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#MDT18: un dialogo per pensare al museo del futuro

Alice Baldelli di Alice Baldelli, in Arte, del

Si è appena conclusa a Firenze la seconda edizione di Museum Digital Transformation #MDT18, dedicata ai progetti e all’innovazione digitale in ambito museale.

L’evento è stato organizzato dall’Opera di Santa Maria del Fiore, i cui rappresentanti hanno accolto e moderato le due giornate di formazione. Nella giornata del 12 aprile, dedicata alle conferenze, sono intervenute alcune personalità del panorama museale italiano, che hanno espresso l’importanza e la necessità di un’apertura verso il digitale e le nuove tecnologie in ambito di conservazione e trasmissione del patrimonio,  di accessibilità, progetti didattici e dell’auspicabile creazione di reti museali aperte. In ordine: Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo; Fabio Viola, engagement designer; Eike Schmidt, direttore degli Uffizi; Paolo Giulierini, direttore del MANN di Napoli; Prisca Cupellini, responsabile ufficio comunicazione del MAXXI; Alice Filipponi e Pietro Polsinelli, rispettivamente responsabile della comunicazione dell’Opera del Duomo e developer and game designer di OpenLab; Susanne Topfer, curatrice responsabile della collezione papirologica del Museo Egizio di Torino;  Orietta Rossini, curatrice responsabile del museo dell’Ara Pacis; Paola Spataro, creative producer per Antenna International e Deborah Tramentozzi, tiflologa di Tooteko; Annalisa Casagrande e Valentina Russo, rispettivamente responsabile della didattica e della comunicazione web del MART di Rovereto.

Tutti i nuovi progetti sono stati concepiti attorno a quelle che sono le possibilità che offre ad oggi l’informatica; si è parlato di machine learning, chatbot  e museum coin, finanche di tecnologia delle blockchain per la certificazione delle opere d’arte. Sono stati presentati il progetto Art for the blind (portato avanti dalla start up Tooteko) che mira a rendere finalmente l’arte accessibile ai non vedenti, e anche innovative strategie di coinvolgimento del pubblico con videogiochi sviluppati e pensati appositamente per il museo, per rendere il mondo dell’arte più dinamico e comprensibile (un esempio tra tutti il gioco Father and Son). Si è parlato inoltre di tecnologia utilizzata a favore della conservazione del nostro patrimonio artistico, come nel caso del progetto Autography, realizzato dal Museo dell’Opera del Duomo per arginare il problema delle scritte sulle antiche pareti del campanile di Giotto, che prevede l’utilizzo di tablet con uno specifico programma, realizzato in modo che i fruitori possano lasciare il segno del loro passaggio preservando la bellezza del monumento. Grazie a queste riflessioni sono nate anche varie proposte in vista di quella che potrà essere la configurazione del museo del futuro; le collaborazioni sempre più frequenti hanno fatto avanzare la proposta di acquisire start up interne ai musei, e la digitalizzazione delle opere ha fatto nascere l’idea della creazione di catene di dati protette e certificate. Tantissime nuove prospettive che nel secondo giorno di formazione si sono trasformate in attività pratiche grazie a Workshop organizzati e curati da esperti del settore, che hanno permesso di approfondire alcuni dei progetti presentati (come quello di elaborare un’esperienza di gioco da applicare alla specifica realtà museale con OpenLab) o di capire il funzionamento di quelli che sono i possibili canali con cui il museo comunica (come ad esempio la videocomunicazione, e quindi la realizzazione di video grazie a vari format e tecniche di marketing).

Un’iniziativa più che mai felice e al passo con i tempi, accolta positivamente da studenti e professionisti del settore, che vuole risvegliare l’attenzione sulla necessità di accogliere l’innovazione in maniera intelligente.

 

Camilla Cesari, studentessa in Storia dell’arte all’università La Sapienza di Roma

Alice Baldelli

Alice Baldelli

Ho 25 anni e sono laureata in Lettere moderne. Attualmente studio Editoria e scrittura all'università La Sapienza di Roma.

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