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La mappatura degli insulti su Twitter: se i social finiscono nelle mani sbagliate

Sergio Mario Ottaiano di Sergio Mario Ottaiano, in Media, New media, del

140 caratteri per esprimere un pensiero. 140 caratteri per dare la propria opinione sulle tendenze, i fatti di cronaca e attualità del momento, per giocare con la cultura: questo è Twitter, uno dei social più famosi in circolazione, un ottimo mezzo di comunicazione che mette in diretto contatto utenti con interessi comuni attraverso l’utilizzo di tag diretti e hashtag.

Ma, come accade spesso nel mondo di internet, i social non vengono utilizzati sempre in maniera civile e corretta ai fini di uno scambio d’idee ed opinioni educato, anzi, i numeri parlano chiaro: spesso e volentieri tali mezzi di comunicazione vengono utilizzati per esprimere la propria intolleranza e il proprio odio nei confronti delle tematiche e delle categorie più disparate.

Per il secondo anno di fila il Vox, l’Osservatorio italiano sui diritti, in collaborazione con le università di Milano, Bari e Sapienza di Roma ha preso in esame il flusso di twitter geolocalizzato, per poter mappare l’intolleranza degli italiani.

Tra le varie città della penisola Roma e Milano sono le due che odiano di più, infatti, solo nella capitale sono stati rilevati 20.755 tweet riferiti ai 6 gruppi presi in considerazione (donne, migranti, omosessuali, ebrei, islamici e diversamente abili). Gli insulti vengono digitati con estrema facilità sul web e termini come negri, terroni, puttane, culattoni, ritardati sono all’ordine del giorno. Non si fanno sconti a nessuno neppure al Papa.

Silvia Brena, giornalista, co-fondatrice di VOX spiega: «La mappatura di Milano e Roma ci consente di dare una finalità concreta al progetto. Il senso ultimo è infatti quello di consentire azioni efficaci di prevenzione sul territorio. Conoscere le zone dove l’intolleranza è più alta, e quali sono le sue diverse declinazioni, consente alle amministrazioni pubbliche di costruire progetti ad hoc, per esempio nelle scuole e nelle zone considerate più a rischio. Perché imparare ad usare le parole giuste, parole capaci di elaborare emozioni e non lanciate come mattoni addosso agli altri, apre al confronto e all’inclusione».

Tale mappa, ideata sull’esempio della Hate Mape della californiana Humboldt State University
è il chiaro esempio di come la forza e la viralità dei social può diventare un veicolo privilegiato di incitamento all’intolleranza e all’odio verso gruppi minoritari, specie in presenza di episodi di violenza.

Marilisa D’Amico, costituzionalista, co-fondatrice di Vox, afferma: «Le parole “d’odio” che abbiamo mappato, durante questi mesi di lavoro, sono veicolo di discriminazioni e stereotipi che ostacolano l’eguaglianza effettiva, come sancita dalla nostra Costituzione. Per questo, i risultati della Mappa dell’Intolleranza dovrebbero rappresentare un segnale chiaro per la politica e per le istituzioni: i diritti non si garantiscono solo sulla carta, ma è necessario agire sul contesto culturale con azioni concrete e di prevenzione».

Sono 2.659.879 tweet, rilevati tra agosto 2015 e febbraio 2016, analizzati considerando 76 termini sensibili. Tra questi, 112.630 sono stati i tweet negativi geolocalizzati. Un numero decisamente rilvenate, indice della sempre più diffusa cattiva educazione al mondo d’internet e dei social in genere, spesso “garantita” dall’anonimato della rete.

Sergio Mario Ottaiano

Sergio Mario Ottaiano

Sergio Mario Ottaiano, classe '93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Bassista, scout, autore di canzoni, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica e Cultora. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014.www.terredicampania.it Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014.

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