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L’Italia penultima nel rapporto Censis laureati tra i 30 e i 34 anni. Ma il problema è un altro

Marco Testa di Marco Testa, in Blog, del

E quindi, dati Censis, siamo in Europa i penultimi per percentuale di laureati, almeno nella fascia d’età 30-34 anni. L’impressione è però che il vero problema non attenga propriamente a una questione di puro numero e che quindi la stampa, piuttosto compatta in questa occasione, stia spaventando inutilmente o faccia perlomeno della semplificazione eccessiva. Almeno nella fascia d’età indicata, il tasso di laureati in Spagna è più alto di quello che c’è in Germania. Ora, ognuno pensi al divario economico e occupazionale esistente tra questi due paesi e tragga le proprie conclusioni.

Il problema italiano è piuttosto un altro, riassumibile nel modo seguente: non ha molto senso lamentare un basso numero percentuale di laureati senza che si tenga conto delle esigenze (e opportunità) reali e del tessuto produttivo del Paese. Insomma, il problema del numero attiene, semmai, a un’eccessiva percentuale di laureati distribuiti in certi ambiti (accompagnato però, questo è molto importante, da una interpretazione ancora novecentesca dell’utilizzo di alcune lauree, i cui relativi corsi universitari non si sono ancora saputi adeguare alle nuove esigenze e opportunità) rispetto ad altri. Siamo pertanto assolutamente convinti della necessità di selezionare, attraverso numero chiuso o altre forme (ad esempio uno sbarramento alla fine del secondo anno di corso, se non si è stati in grado, avendo scelto l’opzione fulltime, di mantenere una certa media e/o di sostenere un tot. numero di esami), all’interno di quelle facoltà, ossia quelle umanistiche (ma nel senso più ampio), che sono maggiormente associate ad  un elevato tasso di disoccupazione. Altrimenti continueremo a sfornare laureati detentori di un titolo che rischia di non servire assolutamente a nulla sul piano occupazionale, cosa che oggi sempre più è, alla faccia dei demagogici appelli del “numero chiuso fascista!” o altre buffonate che siamo constretti a sentire nel nostro Paese in nome di un concetto quantomeno equivoco di democrazia e di diritto allo studio.

Marco Testa

Marco Testa

Cresciuto nell'isola di Sant’Antioco, vive e lavora a Torino. Archivista-paleografo e storico, lavora principalmente per l'Archivio di Stato del capoluogo piemontese. Parallelamente, sin dalla tenera età, ha affrontato studi musicali. Già collaboratore della cattedra di Bibliografia musicale del Conservatorio "G. Verdi" di Torino, è docente dell'Accademia Stefano Tempia (storia della musica/guida all'ascolto) e collabora con festival e istituti di ricerca. È autore di pubblicazioni d'interesse storico e musicologico.

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