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Mara Roberti e la scoperta del femminismo rosa

Beatrice Tiberi di Beatrice Tiberi, in Blog, del

Mara Roberti l’ho incontrata per caso, navigando in giro e imbattendomi nel concetto, a suo modo rivoluzionario, di “femminismo rosa”.
Creatrice di un blog seguitissimo, https://rosapercaso.wordpress.com/, dal quale commenta, recensisce, presenta e tiene anche un corso online di NON scrittura creativa (corso che consiglio caldamente a tutti coloro che vogliono approcciarsi al raccontare storie), Mara Roberti è una voce fuori dal coro ed ha un punto di vista molto personale sulla narrativa. Specialmente su quella confinata nel controverso aggettivo/colore rosa.

1. Cosa ti aspetti da un libro?
Mi aspetto soprattutto di trovarci personaggi abbastanza convincenti da riuscire a conoscerli e al tempo stesso scoprire qualcosa di più su me stessa.

2. Cosa ti aspetti da un libro scritto da una donna?
Quello che mi aspetto da un libro scritto da un uomo.

3. Esiste una scrittura femminile?
Esiste un punto di vista femminile sulle cose, secondo me. Ma non necessariamente emerge in un romanzo e non necessariamente appartiene alla mano di una donna.

4. E una scrittura femminista?
Nell’accezione in cui la intendo io, una scrittura femminista è una scrittura che fa bene alle donne. Che insegna a essere felici, che emoziona, in cui le donne si salvano da sole, scoprono nelle emozioni e nella capacità di sognare la propria forza. Esistono storie femministe, in questa accezione, più che una scrittura.

5. Il rosa è il colore più odiato dal femminismo. Femminismo rosa è un ossimoro?
Il rosa si porta indubbiamente dietro un sacco di stereotipi che non fanno bene alle donne. Ma è anche simbolo di femminilità, di grazia. È un colore impalpabile, sfuggente, dalle mille sfumature diverse: può essere rétro, chiassoso, alla moda, intenso, delicato, sfacciato. No, non credo che sia un ossimoro. Credo che ogni epoca richieda lotte diverse e che oggi si possa lottare all’insegna delle emozioni, a partire da quelle che sono sempre state considerate fragilità femminili e che invece possono diventare la nostra forza.

5. Non trovi che le copertine dei “romance” siano… insopportabili?
Sì, quasi sempre sì. Quelle di un tempo, almeno.

6. Definire il genere “romance” con paletti così evidenti (copertine, titoli, autrici dagli pseudonimi esotici) è necessario oppure è un segnale di sfiducia nei confronti delle lettrici (si ha paura che non siano in grado di trovare i libri sugli scaffali)?
Non vale solo per il rosa. Basta pensare al giallo, che come sappiamo deve il suo nome al colore delle copertine. È una scelta di marketing molto discutibile ma che non riguarda solo il rosa.

7. Esistono lettori di romanzi “rosa” oppure sono una leggenda metropolitana?
Esistono! Ne ho la prova e ne conosco anche diversi.

8. Se Anna Karenina lo avesse scritto una donna, sarebbe un rosa?
No. Non basta una storia d’amore per definire un rosa. Servono molti altri elementi. Il lieto fine, per dirne uno.

9. Il libro che avresti voluto aver scritto tu.
Qualunque libro di Elizabeth Strout.

10. La storia che ancora nessuno ha raccontato.
Tutte e nessuna. Ogni storia è un modo diverso di raccontare il desiderio. Il desiderio di verità, di essere amati, di tornare bambini… Incluso il desiderio di non desiderare.

11. La deriva del rosa nel male/male è il futuro del genere?
Oppure è già il presente?
È un sottogenere che ha potuto prendere piede grazie al digitale e che secondo me abituerà a poco a poco le lettrici fino a confondersi con le trame di sempre. Risponde a un bisogno di drammaticità che nelle storie rosa, che virano verso la commedia romantica, si trova sempre di meno. Non credo che sia né il futuro né il presente. Credo che sia uno spunto narrativo in più, di cui tenere conto.
12. Come si esce dal contagio 50 sfumature e copie assortite?
Sono convinta che le Sfumature abbiano paradossalmente fatto bene al rosa, perché sdoganando l’erotico hanno incoraggiato chi voleva scrivere di dominazioni varie a farlo in quel genere, non più nel rosa. Più che di contagio, parlerei di una migrazione.

Beatrice Tiberi

Beatrice Tiberi

Beatrice Tiberi

Ho scritto di vip, di spettacolo, di cronaca. Adesso intervisto scrittori e scrivo di libri

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