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“Il coraggio delle madri”, un libro di Marco Proietti Mancini

Redazione di Redazione, in Letteratura, Libri, del

Perché Marco Proietti Mancini è un autore antimoderno?
Probabilmente per il doppio cognome: come pronunciare Proietti Mancini senza che venga in mente Mastai Ferretti, Pio IX, eletto papa nel 1846?
Oppure per la fisiognomica: occhi vispi sopra una barba che lo rende tanto simile a Camillo Benso Conte di Cavour, e anche qui siamo a fine 800.
Forse per i titoli dei suoi libri: Da parte di padre, Roma per sempre, Gli anni belli, Oltre gli occhi, Il coraggio delle madri. Mai un titolo moderno, che so, Cinquanta sfumature di Roma oppure Hungry Games la fiatella di Bittuccio.
Ma anche per la trama: Il coraggio delle madri, ultimo di una trilogia cominciata con Da parte di padre e proseguita con Gli anni belli, poggia su alcuni episodi chiave dell’avventura italiana della II Guerra Mondiale: la disfatta dell’esercito italiano in Nord Africa nel 1942, il bombardamento di Roma nel 1943 e la liberazione nel 1944, la fine del conflitto nel 1945. I protagonisti che l’attraversano sono Benedetto Properzi ed Elena, giovani sposi nel quartiere popolare di San Lorenzo, divisi dalla guerra.
La storia comincia sulla terrazza dove Elena rubò al futuro marito il primo bacio, nell’istante in cui Benedetto sta tirando le somme della sua vita. Ha ricevuto la lettera di mobilitazione dell’Esercito e tra tre giorni dovrà presentarsi per conoscere la destinazione. Qui l’autore mette subito in campo tutta la sua riconosciuta capacità di descrivere i “sentimenti belli”, quelli che fanno commuovere persino gli orchi, quasi arance a cui togliere la buccia per poi arrivare al succo, alla sostanza essenziale che dovrebbe legare i destini degli uomini.
La destinazione è l’inferno di El Qattara, dove il Sergente Maggiore Properzi si scontrerà con la guerra e il fanatismo che ne regge la veste. Benedetto non ha alcun dubbio da che parte stare: la guerra non riguarda il popolo. E tra le accorate parole di Marco Proietti Mancini si intravede una critica nemmeno tanto velata al mondo di oggi, dove gli impiegati e gli operai – facendo le debite proporzioni – sono solo carne da macello in un mondo di multinazionali o di furbetti.
Nel frattempo, Benedetto viene fatto prigioniero dagli Inglesi ed Elena combatte la sua guerra sul fronte interno. Perché non scrivi, come stai, dove sei, questo il suo “rosario infinito”, questa la preghiera laica che Elena ripete ossessivamente, come se interrompendola Benedetto non dovesse tornare più. Ma l’arrivo di un carabiniere con il dispaccio della prigionia scioglie il grumo dell’assenza, ed Elena e tutte le donne della famiglia finalmente possono liberare le lacrime nascoste e unirsi in un abbraccio che diventa un quadro dal sapore antico, quindi antimoderno. Come antimoderni sono altri quadri dal sapore caravaggesco, quando ad esempio, più avanti, una porta aperta da Elena scioglie una luce laterale che illumina un momento tenerissimo e privato che Marco Proietti Mancini dipinge con un’impostazione classica di cui è assolutamente consapevole e che onora in ogni suo scritto.
Arrivano poi le bombe a Roma. A Roma che non verrà mai bombardata, come aveva detto Mussolini, e poi a Subiaco, rifugio dell’anima violentato anch’esso senza pietà. La vita comunque continua e la famiglia si ricompone, ma Benedetto continua la sua guerra personale, quella contro la disonestà, contro la nostalgia dell’impero, contro le raccomandazioni.
Seguono altre storie, altre pagine dense, perché Il coraggio delle madri è un libro generoso e ricco di sentimenti, perché sono i sentimenti che muovono la storia. E Marco Proietti Mancini scava sotto la superficie dei sentimenti comuni per cercare, con coraggio, la strada da percorrere: la strada che pone al centro l’Uomo, la strada che passa dritta dal cuore. Quella che ha il polo magnetico nella persona, e che la bussola del tempo dovrebbe indicare come direzione.
Per questo Marco Proietti Mancini è un autore moderno. E per questo posso dire che c’è qualcosa di antico oggi nel sole, anzi di nuovo.

Aurelio Raiola

Redazione

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