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Il curriculum del lettore, racconta la tua vita attraverso i libri

Federica Colantoni di Federica Colantoni, in Letteratura, del

curriculum del lettore

Ciò che è immediatamente percepibile nelle comunità dei lettori sul web, ma anche nella vita, è il forte desiderio di condividere le proprie esperienze. Conoscere il romanzo che li ha iniziati all’amore e al sesso; il saggio che li ha portati a comprendere, per la prima volta, il dono della vita e la disperazione della morte; il racconto che li ha condotti nel mondo del fantastico e dell’immaginario…

La lettura non è statica come non lo sono le persone che amano immergersi in un libro”, scrive Rita Fortunato sul suo blog Parole Ombra. La blogger, poco più di un mese fa, ha lanciato l’hashtag #CurriculumDelLettore, il cui obiettivo, come spiega nel suo blog, è quello di creare “qualcosa di tangibile, concreto. Non solo una lista infinita di titoli dalla quale attingere per formare il proprio gusto letterario, ma anche un modo di conoscersi, di interagire, di leggere”.
Il curriculum è uno strumento un po’ impersonale che utilizziamo per elencare le nostre esperienze e per dimostrare a qualcun altro che abbiamo determinate competenze che ci rendono “adeguati”. Rita prende e stravolge questo concetto: “Perché ho scelto di associare una forma scritta, appartenente al mercato del lavoro, con la pratica della lettura? Perché nessuno lo legge. Viene impilato in qualche cassetto e, quando diventano troppi, passano nel cestino o nel trita documenti. Senza essere letti. Al massimo colpiscono l’attenzione al momento della consegna. Quelli sono più fortunati, se sono originali, forse, vengono ricordati. Le persone dimenticano le persone, i libri letti però non si dimenticano. Per questo è nato il #CurriculumDelLettore, per ricordare che siamo persone e che cambiamo in continuazione.

In prima linea a fiancheggiarla nella sua iniziativa gli amici blogger, che hanno redatto il proprio curriculum del lettore raccontando (e non elencando!) le letture che li hanno accompagnati durante i periodi più significativi della loro vita.

Mai come adesso l’immagine del lettore chiuso in se stesso mentre legge in una biblioteca asettica o in una stanza buia, felice solo in compagnia di qualche pagina, è stata così priva di fondamento. La lettura è un’azione solitaria, è vero; ma se esiste la “letteratura”, se le leggende di Re Artù e di molti altri sono arrivate fino a noi è perché l’uomo, fin da quando ha messo piede sulla Terra, non ha resistito all’impulso di raccontare le storie, reali o fittizie, proprie o altrui.
Quindi partecipiamo numerosi, raccontiamo a Rita e agli altri il nostro curriculum del lettore, e magari scopriremo cose nuove sul nostro modo di scegliere e leggere un libro che fino ad ora abbiamo dato per scontate…

Il mio curriculum del lettore

Ho iniziato ad amare la lettura piuttosto tardi, direi al liceo, ma da bambina avevo una certa predilezione per i libri di Gianni Rodari: leggevo e rileggevo a ruota le sue Favole al telefono e mi piacevano da morire perché le potevo leggere come più mi piaceva, senza un ordine particolare. Ero affascinata dal fatto che il libro fosse vecchio, probabilmente i miei lo comprarono anni prima per mia sorella, e ancora adesso questa fissa per i libri vecchi mi è rimasta.

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è stato uno dei compiti estivi delle medie; mi ha iniziata al gotico e ai classici. L’horror ottocentesco ha sempre avuto un certo fascino per me, complice forse l’ambientazione noir e decadente della Londra vittoriana. Il passo successivo l’ho compiuto con Dracula.

Da adolescente ho iniziato a scegliere i libri secondo mio gusto. Harry Potter mi ha accompagnata fin dalle elementari, ma ha segnato una volta per tutte la mia passione per il fantasy che ho approfondito con la Trilogia degli elfi scuri di R.A. Salvatore − ero segretamente (ma non troppo) e irrazionalmente innamorata del protagonista − e qualche anno più tardi con Lo Hobbit e altri libri che non vale la pena menzionare. È un genere che ho accantonato da tempo, ma è quello da cui torno sempre quando voglio tornare alle origini.

Avvicinandomi alla maturità sono entrata in fissa con i libri di una psicologa americana, Torey Hayden: romanzi, come Una bambina o Il gatto meccanico, che raccontavano la sua esperienza con bambini difficili, mi hanno portata al test di ingresso per la facoltà di psicologia, che fortunatamente non superai.

In un milione di piccoli pezzi di James Fray mi ha fatto conoscere lo stream of consciousness, visto che all’Ulisse non mi ci sono mai avvicinata nemmeno per sbaglio.

Ma il liceo è stato anche un periodo di profondo odio per tutto ciò che era lettura obbligata. Libri meravigliosi come Il barone rampante o Il fu Mattia Pascal li ho affrontati all’università, libera da costrizioni. Ed è in questo periodo che ho conosciuto Jane Austen. Mi chiedevo cosa portasse le persone a nutrire una passione morbosa per le sue eroine, e allora armata di tigna mi sono letta tutta l’opera in ordine di pubblicazione, ritrovandomi completamente in Persuasione. Ed è stata la mia rovina, perché da allora sono alla ricerca di un libro che mi faccia provare ancora quel brivido lungo la schiena di cui parlava Nabokov, percepito solo pochi mesi fa con Il buio oltre la siepe.

Molti sono i libri che non ho citato, ad esempio i saggi che mi hanno portata a voler fare questo lavoro… ma servirebbe un altro curriculum, e ormai ho finito lo spazio. Ma invito tutti i lettori a leggere i curricula dei lettori finora raccolti nel blog di Rita e soprattutto a raccontarle il vostro, lei vi aspetta su Parole Ombra.

Federica Colantoni

Federica Colantoni

Federica Colantoni nasce a Milano nel 1989. Laureata in Sociologia all’Università Cattolica nel 2013, pochi mesi dopo inizia il percorso di formazione in ambito editoriale frequentando due corsi di editing. Da dicembre 2014 collabora con la rivista online Cultora della quale diventa caporedattrice. Parallelamente pubblica un articolo per il quotidiano online 2duerighe e due recensioni per la rivista bimestrale di cultura e costume La stanza di Virginia.

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