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“Il perturbante” di Giuseppe Imbrogno alla fiera di Modena

di Redazione Milano, in Libri, del

Alla fiera della piccola e media editoria di Modena si possono conoscere autori esordienti o scrittori già editi, che presentano un nuovo libro. Per entrambe le categorie questa è l’occasione giusta per farsi conoscere e apprezzare dai visitatori, che magari si fermeranno proprio al loro stand per chiacchierare o per sfogliare il loro romanzo, ascoltando la loro presentazione. Ma anche altri autori sono stati invitati a questo evento, autori come Giuseppe Imbrogno, che è già noto al grande pubblico per aver partecipato al Premio Calvino nel 2016 con “Il perturbanteedizione Autori Riuniti. Nella Sala Consorzio di Modena ha parlato del romanzo per il quale ha ottenuto la menzione speciale dalla giuria e grazie al quale è arrivato finalista al più importante premio letterario per scrittori esordienti. Nonostante siano passati alcuni anni, è evidente che un buon romanzo non finisca mai di comunicare con noi e di farci riflettere, ed è soprattutto alla luce di quanto accaduto in questi giorni che il dibattito può essere preso nuovamente in considerazione.

Infatti sono passati pochi giorni dallo scandalo di Cambridge Analyitica, che ci ha fatto aprire gli occhi su cosa succeda veramente ai dati che inseriamo quotidianamente sui social network. Non si parla solo di caricare foto o dettagli sulla nostra vita privata, ma persino ogni volta che clicchiamo “like” su un post o che lo condividiamo stiamo fornendo informazioni che non sappiamo come verranno utilizzate. Il romanzo di Giuseppe Imbrogno risulta molto attuale in questo clima di preoccupazione, in quanto il lavoro del protagonista consiste proprio nella catalogazione di dati personali.

In uno scenario che sembra ispirato a un episodio della serie tv “Black Mirror” e che non è troppo lontano dalla nostra realtà, Lorenzo è un analista che si occupa di raccogliere e decodificare dati personali sulla vita di sconosciuti per conto di un’azienda. Nessuno viene escluso da questo sistema di catalogazione e nulla può rimanere privato. Interessi, professione e relazioni, niente sfugge alla sua attenzione, e tutti insieme formano un unico flusso di informazioni costante, che non cambia mai e che non riesce ad appassionarlo. Del resto, il suo lavoro non consiste nell’approfondire i dati che desume, ma solo catalogarli, e l’analista, che si definisce anaffettivo e incapace di instaurare un legame con gli altri, è soddisfatto così. Un giorno però prende una decisione che gli cambierà la vita: sceglie infatti di concentrarsi su un soggetto in particolare e di approfondire i dati che lo riguardano, invece di lasciare che si perdano nel flusso continuo di informazioni, con l’obiettivo di arrivare a conoscerlo realmente. La scelta cade del tutto casualmente su Sergio, un uomo con cui non ha alcun legame, che diventa il bersaglio del suo interesse. Da questo momento tutte le certezze della vita di Lorenzo vengono stravolte e si ritrova ad affrontare nuove situazioni, che cambieranno anche il suo modo di osservare le vite umane.

Il tema del controllo da parte delle tecnologie è il principale cardine intorno al quale si svolge la trama del romanzo. L’autore rivela di aver voluto scrivere su questo argomento proprio per affrontarlo dal punto di vista dell’individuo. Non è il primo tentativo di questo genere nell’ambito della narrazione, ma citando come esempio “The Circle”, un film uscito nel 2017, Imbrogno ha fatto notare come si tenda quasi sempre a rappresentare il controllo sulle persone come l’azione di una società, mentre secondo lui è necessario comprendere che anche i singoli individui sono in grado di “spiarsi” a vicenda. Dopotutto, è quello che facciamo ogni giorno sui social, quando seguiamo i profili privati dei nostri conoscenti e siamo interessati a informarci sulla loro vita. Forse è questo il motivo per cui Lorenzo, il protagonista che l’autore ha definito “antieroe” anaffettivo, attira le nostre simpatie in un modo che lo stesso Imbrogno non poteva immaginare.

Un altro dei temi principali del romanzo, che l’autore ha sottolineato durante l’incontro, è la consapevolezza; quest’ultima è una capacità che il protagonista sente di possedere e che secondo Imbrogno è essenziale se vogliamo utilizzare i social. È impensabile, ormai, immaginare non solo un futuro, ma anche un presente privi di essi, e infatti il messaggio che il romanzo vuole trasmettere non è quello di rifiutare completamente la tecnologia. Quello che è davvero importante è mantenere la consapevolezza che ciò che noi usiamo ogni giorno per intrufolarci nelle vite degli altri, per comunicare o per mostrare al mondo un aspetto della nostra vita possa essere usato anche per osservarci. Con questo romanzo Imbrogno non ha voluto esprimere un’opinione contro la presenza della tecnologia nelle nostre vite, che anzi secondo lui può essere funzionale, ma non dobbiamo mai smettere di interrogarci sull’uso che ne facciamo.

Invece noi quanto siamo consapevoli quando apriamo il nostro profilo Facebook o Twitter? A questa domanda l’autore risponde in maniera esaustiva. Spiega che oggi la realtà è molto dissonante, perché sulla stessa via di una qualsiasi città è possibile vedere una Ferrari parcheggiata accanto al marciapiede, e a pochi passi di distanza potrebbe esserci un senzatetto che chiede l’elemosina. Se questa è la vita autentica, è quasi comprensibile che sia più piacevole e facile rifugiarsi in una bolla che creiamo a sua immagine e somiglianza, ma che rimane più bella e appagante rispetto a quella che viviamo in realtà. Più dati immettiamo, più realistica risulterà la nostra bolla. La caratteristica dei social è che per provare piacere durante il loro uso, dobbiamo riuscire a dimenticare che si tratta solo di finzione, dobbiamo trovare un modo per illuderci. È questo il grave errore che modifica la parola “uso” in “abuso”: dovremmo sempre essere consapevoli che sono solo piattaforme in cui ognuno mette in scena la propria realtà ideale, e che a volte possono portare a vere e proprie forme di patologie, come quella che porta a continuare a spiare gli altri nella convinzione che abbiano vite migliori della nostra.

Il titolo del romanzo introduce una nuova considerazione sull’utilizzo dei social. Ma ciò che prima di tutto nello svolgimento della trama risulta perturbante è che per quanto tutti i personaggi si mostrino in cerca dell’autenticità, quando riescono a raggiungerla si sentono scossi e sono costretti a mutare le proprie posizioni, e questo riguarda tutti, non solo il protagonista.

Il perturbante, secondo la definizione di Freud, è il sentimento che deriva dal vedere qualcosa di simile a noi stessi, ma non completamente identico. È una sensazione che ci atterrisce e che ci preoccupa, e il fatto che il romanzo sia intitolato proprio così ci fa riflettere sul tipo di messaggio che vuole comunicare. Imbrogno continua citando un fatto come esempio, spiegando infatti che c’è un motivo se sono state bloccate le produzioni di robot antropomorfi; le sembianze quasi umane intimorivano i potenziali acquirenti, di conseguenza per non sconvolgere il pubblico si sono scelti altri soggetti. Per questo, secondo Giuseppe Imbrogno, l’unico motivo che ci spingerà a cancellarci dai social network sarà la mancanza di questo distacco dalla realtà, che è fondamentale. Quando lo scarto tra ciò che è autentico e ciò che è virtuale sarà ridotto al minimo o addirittura cancellato, allora la gente tenderà a ritirarsi dal mondo online.

Anche nel corso del romanzo si scopre che è proprio questa distanza a garantire l’autenticità della vita: per quanto infatti Lorenzo possa accumulare informazioni su Sergio, ci sarà sempre qualcosa di inafferrabile per lui che è solo un osservatore, ed è proprio questo che ci restituisce la speranza di una realtà che può essere vissuta pienamente.

 

Federica Ponti

Redazione Milano


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