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Street Clerks: “Abbiamo trovato il nostro sound facendo concerti live”

Federica Colantoni di Federica Colantoni, in Musica, del

street clerks

La musica è in continuo sviluppo. Lo sanno bene gli Street Clerks che, da quando hanno mosso i primi passi nel panorama musicale italiano hanno trovato il proprio sound. Un’esperienza nata dai live, dalla televisione e dal lavoro in studio, di cui ci parlano in quest’intervista ricordando i tempi di X Factor e i nuovi progetti a E poi c’è Cattelan.

Avete iniziato la carriera di musicisti reinterpretando brani degli anni ’50 e ’60. Quali vi hanno dato maggiori soddisfazioni, sia singolarmente che come gruppo?

Ognuno ha i suoi gusti, ma siamo tutti d’accordo sul fatto che più abbiamo stravolto e reso personali i brani, più la soddisfazione è stata maggiore, ed anche l’impatto sul pubblico. Tra le nostre cover preferite, che ci hanno anche aiutato a farci conoscere ci sono Hey Boy Hey Girl dei Chemical Brothers, Paranoid Android dei Radiohead e Hallelujah di L. Cohen completamente smembrate e riarrangiate!

In che misura questo percorso vi ha aiutati a trovare il vostro stile musicale?

Moltissimo! Fare concerti per tanti anni ti fa inevitabilmente capire cosa ti piace suonare di più, cosa ti riesce meglio e cosa è meglio evitare. Facendo molti live è stato tutto più immediato, perché la sensazione che hai durante i concerti è senz’altro quella giusta. Mentre passando molto tempo in sala prove il rischio è quello di fasciarsi la testa in ragionamenti che poi nella realtà si possono rivelare sbagliati. Bene la sala prove, ma è nel live che trovi le risposte.

Com’è stato passare dall’interpretare brani famosi al proporre al pubblico la vostra identità? Un salto nel buio o eravate convinti del vostro percorso?

Non abbiamo mai avuto dubbi che il nostro obiettivo fosse quello di scrivere canzoni. È la cosa che più ci dà soddisfazione, ci accompagna nella nostra crescita e passo dopo passo esprime quello che siamo. Si tratta di un percorso molto lungo, perché lunga è la vita, e la nostra scrittura cambia con noi. Abbiamo attraversato vari generi (rock’n’roll, pop, indie, folk) che hanno formato il nostro stile, ed adesso ci stiamo immergendo nei testi in maniera più matura, sperimentando e giocando con le parole. Speriamo davvero di poterlo fare per sempre.

Da X Factor a E poi c’è Cattelan, si può dire che stiate vivendo un periodo di grande visibilità. Entrambe esperienze importanti, ma molto diverse. In che modo lo sono state per voi, come singoli e come band?

X Factor è stato più che altro una breve tappa televisiva, bellissima ed intensa come esperienza, ma troppo breve per cambiarti o formarti dal punto di vista artistico, se non grazie a Paola Folli (vocal coach di XF, e voce femminile di Elio e le storie tese) che ci ha davvero fatto aprire gli occhi sulla voce e la vocalità. Mentre E poi c’è Cattelan, è un progetto a lungo termine grazie al quale siamo migliorati molto anche tecnicamente. Ci permette di conoscere continuamente personaggi importantissimi della musica e dello spettacolo, ed è uno show completamente in linea con i nostri gusti, col nostro umorismo, e ci dà la possibilità di giocare con la musica, cosa che amiamo fare da sempre. Lavorare con Ale Cattelan poi è molto facile, perché ci tiene ad avere prima di tutto un rapporto di amicizia con noi, perciò le “tensioni” televisive si sciolgono, e possiamo pensare solamente a divertirci!

Nel 2015 avete prodotto Fuori, il vostro primo album. Per un musicista è sempre un grande traguardo. Qual è il concetto alla base del disco? E quanto è lontano o vicino a Vitamina, il nuovo singolo?

Fuori lo abbiamo scritto in un periodo di grande cambiamento, sia per la nostra età, sia per quello che ci stava succedendo intorno come band, perciò è un disco che consideriamo molto “intenso”. Volevamo fare un disco solare ma anche riflessivo, con suoni molto semplici, acustici, intimi.
Ne La Vitamina già c’è una componente di “ironia” molto più marcata, caratteristica che ci ha da sempre contraddistinto ma è anche più “elettrica” ed esce un po’ dal concetto di suono “acustico e vintage” nel quale ci eravamo confinati. Perciò siamo ripartiti dall’ironia e dalla chitarra elettrica, per sfociare in qualcosa di nuovo…una specie di Ritorno al futuro.

Progetti futuri?

Il disco nuovo è quasi pronto. Stiamo scrivendo a fiume e a settembre entreremo in studio, per fare uscire l’album intorno a Natale. Mi raccomando non perdetevelo!

Federica Colantoni

Federica Colantoni

Federica Colantoni nasce a Milano nel 1989. Laureata in Sociologia all’Università Cattolica nel 2013, pochi mesi dopo inizia il percorso di formazione in ambito editoriale frequentando due corsi di editing. Da dicembre 2014 collabora con la rivista online Cultora della quale diventa caporedattrice. Parallelamente pubblica un articolo per il quotidiano online 2duerighe e due recensioni per la rivista bimestrale di cultura e costume La stanza di Virginia.

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