• 21/06 @ 14:54, @SopravviviMi @MediasetTgcom24 @laurabusn Grazie mille!
  • 21/06 @ 14:54, RT @SopravviviMi: I consigli del libraio di Giugno! Su Letti a Letto @MediasetTgcom24 @laurabusn della Libreria Cultora di #Milano @culto…
  • 09/03 @ 15:51, La direzione di #HistoricaEdizioni saluta dal proprio stand un tempo nuovo, un #tempodilibri e di #cultura. In fot… https://t.co/JzpN8XKnCN
  • 09/03 @ 14:02, Oggi c’è aria di #ribellione a #tempodilibri. https://t.co/XZYA5tEy1E #Copertina a cura di Giulia Capitani… https://t.co/4f2XDrOzQp
  • 09/03 @ 11:57, Perché esiste #gendergap nel mondo della scrittura? A #tempodilibri, l’incontro “Leggere è femminile, scrivere è m… https://t.co/vWprmOGtSI
  • 08/03 @ 18:09, #8marzo, #tempodilibri ma anche tempo di #donne. Marta Meli, giornalista SkyTg24, apre il confronto su donne e scie… https://t.co/9QWlTubM97

Il genere letterario “WildWorld”: fatti di cronaca e distopia

Avatar di Redazione Milano, in Libri, del

Casa Base Milano, l’autore de “La notte dei ragni d’oleandro”, Mario Bramè, l’editore di Transeuropa Giulio Milani, e il giovane critico letterario Lorenzo Marchese propongono una riflessione sulle poetiche dei cosiddetti “nuovi realismi” e sul nuovo genere letterario lanciato da Transeuropa con la “Wildworld”: il fatto di cronaca con dentro una distopia.

Milani apre l’incontro proponendo una riflessione sul fatto che la realtà, per essere raccontata, deve essere necessariamente manipolata, la manipolazione assume però valenza positiva poiché intesa come un atto di traduzione da fatto oggettivo a linguaggio. Alla manipolazione contrappone invece l’interpretazione, che presuppone la non obbiettività e che conduce alla missinterpretazione. Da qui l’importanza fondamentale di chi traspone un fatto sulla carta, sia esso giornalista, governo o scrittore.

Anche gli scrittori della collana “Wildworld” traspongono su carta un fatto reale di cronaca, che ha colpito  la coscienza collettiva, masi pongono l’obbiettivo di sovvertirlo aggiungendovi una distopia: un qualcosa che in realtà non è accaduto ma che favorisce la possibilità dell’autore di prendere parola sul tema narrato. Non riportano la vicenda come è realmente accaduta, ma utilizzano, per raccontarcela, elementi del registro letterario quali il paradosso, il sovrannaturale, l’assurdo e chi legge ha comunque l’impressione di aver a che fare con una narrazione totalmente autentica.

Accanto alla realtà possibile ritroviamo, nel nuovo genere letterario proposto da Transeuropa, anche l’io possibile, l’autofiction. L’autore scrive un testo apparentemente biografico, segnato dalla coincidenza onomastica, ma allo stesso tempo costringe il lettore attraverso “spie testuali” a rendersi conto che ciò che sta leggendo non corrisponde a realtà. Il lettore rimane dunque sempre legato al romanzo da un filo tensivo e diventa esso stesso protagonista, è fortemente parte attiva perché coinvolto, ad ogni pagina, nel capire dove c’è traduzione e dove c’è distopia.

Ed è in questo scenario estremamente reale ma non realistico che l’autore lascia il suo messaggio, la sua interpretazione del fatto di cronaca diventa denuncia di una realtà sociale. E secondo i dettami della WildWord, Mario Bramè ha scritto “La notte dei ragni di oleandro”, capofila dell’antologia letteraria che vedrà succedersi altre pubblicazioni di genere per tutto il 2018.

Di reale abbiamo il fatto di cronaca narrato: la strage del Bataclan avvenuta a Parigi il 13 novembre del 2015; ma la realtà dei fatti è stata stravolta.  L’ora della strage è posticipata, nel romanzo non avviene nelle prime ore della notte ma all’alba.  Lo status sociale degli attentatori non corrisponde al vero: se nella realtà sono gli emarginati dalla Parigi razzista, dei senza speranza, nel libro sono ragazzi colti, che hanno una realtà sociale. Il libro che li guida verso la strage, e che giustifica il loro atto, non è il Corano ma l’opera di Schopenhauer Il mondo come volontà e rappresentazione.

Troviamo l’auto finzione: il protagonista si chiama Mario, come l’autore, è musicista, anche l’autore lo è e nel corso della vicenda si sposerà ed avrà due figli, realtà e finzione qui coincidono. Ma Mario Baumè non è il Mario del suo romanzo, non è mai stato al Bataclan e non ha mai partecipato agli eventi di quella notte.

Ma ecco che l’autore attraverso la distopia ci comunica il suo messaggio, ovvero la presenza ingombrante, nella nostra società, di un grande vuoto esistenziale: il vuoto umano. È per colmare un vuoto esistenziale che Mohammed decide di trasformarsi in un terrorista. Il terrorista non è il mostro o altro dall’essere umano, ma solamente un altro essere umano. L’altro diventa l’io stesso.

Elena Ruffato

Avatar

Redazione Milano


Cultora © 2019, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy