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Quando le “cover song” superano gli originali

Sergio Mario Ottaiano di Sergio Mario Ottaiano, in Musica, del

Cover non è solo suonare una canzone di un gruppo famoso eseguendola in maniera fedele, identica in tutto e per tutto. Suonare una cover, come si deve, significa reinterpretare il brano, farlo proprio, arrangiarlo nuovamente aggiungendoci qualcosa di personale, un tocco in più che renda la canzone nuova, diversa e unica.
Esistono le cover band, che si differenziano dalle tribute band, abili nel suonare e dare nuova vita a brani storici; ma spesso e volentieri, nella storia della musica, moltissimi gruppi, anche tra i più famosi, hanno suonato canzoni di altri gruppi. Ci sono stati addirittura casi in cui brani, oramai leggendari, sono divenuti famosi grazie a cover, remix e reinterpretazioni.

Certo, ci sono coloro che “boicottano” le cover, appigliandosi alla “sacralità del brano originale”, ma è innegabile: alcune canzoni sono migliori delle originali nelle loro versioni “riarrangiate”. È un dato di fatto.

Facendo un ripasso rapido del bagaglio di conoscenze musicali personale, sono tantissime le canzoni che hanno avuto questo percorso di vita: Reckoning Song di Asaf Avidan, divenne famosa grazie ad un remix; oppure I Love Rock ’n’ Roll, originariamente degli Arrows e divenuta famosissima in tutto il mondo grazie a Joan Jett. Ma l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Tra le cover migliori al mondo, forse, più belle delle originali abbiamo:

  • La versione di All Along The Watchover di Jimi Hendrix che superò il genio dell’originale suonata nientemeno che da Bob Dylan
  • Jeff Buckley con la sua, intima, splendida, versione di Hallelujah, brano in origine di Leonard Cohen
  • Mad World, colonna sonora di Donnie Darko, interpretata da Gary Jules, era in origine un brano dei Tears For Fears
  • I Nine Inch Nails, invece, vedono rifatta la loro splendida Hurt da un Johnny Cash magistrale
  • I Low che riescono ad abbellire e render migliore la potente voce di Rihanna nella loro versione di Stay
  • Damien Rice, ma qui il paragone è veramente arduo, che reinterpreta Creep dei Radiohead, spesso associandola ad una sua canzone: The Blower’s Daughters
  • Enjoy The Silence, brano dei Depeche Mode, interpretata dalla band italiana Lacuna Coil

La passione per le cover continua ancora oggi, YouTube e gli store digitali sono colmi di nuove interpretazioni di brani storici; inoltre, il gioco dello scambiarsi le canzoni continua ancora tra gli artisti di grande fama. Tra le cover più riuscite degli ultimi tempi abbiamo:

  • Bruce Springsteen si cimenta in una versione incredibile di Royals, brano della pop star LORDE
  • Gnut, cantautore napoletano, nel suo ultimo brano ha interpretato magistralmente Passione, canzone della tradizione napoletana di Libero Bovio
  • Daughter si mette alla prova con Get Lucky dei Daft Punk

Insomma le cover non sono assolutamente da sottovalutare rispetto alle canzoni originali, anzi, come capita spesso e volentieri con i film che reinterpretano i libri da cui “provengono”, aggiungono qualcosa in più, permettendo di mostrarci il brano stesso in una chiave diversa.

Impossibile dimenticare, in questo mare di “mostri sacri” la band Walk Off The Heart, divenuta famosa su YouTube grazie alle cover da loro reinterpretate e arrangiate in modo incredibile, spettacolare e unico. Ecco un esempio.

Sergio Mario Ottaiano

Sergio Mario Ottaiano

Sergio Mario Ottaiano, classe '93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Bassista, scout, autore di canzoni, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica e Cultora. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014.www.terredicampania.it Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014.

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