 600 punti vendita tra librerie, megastore e edicolè. Un Leviatano dell’editoria, nato dalle polveri di una tipografia.

Mi offersi di fare il garzone tipografo in una vecchia e antiquata tipografia ostigliese dove la polvere copriva completamente le casse dei caratteri, dove il torchio a mano giaceva quasi sempre immobilizzato perché il padrone non aveva voglia alcuna di lavorare; e io mi misi a rispolverare, a imparare a comporre, a stampare. E di lì incominciò la grande avventura.

Nel 1907 prendeva forma l’attuale primo gruppo editoriale italiano. Similarmente a Feltrinelli, i primi lavori della casa editrice – che allora era solo la tipografia Manzoli – seguivano una linea politica decisa: con la rivista Luce! Giornale Popolare Istruttivo, Mondadori esordì nell’editoria periodica con l’obiettivo di fare una stampa di propaganda e di proselitismo socialista. E questo fu il trampolino di lancio che trasformò la Manzoli ne La Sociale, attività che portò avanti una stampa propagandistica fino al primo dopoguerra. Dopodiché, il settore librario prese il sopravvento, e grazie alle firme di Gabriele d’Annunzio, Massimo Bontempelli, Sibilla Aleramo, Ada Negri e alla pubblicazione di grandi classici della letteratura – Pascoli, Verga e Fogazzaro -, Arnoldo Mondadori riuscì ad affermarsi a livello nazionale.

Il gruppo Mondadori rimane famoso per il lancio degli autori allora contemporanei, oggi rientranti di diritto nella collana Classici, ma certo in cento anni di attività la linea editoriale può dirsi sbiadita, privata di quella ricerca di contenuto e messaggio oggi riservata a poche firme in favore di un’editoria di largo consumo. Non si pensi, però, che la popolarità non fosse ricercata anche allora. È nel ’35 che Mondadori sigla un accordo con il magnate dell’animazione americana, Walt Disney, per pubblicare i fumetti di Topolino, che subirono un arresto nel 1942, quando furono bloccate le pubblicazioni delle strisce estere, per riprendere nel ’45 in un formato tutto nuovo.

Le collane sono il fiore all’occhiello di questa casa editrice, che negli anni Trenta inizia a dividere le pubblicazioni per genere: parte tutto dai Gialli poi vi saranno Medusa, i Classici, Urania, ecc… Ma la vera rivoluzione dell’editoria l’hanno fatta gli Oscar Mondadori e i Meridiani, i primi rivolti al grande pubblico, i secondi all’élite letteraria. È il 1965 e ad esordire nella collana Oscar è Hemingway con Addio alle armi. «In Italia esiste una massa di potenziali lettori che vanno semplicemente raggiunti», per soddisfare questo proposito gli Oscar venivano venduti a 350 lire nelle edicole. Gli strilli che li pubblicizzavano:

“Ogni martedì un capolavoro italiano o straniero in edizione integrale, in traduzione inappuntabile”

“Dal classico al best-seller, dal poliziesco al romanzo d’amore, dalla storia di fantascienza al libro-film: tutto quello che cercate lo troverete negli Oscar

All’altro capo della filiera i Meridiani, volumi dalle fattezze eleganti, dal contenuto perfettamente redatto e di alto valore letterario, rappresentano il libro nel suo essere un oggetto di pregio. Nata nel 1969, questa collana ha accolto Kafka, Joyce, Pirandello, d’Annunzio, Ungaretti, Montale, Borges e la sua opera omnia.

Dalla morte di Arnoldo (1971), a cui succederà il figlio Giorgio, importanti cambiamenti subentreranno in casa Mondadori, tra cui la nuova sede di Segrate, che ospita le attuali attività del gruppo, e la fondazione insieme a l’Espresso del quotidiano nazionale la Repubblica. Non era una novità per un editore di libri abbracciare il settore giornalistico: Rizzoli, ai tempi della sua nascita, ha dimostrato una grande sensibilità imprenditoriale in questo settore e proprio negli anni Settanta – parallelamente alla nascita de la Repubblica – ha acquisito il Corriere della Sera, inglobandolo nel gruppo. Due delle principali case editrici italiane, quindi, messe nuovamente a confronto per il possesso dei due maggiori quotidiani nazionali.

Inseguimenti e rivalse caratterizzano la storia di Mondadori e Rizzoli, l’una brillante fin dagli esordi nell’editoria libraria, l’altra nella periodica, che si affermano insieme in un percorso di crescita imprenditoriale parallelo e complementare per poi incontrarsi (o scontrarsi) in una fusione che simboleggia il successo di chi è riuscito a ringhiare più forte.

Federica Colantoni

Federica Colantoni nasce a Milano nel 1989. Laureata in Sociologia all’Università Cattolica nel 2013, pochi mesi dopo inizia il percorso di formazione in ambito editoriale frequentando due corsi di editing. Da dicembre 2014 collabora con la rivista online Cultora della quale diventa caporedattrice. Parallelamente pubblica un articolo per il quotidiano online 2duerighe e due recensioni per la rivista bimestrale di cultura e costume La stanza di Virginia.

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