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Io self-publisher vi spiego la mia scelta

Beatrice Tiberi di Beatrice Tiberi, in Blog, del

copertina nuova edizione

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La self-publisher è Barbara Risoli, autrice di romanzi storico-sentimentali. Valida autrice, mi permetto di aggiungere.

1 Hai detto che ami leggere self perché ti piace la scrittura in italiano corretto. Eppure vulgata vuole che i self publisher siano spesso dei semianalfabeti.

Rammento la mia affermazione in un commento su Facebook, un commento secco e breve che ovviamente necessita di qualche precisazione. Allora, ribadisco che amo leggere i selfers e ribadisco che in molti dei romanzi/racconti che ho scelto ho trovato un italiano corretto, piacevole e persino ricercato. Da un punto di vista trama, indubbiamente il selfers ha molto più da dire oggi, a esclusione di coloro che pubblicano con il mero scopo di essere scelti da una grande casa editrice e quindi devono per forza scadere nel banale e nel ripetitivo. La mia affermazione dunque, trova le sue radici in un semplice confronto: non trovo molte differenze da un testo presumibilmente editato da una casa editrice e un testo pubblicato self, ho la medesima possibilità di trovare il buono e il cattivo. Ritengo che oggi il livello case editrici/self sia perfettamente coincidente.

 

2 E’ parere comune che chi approda al self publishing lo faccia perché non viene preso in considerazione dall’editoria “vera”

Il self-pubblishing è nato come ultima spiaggia, è vero. Negarlo sarebbe da sciocchi. Con tutto il rispetto e con un filo di ironia, ‘cani e porci’ potevano pubblicare e dirsi scrittori. Tutto vero. Poi qualcosa è cambiato e il lettore forse non ha ancora colto questo profondo cambiamento. Non esiste più una selezione da parte delle case editrici definite vere, non c’è più meritocrazia culturale, c’è solo il business, la vendita, il passa parola (come viene chiamato per non usare altri epiteti) e quindi pubblicare self è diventato come sottoporre all’editore il proprio successo (il testo passa in secondo piano). Tuttavia, è forse giusto precisare una cosa: una casa editrice è un’azienda e un’azienda ha delle dinamiche fredde e precise che vogliono solo ed esclusivamente il profitto. Ovvio che anche le case editrici abbiamo colto nei self quella specie di rodaggio del romanzo che in condizioni normali richiederebbe un rischio imprenditoriale che così magicamente viene annullato. Il quarto fattore economico è stato sconfitto e per le case editrici è un successo, mentre per il lettore è una sconfitta qualitativa.

Detto questo, oggi un self e un ‘prescelto dagli dei’ hanno le stesse probabilità di essere validi o di essere una schifezza, si è raggiunto un livello paritario che forse è espressione di democrazia (per chi crede nella democrazia). Lo ripeto, lo so, perché ne sono fermamente convinta.

 

3 Tu hai iniziato con un editore, poi sei passata al self, vuoi spiegarci perché?

Al di là dei miei sogni infranti, l’esperienza con un editore non è stata poi così negativa per me. Con cognizione ho scelto poi di rendermi indipendente per una questione personale, nel senso che non avendo mercato nella mia zona di residenza, l’investimento da parte della casa editrice andava perduto. Posso affermare senza timore che il distacco è stato per colpa mia, ho dovuto puntare su un pubblico più vasto e il self nonché l’e-book me ne dava la possibilità, con qualche incursione persino all’estero. La mia scelta self è stata antecedente però alla presa di coscienza che il mondo dell’editoria è profondamente mutato in peggio. La partecipazione a un concorso che dava alte garanzie per via del nome dell’editore e poi i risultati finali e gli intrallazzi intermedi mi hanno aperto definitivamente gli occhi facendomi scegliere l’indipendenza assoluta perché se devo fallire, se devo vincere, se devo lavorare, a questo punto, lo faccio per me stessa e con le tutte le conseguenze del caso, positive e negative. Una casa editrice non mi offre nulla di più della pubblicazione self, perché rinunciarvi?

 

4 Come può un lettore stufo delle solite minestre riscaldate fornite dagli scaffali delle librerie di catena orientarsi nel sottobosco fittissimo del self publishing?

Se il lettore è ancorato al concetto di libro cartaceo, se ne faccia una ragione: troverà solo i grandi ‘riscrittor degli scrittori’ (parafrasando Foscolo), le cosiddette minestre riscaldate, ripetitive, fotocopie sbiadite di fotocopie distorte e via dicendo. Il trionfo pilotato dell’erotico ne è un esempio. Tutto il rispetto per il genere, dove mi sono cimentata anche io con pseudonimo e non lo rinnego, ma  lentamente la cultura è scivolata in qualcosa che un tempo veniva considerato di basso livello (e non era giusto) e vietato a un certo pubblico (oggi chiunque può leggere qualsiasi cosa senza controllo e selezione).

Se invece il lettore ha aperto il cuore alla tecnologia e-book, allora ha qualche possibilità di trovare qualcosa di nuovo che esca dalle imposizioni commerciali delle grandi case editrici. Bisogna cercare, certo, spulciare i cataloghi, le categorie, osservare quella piccola pubblicità dello sconosciuto che si offre, che si mostra e dare una possibilità.

 

5 Ti è mai stato detto che non hai pubblicato con vere CE perché la tua scrittura non ne era degna?

Sinceramente no. Credo che nessuno abbia mai avuto il coraggio di farlo perché la mia risposta (sempre in privato) sarebbe spietata, conti alla mano e nomi altisonanti sul piatto. Ognuno fa le sue scelte, nessuno ha il diritto di giudicare, l’unica cosa che il lettore deve fare è leggere e dire la sua. Il fattore commerciale è cosa del diretto interessato. Se non ti piaccio perché sono self, semplicemente non mi leggere. Attacchi e boicottaggi sono semplicemente dimostrazioni di inconscio timore, chi è indipendente ha sempre messo in discussione i grandi monopoli e questo da fastidio. È storico.

 

  1. Quanti romanzi hai pubblicato da self publisher?

Di romanzi ne ho pubblicati sei più qualche racconto. Una volta ripresi in mano tutti i miei diritti, li ho ripubblicati su Amazon (che ho scelto come piattaforma esclusiva) e ciò che di nuovo ho scritto l’ho pubblicato come self.

 

7 Che riscontri hai avuto in termini di gradimento e di vendite?

Ottimi riscontri. Non millanto le 10.000 copie in un mese perché cadrei nel ridicolo, ma posso ritenermi soddisfatta del riscontro ottenuto sia in termini di vendite (e quindi di guadagno), sia in termini di considerazione, commenti, piccolo successo personale. Purtroppo con la casa editrice tutto questo era più faticoso e meno probabile, ma ribadisco che la responsabilità era mia.

 

8 Le recensioni su Amazon spesso sono frutto di accordi, ripicche, scambi di favori, cortigianerie assortite. Tu ti fidi delle valutazioni degli acquirenti di Amazon?

La foresta di Sherwood dei commenti su Amazon è cosa nota e la trovo molto divertente. Spesso si viene accusati e si accusa facilmente di comprare, scambiare, rubare commenti e ci sono due correnti di pensiero: quella dell’esaltazione e quella al massacro. So che esistono vere e proprie organizzazioni dove si gioca al massacro, gruppi segreti e cose simili. Sinceramente non trovo la cosa tanto terribile se però restiamo su un livello ‘ludico’, se non si esagera nelle guerre perché dobbiamo sempre ricordare che esiste una vita vera e che esiste anche un’etica e una morale. I giudizi che leggo su Amazon non mi influenzano più di tanto, sono onesta, e se devo dirla tutta, sono più interessata a un libro massacrato dalla bordata di singole stelline, piuttosto che da uno esaltato a cinque stelle manco fosse un premio Nobel. Ma si sa… il negativo ha sempre interessato di più rispetto al positivo. Questo un autore non lo considera e teme il fallimento, ma pensateci bene: una polemica in un gruppo induce a conoscere la vittima molto più di una recensione meravigliosa. E datemi torto.

 

9 Ci fai tre nomi di autori self (con annessi titoli) che a tuo parere meriterebbero visibilità, classifiche e attenzione dei lettori? E ci spieghi anche i motivi?

No, non li faccio i nomi di autori self che ritengo meritevoli, non lo riterrei giusto. Non faccio pubblicità a uno a scapito dell’altro in un’intervista. Chi mi segue sa bene quali autori sostengo e i consigli letterari che mi permetto di dare hanno sempre un fondamento. Nessuno è meglio dell’altro, il lettore deve scoprilo: un tempo la casa editrice era garanzia di qualità, oggi abbiamo capito che non è così, purtroppo se è vero che lo scrittore deve farsi il mazzo per farsi conoscere, è anche vero che il lettore si vede costretto a farselo per conoscere. Ciò che posso dire è di cercare nel basso delle classiche, abitualmente chi sta nel fosso (come lo chiamo io per gozzaniana memoria) ha qualcosa in più da dire. Mero consiglio il mio.

 

10 Se una grande casa editrice si innamorasse di uno dei tuoi appassionanti romance storici e ti proponesse di rientrare nel circuito delle pubblicazioni con editore, editing, promozione e distribuzione, avresti il coraggio di dire di no?

Certo che avrei il coraggio di dire di no e questa mia dichiarazione mi getta addosso tutte le responsabilità del caso. Lo ridico se vuoi. Certo che rifiuterei tutto questo perché non è sempre oro ciò che luccica. Tuttavia, giusto precisare una cosuccia: se l’offerta mi apportasse un incasso mensile (variabile ma fisso e legato alle effettive vendite), mi mettesse nella condizione di non fare esattamente nulla per pubblicizzarmi e mi considerasse per quello che sarei (un lavoratore degno di rispetto) … forse potrei pensarci. Siccome so per certo che questo non potrà mai accadere, rifiuterei seccamente la proposta.

 

11 Consigliaci uno dei tuoi titoli e dicci anche il perché.

L’opportunità che mi viene offerta è succulenta. Consigliare un libro è sempre una chance interessante per un autore che fa tutto da solo. Allora, me la sento di consigliare quello che ritengo essere il mio romanzo più curato, riuscito, profondo, ma specialmente sentito. Parlo de LA STELLA D’ORO (Zolotaja Zvjezda), frutto di un grande dolore personale e della mia passione per la Storia anche semi-contemporanea. Parto dal Friuli della prima Guerra Mondiale e mi immergo nella Russia in fermento del 1917. Ricordo che io sono prima di tutto una autrice sentimentale, ovvio quindi che la Storia meticolosamente dettagliata sia la strada per una grande storia d’amore. Una curiosità, il protagonista occulto è proprio Lenin che ho voluto delineare studiandone la vita e il carattere. Tutto ciò che ho scritto su di lui è vero. Credo che questo romanzo abbia un’ambientazione azzardata per un sentimentale, ma io amo l’azzardo. E azzardato forse è il fatto che non scado mai nell’erotico, pur concedendomi scene d’amore intense. Ma per capire bisognerebbe leggermi e… posso invitare a farlo?

 

 

Vorrei rubare un altro piccolo spazietto per ringraziare. Avermi permesso di esporre il mio pensiero, per quanto secco e forse fastidioso possa essere, è una grande soddisfazione per me. E vorrei anche precisare una cosa importante: avere un’opinione differente dalla media, fare scelte che alcuni non approvano e vedere gente che persegue un sogno diverso dal mio non è mai motivo di diatriba o mancanza di stima. Ognuno fa delle scelte nella vita e le porta avanti, io rispetto chi è edito da casa editrice e apprezzo chi rispetta me perché sono ‘solo’ self. La scrittura deve essere gioia, felicità appagamento; nel momento in cui diviene tormento, dubbio e tensione… bisognerebbe riflettere sul senso che ha per chi la persegue. Io ci ho riflettuto e ho scelto di avere la mia felicità.

Beatrice Tiberi

 

 

Beatrice Tiberi

Beatrice Tiberi

Ho scritto di vip, di spettacolo, di cronaca. Adesso intervisto scrittori e scrivo di libri

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