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“La febbre del sabato sera” compie quarant’anni e torna nelle sale

Avatar di Redazione Milano, in Cinema, del

Il 14 dicembre del 1977 usciva negli Stati Uniti Saturday Night Fiver – La febbre del sabato sera, un film che ha segnato l’immaginario di un’epoca. Chi non ricorda il completo bianco, i preparativi di fronte allo specchio, la mossa con il braccio alzato verso il cielo che consacrarono Travolta al successo e gli valsero una candidatura agli Oscar?

Ma il film viene ricordato soprattutto per la strabiliante colonna sonora che anticipò il film di una settimana, rivelandosi da subito un successo planetario. Composta prevalentemente dai Bee Gees, è ad oggi uno dei dieci album più venduti di tutti i tempi. Brani come Stayn’ Alive e How deep is your love rimasero in vetta alle classifiche per settimane e consacrarono la disco music come un genere trasversale. Il battage promozionale fu tale che questo film fu uno dei primi a dare vita ad un vero e proprio cross-media marketing, grazie al quale fu promosso per lungo tempo in moltissimi settori diversi, dal teatro alla moda. Questo ha fatto sì che ancora oggi le citazioni musicali ed estetiche di Fiver siano perfettamente riconoscibile anche da chi nel 1977 non era ancora nato. E per i millennials che se lo fossero perso, la Cineteca di Bologna, in occasione di questo quarantesimo anniversario, ne ripropone una visione restaurata per il Cinema Ritrovato in 4K da Paramount e dal regista John Badham.

Sembra infatti che uno degli intenti dei produttori di quegli anni fosse proprio di ottenere un successo mondiale per ampliare i confini della disco music che nei primi anni settanta trovava la propria popolarità soprattutto nel pubblico afro e italo-americano, oltre che latino. E ci riuscirono, perché la disco music da lì iniziò una stagione di successi internazionali, in reazione anche al dominio impegnato della musica rock e alla stigmatizzazione della musica da ballo da parte della controcultura.

Ma nel film, c’è molto altro. Fever è passato alla storia per le luci stroboscopiche e le mosse di ballo, ma in realtà racconta di guerra tra bande, razzismo, violenze sessuali. Non mancano la denuncia di una società urbana violenta e la descrizione della dura situazione dei giovani delle periferie. Il protagonista Tony Manero, infatti, è un italoamericano di diciannove anni che vive a Brooklyn, uno dei quartieri più difficili di New York. Lavora come commesso in un negozio di vernici e trova il proprio riscatto solo il sabato sera, sulla pista da ballo della discoteca 2001 Odyssey. L’idea della sceneggiatura nacque infatti proprio da un articolo di inchiesta, uscito un paio d’anni prima sul New Yorker Magazine, intitolato Tribal Rites Of The New Saturday Night (Riti tribali del nuovo sabato sera), in cui si raccontava proprio la cultura disco nella New York City della seconda metà degli anni settanta in contrapposizione alla vita mondana delle classi agiate di Manhattan. Quel mondo raffinato e ambizioso, nel film è incarnato dal personaggio di Stephanie Mangano, anche lei italoamericana che però, a differenza di Manero, fa il possibile per allontanarsi dalle violenze e dalla disperata povertà dei sobborghi.

E, sotto i lustrini, il film racconta quella realtà in modo a tratti così crudo che quando qualche mese dopo arrivò in Italia con il titolo La febbre del sabato sera, molte scene furono censurate e fu vietato ai minori di quattordici anni. Addirittura si modificò il cognome della protagonista, ritenuto troppo riconoscibile per un pubblico italiano. Ma Fever di contro fu anche criticato perché ritenuto troppo superficiale. Era un momento storico molto difficile, nel pieno degli anni di piombo: l’impegno civile era nettamente separato dall’intrattenimento e la leggerezza era una colpa. Iniziava però a farsi sentire quel bisogno di evasione che poi avrebbe caratterizzato gli anni ottanta. Così, non solo in Italia ma in tutto il mondo, la disco music, poi evoluta in dance, iniziò a farci ballare con spensieratezza per farci dimenticare, almeno il sabato sera, ciò che abbiamo intorno.

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Redazione Milano


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