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Intervista a Sheila McKinnon: i volti delle bambine invisibili

Tribuna Italia di Tribuna Italia, in Blog, del

sheila mckinnon,

Dopo aver incantato la Capitale al museo di Roma in Trastevere lo scorso giugno, la mostra fotografica di Sheila McKinnon Born Invisible tornerà ad Aprile presso il Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights di Firenze.

Born Invisible è la mostra sul silenzio femminile e, più precisamente, sull’invisibilità delle giovani donne del Sud del mondo, vendute come schiave o spose bambine. Private dell’infanzia, dell’educazione o, peggio, dei propri diritti di essere umani, sono immortalate dallo scatto di una donna occidentale che vuole dare voce ai loro volti. Un filo invisibile lega, dunque, la donna antica da quella contemporanea in alcune realtà del mondo, attraverso una linea di silenzio che le vuole ancora afone.

India

India

Sheila, lei è canadese e sappiamo quanto oltreoceano sia forte la questione femminile grazie agli Women’s e Gender Studies. Cosa vuol dire proporre questa mostra in un paese “lento” come l’Italia?

Le italiane sono molto curiose e interessate alla mostra sulle bambine invisibili proprio perché qui se ne parla poco. L’Italia, nonostante la sua lentezza, sta avanti rispetto a molti altri paesi del Sud del mondo, pur restando dietro ad altri paesi europei, come quelli scandinavi. Chiaramente questo è un paese storicamente maschilista e quindi molti uomini di oggi, sopra i quarant’anni, non considerano il pensiero femminile. In Italia le leggi ci sono, il problema è la mentalità, anche femminile spesso: molte donne credono che per imporsi nella società debbano concedersi sessualmente. Questo ha rafforzato i pregiudizi maschili.

Sierra Leone

Sierra Leone

Lei oltre ad essere una fotografa è anche una giornalista. Crede che la fotografia e, dunque, l’arte visiva, possa lanciare messaggi più immediati della “penna”?

Servono tutte e due le cose, anche se l’immagine colpisce molto bene: una scolaresca di ragazzi stranieri è rimasta molto stupita dalla mostra nell’esposizione a Trastevere. Non credevano che queste cose potessero succedere nel loro paese (Africa, Bangladesh ecc.). Una foto che li ha particolarmente colpiti è quella della dodicenne che ha appena partorito. Io ho viaggiato vent’anni e mi stupiva la loro meraviglia. La penna serve per spiegare foto che spesso ci lasciano perplessi per nostra ignoranza… serve per spiegare che un uomo di cinquant’anni accanto ad una bambina è il marito, non il padre della stessa.

Nepal

Nepal

Si avvicina l’8 marzo, una festa che divide le italiane tra estimatrici e non. Lei che ne pensa?

Ho cambiato spesso umore nei confronti della festa. Oggi credo si possa utilizzare questo giorno per denunciare le ingiustizie. Se le donne si scambiano la mimosa è un bellissimo gesto. Madeleine Albright ad una conferenza negli Stati Uniti ha risposto ad una donna che si è dichiarata stanca di sentir parlare dei diritti femminili che “Per tutte le donne che non aiutano le altre donne c’è un posto molto particolare all’inferno!” Anche agli Oscar è stata denunciata la mancanza di diritti da un’attrice famosa quindi il problema persiste persino in un paese sviluppato come l’America… se la festa potesse servire a denunciare questo, sarebbe una cosa buona.

Vietnam blue girl

La parola invisible descrive perfettamente la persistenza del silenzio femminile nei secoli. Lei la usa per le donne più sfortunate,  ma quando una donna occidentale si sente invisibile?

Noi possiamo scegliere di essere invisibili o visibili, loro non hanno voce. Nessuno dovrebbe essere invisibile e queste adolescenti rappresentano la mancanza di diritti umani. “Born” si riferisce alle giovani ed è quello il momento di intervenire nella vita di una donna per salvarla. In Sudan, ad esempio, si tenta di insegnare che le donne possono lavorare e procurare molte mucche per aiutare la famiglia, piuttosto che essere vendute per una sola mucca. È la mentalità che deve cambiare!

Alessia Pizzi

Tribuna Italia

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