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Se la tomba di Dante è poco valorizzata

Marco Testa di Marco Testa, in Blog, del

Ravenna, piazza del Popolo. Il Palazzo comunale, detto “merlato” appunto per le sue merlature, è medievale soltanto nelle apparenze e nelle intenzioni: eretto verso la fine del ‘600, quei motivi esornativi che così tanto colpiscono il nostro immaginario medievale sono in realtà un’aggiunta ottocentesca. Non stupisca tutto ciò: grande fu il credito di cui, dopo la severa damnatio settecentesca, il Medioevo godette presso la civiltà romantica, fortuna espressa ad esempio attraverso poderosi restauri in stile neogotico, attraverso veri e propri falsi storici romanico-gotici costruiti ex novo (il borgo medievale di Torino è un caso emblematico in tal senso), più in generale attraverso una riabilitazione degli ideali di quell’epoca, vista ora non più come calderone contenente dieci secoli di barbarie, ma realtà stratificata nella sua complessità, diversità, ricchezza e cultura.

La stessa piazza ravennate, che ospita l’antico edificio, parrebbe originare nei secoli medievali, precisamente nell’età del Dante giovane. Dalla quale considerazione non è difficile ricordarsi che a pochi isolati si trova il luogo di sepoltura dell’autore della Commedia e del De Monarchia, ché come si sa il Sommo visse l’ultima parte della sua vita nell’antica capitale dell’Esarcato bizantino. I fiorentini ebbero un bel dire nel richiedere le ceneri del Poeta e nell’Ottocento si parlò effettivamente della possibilità del ritorno di Dante in patria. Ma i ravennati non vollero rendere alla città toscana le spoglie di colui che era stato obbligato a un sì lungo esilio e che aveva trovato in Ravenna (qui si) una Patria. E così egli riposa ancora li, in Romagna.

Il mausoleo dantesco venne eretto soltanto verso la fine del Settecento, per volere del cardinale Luigi Valenti Gonzaga e su disegno dell’architetto ravennate Camillo Morigia. Superati gli antichi chiostri francescani in quella che oggi è appunto via Dante, ci si ritrova al cospetto del monumento, e purtuttavia non pare di trovarsi dinanzi alla tomba di uno dei maggiori letterati della cultura occidentale e mondiale. I pochi turisti giunti sin qui un po’ all’avventura (il Comune di Ravenna sembrerebbe avaro di cartelli e indicazioni) si guardano tra loro per capire se quella che hanno davanti è effettivamente la tomba di colui che cantò “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”. Nemmeno una bandiera italiana segnala la presenza del Poeta tra queste vie, o in cima al mausoleo, dove dovrebbe trovarsi.

Nessun tricolore, già: a chi opini che nel Trecento l’Italia era “mera espressione geografica”, per dirla con Metternich, rispondiamo che Dante fu fautore dell’Italia non meno di chi l’avrebbe in seguito unificata sul piano politico-amministrativo. E poi potremmo dire che Lutero, o Bach, non fossero tedeschi in quella Germania frammentata in una miriade di Stati e Staterelli? La bandiera è simbolo, segno di civiltà, monumento all’identità, persino colpo di reni patriottico, laddove patriottismo non si sciolga in nazionalismo (come democrazia in oclocrazia), ché – per colpa del fascismo – il concetto di “Patria” viene ancor oggi stupidamente percepito come reazionario. Ma a Saint-Germain-en-Laye sventola il tricolore francese su casa Debussy, come la bandiera austriaca su casa Mozart a Salisburgo e a Milano il tricolore verde, bianco e rosso torreggia su casa Manzoni. E allora perché il Comune che vanta di ospitare il Sommo Poeta non si adopera per fare un gesto di forma, ma di una forma che si fa sostanza? A meno che sia vero, come ci rispose la guida di Casa Verdi a Roncole di Busseto (anch’essa priva una bandiera esterna), che qui da noi le bandiere le rubano!

Marco Testa

Marco Testa

Nato nel 1983 e cresciuto nell'isola di Sant'Antioco, ha compiuto studi storico-archivistici e musicali. Autore di saggi e numerosi articoli, scrive su "Cultora" e su "Il Corriere Musicale". Lavora presso istituti storici e musicologici; recentemente è stato invitato dal direttivo dello Xenia Ensemble a moderare alcune conferenze nell'ambito del Festival di musica contemporanea "EstOvest". Adora (quasi) tutto ciò che è Musica, il mare, la letteratura di viaggio, la letteratura e il cinema horror, gli antichi borghi, la storia e la cultura della sua Sardegna, il buon cibo e molto altro. Vive a Torino dal 2008.

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